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PERCHÉ IO 16ENNE DICO ‘NO’ AL VOTO AI MIEI COETANEI

Ne avevo parlato fugacemente ma comunque soddisfacentemente in un post Facebook sulla mia pagina personale ma dato che il tema sembra essere stato preso non poco seriamente ho deciso di parlarne con più calma in questo articolo in cui vi spiegherò il perché sono contro la possibilità di voto ai 16enni. Forse sbaglio ma amo troppo la Costituzione che sono restio a cambiarne qualcosa anche quando condivisibile e importante, figuriamoci quando si parla del nulla. Si è parlato meno della nota di aggiornamento al Def che della proposta di dare il voto ai 16enni e straordinariamente mai i partiti sono andati più d’accordo. A parlarne per primo, o meglio a rilanciarne l’idea, è stato l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta in una intervista su Repubblica in cui afferma che è un “modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo, ‘vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi’ “. Ecco, da giovane sceso in piazza preferirei piuttosto che si prendesse sul serio quanto detto il 27 settembre che occuparsi di qualcosa che noi non vi abbiamo nemmeno chiesto e che forse vi chiederemo solo quando sarà il momento giusto.

Quel 27% di astenuti il 4 marzo o il 45,5% delle europee non lo recupererete allargando il bacino elettorale….curereste mai un ferito d’arma da fuoco con un cerotto? No? E allora perché lo state facendo? Senza contare che abbandonare queste persone al “non voto” per poi cercare di sostituirle con altre mostra solamente un menefreghismo che dà ragione alla signora che ha perso fiducia perché a suo dire non vi importa di lei o della gente.

Perché fare finta che i 16 ed i 18 siano uguali ai 40 ed i 42? Siete stati ragazzi anche voi e sapete bene cosa significhino due anni quando parliamo di giovani: quanto si possa maturare in quei 24 mesi e quanti altri tipi di problemi abbia un 16enne rispetto a un 18enne.

Ed è così perché l’intero sistema Paese è costruito in questo modo! Prendi la patente dalla maggiore età, la tua firma acquisisce valore alla maggiore età, compi gli atti di straordinaria amministrazione dalla maggiore età, finisci le superiori dalla maggiore età ma poi voti a 16? Acquisiamo la capacità d’agire con il compimento dei 18 anni perché il legislatore ha voluto così tutelarci ma ora ci dite che a 16 possiamo concorrere al futuro di un intero Paese? Ci state dicendo che abbiamo tante limitazioni per motivi legati alla nostra sicurezza ma poi ci concedete la possibilità di partecipare alle scelte che riguardano 60 milioni di persone? Concedendo semplicemente il diritto di voto senza però cambiare il resto (tutto) fate le cose a metà e per di più sostanzialmente per nulla.

Dandoci il voto non ci avvicinerete alla politica più ti quanto non lo sia un cinquantenne che condivide il video del politico di turno per poi sconfessarlo due anni dopo per qualcuno divenuto più in voga. Non abbiamo bisogno di dati ISTAT per parlare di giovani disinteressati al mondo della politica: è un problema che sappiamo tutti e che sicuramente non si risolve così. In alcuni casi non si ha bisogno di legiferare per risolvere un problema e questo è uno di quei casi! Quello che bisogna fare deve partire da più in basso, deve partire dai partiti. Nel 2019 i partiti non sono radicati sul territorio e non offrono luoghi di incontro e confronto (salvo qualche eccezione in qualche grande città). Solo sul territorio si può cambiare questa situazione di disinteresse! Ad oggi, però, i partiti non solo non attraggono giovani, ma anzi finiscono per allontanarli.

Finisco specificando che ovviamente riconosco l’esistenza di 16enni svegli e preparati che di politica ne sanno più dello zio. Non si guardi però all’eccezione… di gente che vota a caso ne abbiamo già tanta, non vedo perché aumentarla ulteriormente.