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USA, ESPLODONO TOMBE NATIVI AMERICANI PER FARE POSTO AL MURO DI TRUMP

Arizona, USA, sono iniziate le esplosioni controllate presso “Monument Hill”, luogo sacro per i nativi americani, che si trova in una riserva naturale riconosciuta dall’Unesco. Qui sono anche seppelliti i corpi dei guerrieri Apache morti in battaglia.

Le esplosioni sono finalizzate a far posto al muro con il confine messicano: motivo per il quale Trump ha potuto ricorrere a motivazioni di sicurezza nazionale.

Immagine di Open.online

TRUMP: MENO LIMITI EMISSIONI PER LA CALIFORNIA

Dal 1970 la California ha l’autonomia nello stabilire limiti alle emissioni dei veicoli ma ciò sta in questi giorni venendo messo in dubbio dal Presidente Trump che ha intenzione di rimuovere tale autonomia e conseguenti limiti. Mentre quindi il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres parla di sfida che si sta perdendo per combattere il cambiamento climatico, Trump vuole tagliare sui limiti delle emissioni perché a suo dire così si possono “produrre auto molto meno costose per il consumatore e allo stesso tempo rendere le auto sostanzialmente più sicure”.

TRUMP: STRAGI COLPA DEI GIORNALISTI

Ci sono voluti due stragi, quella in Texas e quella in Ohio, per far esprimere a Trump parole di condanna nei confronti di “razzismo, intolleranza e suprematismo bianco”. Nonostante il Presidente non concordi con l’idea dei democratici di adottare regole più stringenti per l’acquisto di armi almeno chiede un controllo più accurato nei confronti di chi vuole acquistare armi. Per il sindaco di El Paso parte della colpa delle stragi è da amputarsi a Trump per il suo incitamento all’odio mentre il Presidente americano crede la colpa sia anche dei giornalisti: “I media hanno una grande responsabilità per la vita e la sicurezza nel nostro Paese. Le fake news contribuiscono notevolmente alla rabbia che si è accumulata nel corso di molti anni. La copertura delle notizie deve iniziare ad essere equa, equilibrata e imparziale, o questi terribili problemi non faranno che peggiorare”. Se realmente il Presidente la pensa così dovrebbe prendere in considerazione di essere il primo a smettere di dire falsità: il Washington Post qualche mese fa calcolò una media di 23 bugie al giorno nei primi 7 mesi del 2019.

USA: INIZIO RAID CONTRO IMMIGRATI E ATTACCO IDIOTA DI TRUMP ALLE DEMOCRATICHE

Sono iniziati i primi raid contro gli immigrati entrati irregolarmente negli Stati Uniti d’America nelle seguenti importanti città: Atlanta, Baltimora, Chicago, Denver, Houston, Los Angeles, Miami, New York e San Francisco. Slittano le operazioni a New Orleans per via della tempesta tropicale “Barry”. Di interesse per gli agenti dell’Ice circa 2000 persone entrate recentemente nel Paese. Per il direttore Ken Cuccinelli si darà priorità nell’espulsione di violenti già sotto ordine di espulsione da parte dei tribunali, anche se non è ancora chiaro come agire nel caso di presenza di minori. Ed è sempre in tema migranti che nelle ultime ore infuria la bufera per un tweet del Presidente americano rivolto a Alexandria Ocasio-Cortez, Aryanna Pressley, Rashida Tlaib e Ilhan Omar. Le quattro, chiamate “The Squad”, dopo aver visitato dei centri di detenzione per migranti ne hanno denunciato nuovamente le condizioni in cui uomini, donne e bambini si trovano a vivere: bambini separati dalla famiglia e chiusi in gabbie, temperature freddissime e fontanelle che non funzionano che costringono le persone ad abbeverarsi dal water. Schifosa la risposta di Trump che non solo sembra fregarsene del problema, ma osa rispondere con toni che nascondono un sentimento xenofobo: “Perché non se ne tornano a casa e cercano di sistemare i posti distrutti e infestati dal crimine da cui vengono. Poi tornino a dirci come si fa. Quei posti hanno bisogno del vostro aiuto, non potete andarvene abbastanza in fretta. Sono sicuro che Nancy Pelosi sarebbe molto felice di procurarvi un viaggio gratis!”

Se è lecito avere diverse idee su come comportarsi con persone entrate illegalmente nel Paese, diverso è il discorso quando si parla delle condizioni in cui versano i campi di detenzione per migranti o delle risposte del Presidente americano.