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ITALIA VIVA HA SALVATO IL SEGRETARIO LEGHISTA? BREVI PRECISAZIONI IMPOPOLARI

Tredici a sette. Ieri la giunta per le Immunità ha deciso: Salvini non deve essere processato per il fermo imposto all’Open Arms con a bordo 150 migranti. È la terza volta che Salvini si trova in un analogo guaio e, siamo sinceri, la vera notizia questa volta sembra essere la decisione dei tre deputati di Italia Viva di non partecipare al voto. Da lì la fine: basta leggere i titoli di alcuni dei principali giornali italiani o farsi un giro su Facebook per capire che effettivamente la notizia questa volta è rappresentata proprio dal non voto del partito di Renzi che però, a onor del vero, non avrebbe comunque cambiato l’esito finale per via del voto del senatore Giarrusso (ex M5s) e della dissidente grillina Riccardi. Le motivazioni di IV arrivano per mezzo di Francesco Bonifazi per il quale “la motivazione principale per cui Italia Viva decide di non partecipare al voto risiede però nel fatto che, dal complesso della documentazione prodotta, non sembrerebbe emergere l’esclusiva riferibilità all’ex ministro dell’Interno dei fatti contestati”. Innegabile.

Chiaro è che tenere centinaia di persone ferme in mare per quasi un mese non è accettabile e che la colpa per quanto successo sia principalmente dell’ex ministro dell’Interno, ma non si può negare che, piaccia o meno, il suo non dovrebbe essere l’unico nome di cui parlare. Non dovrebbero essere i complici a condannare la condotta di chi appoggiavano e bisognerebbe anche ricordarsi che i cambiamenti effettuati in ambito immigrazione da parte di questo governo non sono poi tanto rivoluzionari ed anzi la linea da seguire non sembra poi molto diversa da quella dell’esecutivo precedente. Lo capisco, è questione di equilibri politici e la politica non può non essere anche questo, ma lasciate che venga anche detto che c’è del politico in questi possibili processi (a prescindere da Palamara e CSM) che colpiscono persone mirate.

Non fraintendiamoci, da qui a dire che Salvini agì bene c’è molta strada e miei vecchi articoli lo ricordano, ma forse bisognerebbe soffermarsi un attimo a domandarsi se questo possibile processo puzza di “politico” e se è il caso di chiedere all’opposizione di essere uniti per poi provare a condannare il suo principale esponente. In ogni caso molto è ancora da decidere e sarà il Senato a mettere l’ultima parola in una votazione per nulla scontata dati i risicati numeri della maggioranza e la presenza di alcuni grillini filoleghisti oltre che dei tanti deputati renziani.

SALVINI CITOFONA A CASA DANDO DELLO SPACCIATORE AD UN MINORE

Succede che Salvini si trova nel quartiere Pilastro di Bologna e viene fermato da una signora la quale gli comunica che lì vicino abita una famiglia di spacciatori tunisini che rifornisce la zona. L’ex ministro allora ha l’idea di andare a citofonare insistentemente e con fare scherzoso chiede se da quella casa provenga parte della droga che rifornisce il quartiere. Il tutto intanto finisce sulla diretta Facebook nella quale più volte vengono fatti i nomi di padre e figlio che abitano quella casa. A rispondere al citofono è stato il minore (i genitori non erano a casa) il cui fratello intervistato poi da Fanpage si è dichiarato pronto a denunciare la signora per le affermazioni diffamatorie e che ha anche affermato: “sono pieno di precedenti, in passato ho fatto di tutto e di più”, ma ora “vado a scuola, sono un ragazzo normalissimo, non mi manca niente”.

LA DESTRA VINCE ANCHE PERCHÉ SA COMUNICARE

LA SINISTRA IMPARI COME SI COMUNICA: NEL 2019 LE IDEE DA SOLE NON BASTANO. ECCO COME AGISCE SALVINI:

1,2 milioni su Twitter, 1,8 milioni su Instagram, 3,8 milioni su Facebook. Non sono i numeri di uno dei maggiori influencer in Italia ma bensì dell’On. Matteo Salvini che da poco è anche sbarcato su Tik Tok. La fine della Seconda Repubblica oltre a portare con sé la caduta delle ideologie e dei partiti tradizionali, inaugura anche nuovi modi di ottenere il consenso. Tutto questo a sua volta ha contribuito alla volatilità del pensiero politico di quella gente che ancora oggi si reca alle urne; pensiero plasmato dal politico usa e getta che per qualche anno può vantare il titolo di miglior comunicatore. Comunicazione, è qui che si gioca la partita, oggi molto più che prima: ieri ne era maestro Matteo Renzi mentre ad oggi il titolo di macinatore di consenso dovuto alla efficace comunicazione spetta a Matteo Salvini.

Nella società è inutile l’uomo dalle idee geniali ma che non è in grado di comunicarle in modo altrettanto geniale. Ma come funziona questa comunicazione geniale del segretario della Lega e perché risulta ad oggi tanto efficace al punto di essere dato nei sondaggi al 32%? Credo umilmente che il segreto per una buona comunicazione politica nel 2019 possa essere riassunto nella “trinità” televisione-territorio-social.

Presa da L’Espresso

Secondo dati Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) la televisione resta il mezzo di comunicazione maggiormente usato dal popolo italiano per informarsi ed è proprio qui che risiede la sua importanza: Salvini indirizza il proprio pubblico online alla visione di programmi in cui compare e nel mentre di una trasmissione, il suo team guidato da Luca Morisi, si occupa della diffusione si spezzoni e immagini con la giusta descrizione o battuta. Una comunicazione semplice e basilare nella scelta dei concetti e delle parole che rende il discorso accessibile e alla portata di tutti: e poco importa se quel che si dice è sbagliato finché lo si comunica nel modo giusto. Nei confronti, lo abbiamo visto con Renzi da Vespa, la cosa si complica se ci si trova davanti una persona minimamente più preparata e allo stesso tempo brava nella comunicazione: delegittimare l’avversario prima ancora che le sue idee oppure far credere che la parte opposta ritenga stupido il proprio elettorato (nessuno a cui viene dato dello stupido sarà mai disposto a cambiare idee!) aiuta certamente nel limitare i danni. Sono sempre da favorire le presenze individuali in un programma o volendo meglio ancora un confronto con un altro politico poco carismatico e cattivo comunicatore, ma da evitare uno scontro come quello da Bruno Vespa dal quale si può solo perdere: un sondaggio Index Research in cui si chiedeva chi si fosse preferito tra Salvini e Renzi dava vincitore il primo per solo lo 0,4%. Davvero poco se si considera quanto sia amato il leader della Lega e quanto odiato quello di Italia Viva. Questione invece davvero delicata e importante quella del par conditio solo a parole ma non nei fatti: sempre dati Agcom ci dicono come tra luglio e ottobre il leader del Carroccio abbia avuto oltre 100 ore di parlato in tv contro le 90 di Conte o le 26 di Zingaretti. Cosa ci si vuole aspettare se in tv ci va solo un esponente politico e se comunque sul piccolo schermo i partiti che ad oggi perdono consenso fanno l’errore comunicativo di far partecipare ai programmi delle persone prive di appeal?

Sondaggio

E cosa altro ha Salvini in più di altri? Azzarderei un team di 35 esperti che 24 ore su 24 si occupa della sua presenza sui social. “La Bestia” ad oggi assicura una delle migliori comunicazioni politiche in tutto il mondo e con essa anche un risultato elettorale da numeri a due cifre molto alti. La presenza online è importantissima ed ecco il motivo del perché gli account social del segretario della Lega sono attivissimi: basta farsi un giro per il suo account Twitter per capire di cosa parliamo o guardare i dati Dataroom che parlano di 17 post al giorno durante l’ultima campagna elettorale per le europee. E cosa postare? Tutto ciò che possa farti sembrare continuamente al lavoro per il bene degli italiani e attento ad i loro problemi va più che bene. Poco importa se non si hanno soluzioni concrete, tanto chi vuoi te le chieda nelle dirette Facebook dove viene meno un sano confronto politico o utilizzando i 280 caratteri di Twitter? Anche qui ci vuole molta attenzione ai dettagli: le grafiche, come sicuramente anche il concetto, devono essere abbastanza semplici, immediate e alla portata dell’italiano medio che ha altri interessi rispetto a capire cosa sia il Mes. E forse sarà inutile dirlo anche qui ma è importante nella comunicazione in generale riuscire a creare l’idea di un nemico da combattere perché paradossalmente ciò unisce ed evita di mettersi seduti a fare complicate analisi su come risolvere realmente un problema: così ogni occasione è buona per la pubblicazione di notizie che mettono in cattiva luce ad esempio lo straniero o il tweet che accusa gli avversari politici di essere traditori. Questo è anche un punto fondamentale per costruirsi un seguito online! Pensateci, se dovessi chiedervi una o due parole da associare ai temi affrontati online dal PD cosa mi rispondereste? Scommetto che è più difficile rispetto a quello che sarebbe farlo con la Lega. I social sono anche un ottimo strumento per far passare il messaggio del grande consenso che va seguito: i numeri se gestiti bene ne generano di altri. L’uomo segue la massa e lo sa Salvini che è anche molto attento quando fa le foto ai suoi comizi a far sembrare ci sia più gente di quella che realmente c’è ed altrettanto attento a delegittimare la parte opposta per il poco consenso riscosso.

Salvini a Lecce (maggio 2019)

Tra le altre cose il sorridente leader del Carroccio ha capito anche l’importanza del territorio e non lo ha fatto in tempi recenti quando ha capito che basta la sua figura su di un palco per svoltare le sorti di una elezione regionale ma lo fa da svariato tempo. L’agenda del senatore più che esser piena di interrogazioni parlamentari è piena di appuntamenti che si dividono in due parti: sterili comizi seguiti da centinaia di selfie con quelli che più che essere suoi votanti sono suoi fans. E di fatto la poca presenza sul territorio è lo stesso motivo che spinge i piccoli partiti a perdere consenso quotidianamente tra quelli che così divengono ex fedelissimi. Che gli importi o meno della città o della regione ove si reca per far vedere che lui a differenza di altri è presente ed è uno su cui poter contare, il segretario del partito ex secessionista non fa l’errore di frequentare solo le piazze virtuali, annullando di fatto anche la lontananza fisica dalle persone. Certo, anche qui bisogna fare attenzione a come si comunica e forse anche attenzione a come vestirsi! Sembra nelle ultime settimane che l’On. Salvini abbia cacciato dall’armadio i dolcevita per gli emiliani.

Termino semplicemente evidenziando come non voglia far passare il messaggio che la destra, ed in particolar modo Salvini, vinca solo ed esclusivamente per la comunicazione, ma sicuramente ciò gioca un ruolo cruciale. Con questo articolo ci tengo a sottolineare quanto la comunicazione sia importante ed a tracciare una sorta di guida utilizzata da Salvini e non solo. Se l’articolo vi è piaciuto vi invito a condividerlo ed iscrivervi alla newsletter!

PER SALVINI LA LIBIA È UN PORTO SICURO?

“Al lavoro al Ministero da stamane per evitare lo sbarco di oltre 500 immigrati a bordo delle navi di due Ong, una francese e una spagnola.
Per 350 di essi la Libia ha dato la disponibilità di un porto di sbarco, mentre per gli altri (quelli visitati dal milionario Richard Gere) l’indicazione che ho dato è il divieto di ingresso nelle nostre acque e l’invito a navigare in direzione Spagna.
Vi faccio sapere come va a finire, io non mollo!
P.s. Spero che per salvare la poltrona i 5 Stelle non facciano un governo con Renzi perché torneremmo ai 500mila sbarchi che il Pd ‘regalò’ agli Italiani negli anni passati”.


Questo recita un post Facebook del segretario della Lega Matteo Salvini che oggi vogliamo contestare per le volgari affermazioni scritte. Se non è questo il momento per discutere se l’Italia debba accogliere o meno quei migranti e se la politica di stop alle ONG sia giusta, sicuramente conviene far notare al ministro che è favorevole a far andare in Libia 350 persone. Parliamo di un Paese che non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra, in cui sono documentate torture sui migranti, che versa attualmente in una guerra civile e che l’ONU come la Farnesina stessa reputa un posto non sicuro. Insomma, Salvini, che tante cose fa da bravo papà, non si pone problemi a mandare in un Paese in guerra dei figli nati in un altro continente. Suona squallido anche l’attacco al M5s e al PD accusati di progettare un governo assieme per salvare le poltrone quando proprio per raddoppiarne il numero la Lega ha fatto cadere il governo. Così come suona di fake news quel “regalò” quasi a voler dire che il PD avesse programmato una invasione o altro.