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REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: ECCO PERCHÉ NO

LA BATTAGLIA PERSA DA COMBATTERE

Rinviato il referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari che si sarebbe dovuto tenere oggi, 29 marzo 2020, con “l’obiettivo di consentire a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un’adeguata informazione sulla scelta che sono chiamati a fare votando sul quesito referendario”. Sperando non ci sia bisogno di evidenziare come mai in piena pandemia si sia fatta questa scelta, approfitto del rinvio per parlare di questo referendum che, e non diamo la colpa al coronavirus, sembra interessare meno di zero il popolo italiano. Sarà che questa volta non c’è il politico di turno da mandare a casa e che quella del “no” è una battaglia impopolare persa sul nascere che quindi (quasi) nessun partito vuole fare propria ma di sicuro lo stesso popolo che contro i fascisti invoca la Costituzione antifascista e lo stesso popolo che parlava di antidemocraticità sul nascere del governo M5s-Pd a questo giro non sono pervenuti. Guardando i sondaggi (ve ne lascio un paio di seguito) la vittoria del “sì” è molto più che scontata ma non me la sento di svegliarmi il giorno dopo questo referendum dalla bassa affluenza sapendo di non aver provato a far nulla per ribaltare la situazione. Insomma, non me la sento di fregarmene per poi tornare a scrivere di belle parole come “democrazia”, “Costituzione” e “rappresentanza parlamentare”.

sondaggio Demopolis referendum riduzione numero dei parlamentari – ottobre 2019
sondaggio Piepoli referendum riduzione numero dei parlamentari – febbraio 2020

NEL DETTAGLIO:

Quello a cui saranno chiamati a votare gli italiani è un referendum confermativo, che quindi non richiede quorum, sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il quesito referendario che verrà sottoposto agli italiani è:


Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Nel concreto si parla di una riduzione che colpisce più di un terzo dei posti in Parlamento, che farebbe passare la Camera dai 630 deputati attuali a 400 mentre il Senato passerebbe da 315 a 200 (esclusi i senatori a vita). Si passerebbe quindi dagli attuali 945 deputati a soli 600.  Piccola parentesi: verrebbero ridotti anche i seggi dei parlamentari esteri che passerebbero da 12 ad 8 a Montecitorio e da 6 a 4 a Palazzo Madama.

ECCO PERCHÉ NO. SI MODIFICA LA COSTITUZIONE PER NULLA

Il principale e maggiormente pericoloso danno a cui questa riforma porterebbe è ferire gravemente la rappresentanza del popolo italiano nelle sedi del Parlamento. Mentre scrivo, con poco più di 60 milioni di abitanti, c’è un deputato ogni 95.000 abitanti e un senatore ogni 190.000; con l’approvazione della riforma ci ritroveremmo con un deputato ogni 150.000 abitanti e un senatore ogni 300.000, ne vale la pena? Se già ad oggi i cittadini, compresi chi questa riduzione la vuole, si lamentano della distanza che avvertono con le istituzioni che vengono sempre più percepite lontane dai reali problemi, non può che peggiorare la situazione avere deputati che si “spartiscono” sempre più persone da rappresentare (se poi il resto rimane invariato). Con questa riforma percepita anticasta si finisce solo per far andare in Parlamento poche persone, scelte dalla segreteria del partito, per tanti elettori. Invece che avvicinare la politica ai cittadini sembra non ci si renda conto si stia andando nella direzione opposta.

Al problema della rappresentanza se ne aggiungono altri, ad esempio non ci vuole un grande matematico per intuire che aumenterebbe il peso in Parlamento dei senatori a vita e dei deputati eletti all’estero. Non si può pretendere di approvare una riforma così importante senza affiancarla a dei contrappesi in grado di ovviare a importanti problematiche consequenzialmente sollevate. Sempre in merito alla rappresentanza sul territorio dobbiamo ricordarci che questa riforma va a danneggiare determinate realtà. Citando L’Avvenire: “a livello territoriale per entrambi i rami del parlamento si avrà una riduzione delle circoscrizioni, ad esempio alla Camera la circoscrizione Sicilia 1 passerà da 25 a 15 deputati, Lazio 2 da 20 a 12, mentre Umbria e Basilicata passeranno da 7 a soli 3 eletti. Un taglio che toccherà anche le regioni del Nord e del Sud con il Friuli che avrà un taglio del 42,9% dei rappresentanti in Senato, mentre alla Camera la sforbiciata arriverà al 38,5%”. Difficile non sostenere che questa riforma non possa causare dei problemi che almeno per adesso non stanno venendo affrontati.

Esiste il Comitato per il No

TUTTO QUESTO PER RISPARMIARE DUE SOLDI?

Allora sorge spontaneo chiedersi perché approvare una simile riduzione del numero dei parlamentari. Sicuramente non si può sostenere che velocizzerebbe in modo significativo i lavori parlamentari o che porterebbe alla elezione di gente preparata: non ci sono i presupposti per affermarlo. È inutile anche votare “sì” solo perché abbiamo più deputati di altri Stati: ci siamo forse dimenticati che ogni Stato è diverso e diversi sono gli equilibri di potere? In ogni caso vale la pena ricordare come il numero dei deputati inglesi è maggiore al nostro, come quello dei francesi è di pochissimo inferiore o come la ricchissima Finlandia ha, in rapporto al numero di abitanti, molti più parlamentari di noi. E i soldi?

Per il Movimento 5 Stelle questo taglio alla rappresentanza vale un risparmio di circa 100 milioni di euro l’anno ma per gli enti indipendenti molto meno. Pagella Politica, sito italiano di fact-checking, parla di circa 82 milioni mentre l’Osservatorio sui conti pubblici del famoso economista Carlo Cottarelli parla di ancora meno: circa 57 milioni di euro l’anno. Chiedo quindi se risparmiare lo 0,007% della spesa pubblica italiana valga danneggiare seriamente la rappresentanza?

DUE PAROLE CONCLUSIVE SU QUESTO REFERENDUM

Ricapitolando il tutto in poche parole: se proprio si vuole tagliare il numero dei parlamentari nella (vana) speranza che ciò porti a positivi cambiamenti per il Paese bisogna impegnarsi seriamente e già contemporaneamente, e no senza visione e solo dopo come vuole fare il governo, per creare le condizioni affinché la riforma non arrechi danni e anzi porti benefici. Non è detto che il numero dei deputati della Repubblica italiana debba restare 945 ma prima di imbarcarsi in una operazione importantissima come la modifica di articoli della Costituzione è giusto elaborare anche delle risposte e spiegare cosa si può guadagnare. Se si toglie rappresentanza da una parte bisogna anche impegnarsi nel metterla da un’altra e se si vuole cambiare la Costituzione si spieghi a cosa di concreto si vuole arrivare.