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“PRO VITA & FAMIGLIA” DIFENDE LE TERAPIE RIPARATIVE E SI SCAGLIA CONTRO LE “LOBBY LGBT”

Nella prima parte del mese di maggio la Germania ha ufficialmente vietato l’orrenda pratica delle terapie riparative per le persone di età inferiore ai 18 anni. La notizia non ha fatto però molto piacere alla già nota Pro Vita & Famiglia (dove c’è di mezzo un cartellone omofobo o discutibile spesso c’è dietro questa Onlus) che non ha apprezzato che si vietasse di trattare gli omosessuali come dei malati da guarire con strane terapie.

Sul loro blog si legge che questa “assurda legge arriva ad imbavagliare completamente anche chi desidera chiedere aiuto, prevedendo fino ad un anno di reclusione e una multa di 30.000 anche per chi risponde alla richiesta volontaria di aiuto da parte di un giovane che voglia combattere certe pulsioni. E la cosa più grave è che ciò vale, non solo per gli psicologi ma persino per i genitori. Insomma siamo all’annientamento completo della potestà genitoriale, da parte di un vero e proprio stato etico che, con una nonchalance da paura, entra anche nelle coscienze dei suoi cittadini e nei rapporti più sacri e intimi, come quelli tra genitori e figli, sbrindellandoli con leggi ad hoc”.

Per loro quindi è assai grave che dei genitori non possano più trattare i figli come dei malati da curare perché per loro l’essere omosessuale vuol dire avere “certe pulsazioni” da combattere e poco importa se i giovani sottoposti a queste “terapie” possano sviluppare ansia, depressione o anche pensare al suicidio.

In una intervista di circa un anno fa concessa all’Espresso, il professore ordinario di Psicologia alla Sapienza di Roma, Vittorio Lingiardi, parlava di questo tema così: “chi parla di omosessualità come condizione ‘modificabile’ per mezzo di un intervento ‘terapeutico’ non ha alcun riconoscimento nella comunità accademica, clinica e scientifica. Volendo fare una battuta, sono un po’ i ‘terrapiattisti’ della psicologia”.

Aspettando che le terapie riparative vengano vietate anche in Italia.

TRA UN PRESIDENTE CHE CREDE CHE L’OMS INCORAGGI L’OMOSESSUALITÀ ED UN PAPA CHE PARLA DI ANTICRISTO

“Questa è l’Organizzazione mondiale della sanità i cui consigli sul coronavirus dovremmo tutti seguire. Dovremmo seguire anche le loro linee guida sulla politica dell’istruzione? Per i bambini da 0 a 4 anni: soddisfazione e piacere quando si toccano i corpi, masturbazione…. Per i bambini dai quattro ai sei anni: identità di genere positiva … masturbazione nella prima infanzia, relazioni tra persone dello stesso sesso … Da nove a 12 anni: prima esperienza sessuale.” Recitava questo un post Facebook di Bolsonaro poi eliminato.

Il presidente brasiliano sembrerebbe fare riferimento a una guida educativa del 2010, denominata “Standard per l’educazione sessuale in Europa”, che tra le tante cose cerca di tranquillizzare genitori ed educatori su come determinati comportamenti siano normali. Per di più non si incoraggia nulla.

Molto discutibili anche le parole di Papa Ratzinger, che, nel nuovo libro “Ein Leben” del biografo Peter Seewald, arriva ad affermare che “matrimonio omosessuale” e “aborto” sono il “potere spirituale dell’Anticristo”.

“Cento anni fa tutti avrebbero considerato assurdo parlare di un matrimonio omosessuale. Oggi si è scomunicati dalla società se ci si oppone”, dice. Lo stesso vale per “l’aborto e la creazione di esseri umani in laboratorio”. A rilasciare le dichiarazioni del Pontefice è stato il sito conservatore americano LifeSiteNews.

IN TUNISIA RICONOSCIUTE PRIME NOZZE GAY

Stando a quanto riportato dall’associazione Shams, impegnata per la depenalizzazione dell’omosessualità, in Tunisia sarebbe stato riconosciuto il primo matrimonio tra due persone di stesso sesso.

“Il contratto di matrimonio tra un cittadino francese e un tunisino, sottoscritto in Francia, è stato riconosciuto in Tunisia ed annotato nell’atto di nascita dell’anagrafe tunisina. Un fatto che va nella giusta direzione di stabilire il principio del libero arbitrio dell’individuo e il principio di uguaglianza e non discriminazione”.

In un Paese in cui l’omosessualità è ancora un reato si fa un pezzetto di storia: questo sarebbe il primo matrimonio egualitario riconosciuto nel mondo arabo.

CORONAVIRUS, L’ONU CHIEDE TUTELA PER LA COMUNITÀ LGBT

Dall’ONU, in particolare dall’Alto Commissario per i diritti umani Michelle Bachelet, arriva un avvertimento per tutti quei Paesi in cui la comunità LGBT in questo triste periodo viene etichettata come “untrice”: basti pensare a tutti quei religiosi che hanno parlato di coronavirus come una punizione divina causata dal mondo gay.

Nella nota diffusa dall’ONU si chiede che le persone transgender non siano messe da parte e che possano continuare la terapia ormonale. Chiaramente si chiede di vigilare affinché gli LGBT non vengano discriminati (in particolare per quanto riguarda l’accesso al servizio sanitario) e di ricordarsi che sono in tanti a vivere bloccati in casa con genitori omofobi; un po’ quello che succede con le troppe donne vittime di violenza.

In Paesi in cui determinate minoranze vengono lasciate sole, se non proprio colpevolizzate, non sarà certo un invito a far cambiare mentalità ma almeno queste minoranze possono sapere di non essere sole.

ROMA, RAGAZZO GAY PICCHIATO DA OMOFOBI

Un’altra aggressione omofobica a Roma ai danni di un ragazzo pestato perché si sarebbe baciato con il compagno.

Su Facebook scrive: ” ‘Se stanno li a baciarsi così, danno fastidio’.
Parlo tanto e difendo queste cose ma non mi sarei mai aspettato accadesse a me. Forse volevano farmi impersonare La casa de Papel come si deve. O forse erano soltanto degli omofobi di merda.
Stiamo zitti, eh.
Non ne parliamo perché sennò passa tutto per vittimismo.
Codardi”.

Commenta poi l’episodio in modo ironico: “Comunque mi sono dato la spiegazione di quello che è accaduto l’altra notte: Sono troppo favoloso e volevano imbruttirmi ma tra qualche giorno ritornerò ad essere la fantasmagorica winx quale sono”.

Specifichiamo però che oggi non si sa se Michele, il ragazzo aggredito, abbia denunciato o meno l’accaduto.

16ENNE GAY SI SUICIDA, ERA VITTIMA DI BULLISMO OMOFOBICO

Si chiamava Cameron Warwick, viveva a Fareham, nell’Hampshire, e si è suicidato perché non riusciva più a sopportare i bulli che lo prendevano di mira.

A 12 anni Cameron aveva detto a sua madre di essere gay e dalla nascita conviveva con l’autismo che lo aveva anche fatto cadere in depressione: già nel 2017 il ragazzo aveva cercato di togliersi la vita. Il bullismo omofobico aveva portato il ragazzo anche ad episodi di autolesionismo.

La madre ha dichiarato: “Lo avevano preso di mira, e poi lo avrebbero isolato. Gli lanciavano addosso cose come il cibo, lo facevano inciampare in corridoio, lo chiamavano con dei nomi terribili e offensivi. Per i bulli, era la loro preda preferita, solo per il fatto che era gay. Era ostracizzato, molti degli alunni si rifiutavano perfino di sedersi vicino a lui, sempre continuando a chiamarlo con nomignoli”.

Foto presa da Gay.it

ROMA, VANDALIZZATO IL MONUMENTO CHE RICORDA L’OMOCAUSTO

“Proprio nella notte tra domenica e lunedì, alla vigilia della Giornata della memoria 2020 è stato vandalizzato il monumento ”Tutti potenziali bersagli”, a due passi dalla Piramide, unico monumento a Roma in ricordo dell’Omocausto (l’olocausto degli omosessuali). L’alba della Giornata della Memoria è stata purtroppo contrassegnata da questo gesto vile, che deve portarci a riflettere sulla vulnerabilità dei nostri simboli, luoghi di ricordo e ragionamento” denunciano Alessandra Aluigi e Flavio Conia.

Fonte e foto: Globalist

ISRAELE, MINISTRO CRITICATO PER PAROLE CONTRO I GAY

Israele, il ministro dell’istruzione e anche rabbino Rafi Peretz sta facendo parlare di sè per la sua risposta alla domanda su come reagirebbe se uno dei suo figli fosse gay. Il ministro ha risposto: “ringraziando il Cielo i miei figli sono cresciuti in un ambiente naturale e sano e mettono su le proprie famiglie basandosi su valori ebraici”, concludendo ricordando come per lui la famiglia naturale sia solo quella “che si basa su un uomo e su una donna”. Rafi Peretz ha ricevuto critiche persino dal ministro della giustizia Amir Ohana. Non è la prima volta per il rabbino che in passato aveva espresso sostegno alle terapie per convertire i gay.

Foto presa da Globalist

PICCHIATA PERCHÉ OMOSESSUALE: “NEL NOSTRO PAESE UCCIDONO LE LESBICHE”

L’Arcigay Rainbow Vercelli Valsesia ha raccontato sulla propria pagina Facebook l’aggressione subita da una 25enne di origine nigeriana perché lesbica. Il fatto si è verificato giovedì 19 dicembre quando Jen, è questo il nome della ragazza, è stata fermata da un connazionale che per l’ennesima volta ha rivolto un invito alla donna. Per l’ennesima volta Jen ha rifiutato l’invito spiegando anche d’esser lesbica. L’uomo allora in preda alla rabbia le avrebbe rivolto le seguenti parole: “Nel nostro Paese queste cose non sono ammesse”. Alla risposta della ragazza l’uomo ha tempestato di colpi la ragazza per poi lasciarla tramortita a terra.

“NON SI AFFITTA A NERI, GAY E ANIMALI”

Luca Neves, giovane cuoco nato a Roma ma originario di Capo Verde, denuncia il fatto che non gli si sia voluto affittare un monolocale a Roma per via del colore della sua pelle. “Volevo affittare un monolocale a Roma, ma il proprietario non affitta la sua casa ‘a neri, gay e animali’. Me lo ha detto l’agenzia immobiliare, che era mortificata. Io sono rimasto di ghiaccio. Mi sembra di essere tornati ai tempi di Hitler. Ho subito spesso episodi di razzismo, ma non avrei mai creduto che si potesse arrivare a tanto. Negarmi una casa in affitto solo per il mio colore di pelle”. Una volta che l’impiegata dell’agenzia immobiliare ha scoperto l’origine di Luca ha dovuto comunicare al ragazzo che il proprietario del monolocale, un signore anziano, non vuole affittare a “neri, gay e lesbiche e ad animali”. “L’agenzia ha ricevuto dal proprietario della casa delle direttive ben precise. Non vuole né persone di colore né gay o lesbiche. E l’impiegata, mortificata, mi ha detto che tempo fa una coppia di lesbiche, pur di prendere la casa, non ha detto che fosse una coppia omosessuale. Ma dopo tempo è venuto fuori e hanno dovuto lasciare la casa”. Luca Neves è intenzionato a muoversi per vie legali.