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ZOHRA: LA DOMESTICA DI 8 ANNI PESTATA A MORTE PER AVER FATTO SCAPPARE DEI PAPPAGALLI

Non sembra vero ma purtroppo lo è: Zohra, 8 anni, è stata picchiata e torturata fino a morire. Il motivo? La piccola si era fatta scappare i pappagalli di proprietà della famiglia per la quale lavorava come domestica in Pakistan. C’è chi dice che Zohra si sia fatta scappare i pappagalli e chi dice abbia liberato gli animali di proposito: non importa, di certo c’è che la bambina è morta e in un modo atroce. ohra, 8 anni, è stata picchiata e torturata fino a morire. Il motivo? La piccola si era fatta scappare i pappagalli di proprietà della famiglia per la quale lavorava come domestica in Pakistan.

Proveniente da una famiglia povera della città di Kot Addu, quattro mesi fa Zohra aveva lasciato casa per andare a lavorare come domestica nella ricca casa della coppia che avevano promesso a lei e alla sua famiglia di farla studiare.

Prima la bambina è stata massacrata violentemente di botte (e forse aggredita sessualmente) e poi abbandonata in un ospedale dove purtroppo è morta il giorno stesso. La coppia ha confessato quanto fatto ed ora è in custodia cautelare. Su Twitter è diventato presto virale #JusticeForZohraShah

Nulla di nuovo in quel Pakistan povero dove sono innumerevoli i bambini che si ritrovano in schiavitù. Una storia atroce quella di Zohra che è stata uccisa dalla famiglia per la quale faceva la domestica a 8 anni: le avevano promesso di farla studiare. Condoglianze.

USA, AFROAMERICANO MUORE SOFFOCATO DA UN POLIZIOTTO

“Non riesco a respirare, non riesco a respirare. Non uccidermi”. Sono queste le ultime parole di George Floyd, un afroamericano ucciso da un poliziotto di Minneapolis.

Tutto ha inizio verso le 8 di sera, quando degli agenti sono arrivati al 3700 di Chicago Avenue South per fermare un uomo che “appariva sotto l’effetto di droga” e che per i poliziotti avrebbe opposto resistenza all’arresto. Un agente ha bloccato George a terra tenendolo fermo con un ginocchio all’altezza del collo abbastanza a lungo da farlo morire in quello che vergognosamente è stato definito “incidente medico”.

“La polizia l’ha ucciso, l’ha ucciso lì di fronte a tutti mentre gridava non posso respirare” ha commentato un testimone che racconta anche come la “sua testa era così schiacciata a terra che gli usciva sangue dal naso”.
Inutile dire che in queste ore l’America è attraversata dalle proteste di innumerevoli persone che chiedono giustizia e che episodi come questo cessino di verificarsi.

“Avrebbero dovuto essere lì per servire e proteggere e non ho visto nessuno di loro alzare un dito per fare qualcosa per aiutarlo mentre chiedeva salva la sua vita. Nessuno di loro ha cercato di fare qualcosa per aiutarlo”. Queste sono parole della cugina di George la cui famiglia è a pezzi per la perdita subita e chiede che i quattro agenti coinvolti vengano accusati di omicidio.

“I can’t breathe”

il video

KARIM, 10 ANNI, MORTO SCHIACCIATO DALLA POVERTÀ

Si chiamava Karim Bamba, 10 anni, ed è morto tragicamente schiacciato nello sportello di uno di quei cassonetti utilizzati per la raccolta di vestiti usati della Caritas.

Non era certo facile la situazione che Karim viveva con la sua famiglia ed è cercando dei vestiti usati che il ragazzo ha perso la vita. La famiglia vive in un bilocale al pianterreno di un condominio alle spalle del municipio di Boltiere in un contesto che anche per i vicini era tutto tranne che semplice: “temevamo che prima o poi succedesse qualcosa”. La morte del giovane, che aveva 4 fratelli, ha sconvolto tutta l’Italia che piange per la brutale fine fatta dal bambino.

Il sindaco commenta l’accaduto ricordano come la “comunità di Boltiere è affranta per la perdita del piccolo Karim.
Purtroppo la disgrazia avvenuta nella serata di martedì ha spezzato questa giovane vita.
Karim era molto conosciuto in paese. Frequentava la nostra scuola primaria ed insieme ai suoi fratelli andava spesso a giocare all’oratorio od al parco.
La famiglia è sempre stata seguita dai servizi sociali che provvedono, in collaborazione anche con il Centro di Primo Ascolto, al loro sostegno.
Difficile trovare le parole per descrivere lo stato emotivo che ci ha colpito, che solo la pietà e la preghiera può aiutare ad alleviare il dolore della famiglia e di tutti noi.”

Dalle ricostruzioni sembra che Karim abbia raggiunto scalzo il cassonetto in via Monte Grappa dove si sarebbe consumata la tragica morte a cui nessuno sembra aver assistito fatta eccezione per una donna che ad un certo punto ha notato le gambe immobili del bambino in quella che ha descritto essere stata “una scena orribile”.

In questi casi sorge spontaneo chiedersi se sia possibile morire in questo modo, schiacciati dalla povertà prima ancora che da un cassonetto, e la risposta purtroppo è un sì. Sentite condoglianze.

Foto presa da primabergamo.it

IN RICORDO DI EZIO BOSSO

È morto a 48 anni Ezio Bosso, il pianista e direttore d’orchestra che ha commosso l’intero mondo. Operato nel 2011 per un tumore al cervello, l’artista soffriva di una malattia neurodegenerativa che si era contrapposta tra lui è la musica. “Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere” diceva alla Fiera del Levante di Bari l’artista che già a 16 anni esordì come solista in Francia.

Riconosciuto e conosciuto in tutto il mondo Ezio Bosso era uno che viveva per la musica e grazie alla musica e nonostante le mille difficoltà affrontate era sempre in grado di stare al mondo a testa alta e combattere. “È stata una vita basata sul lottare, sul pregiudizio. Fin da bambino ho lottato col fatto che un povero non può fare il direttore d’orchestra, perché il figlio di un operaio deve fare l’operaio, così è stato detto a mio padre” raccontava colui che riuscì a svincolarsi dai pregiudizi e a creare musica come pochi altri. Si è spento un animo buono amato e pianto da tutti. Anche l’Anpi ricorda questo orgoglio italiano e lo fa riproponendo un suo post pubblicato in occasione del Giorno della Memoria:
“Ogni anno lo riproporrò…
perchè non dimentico
Io ne ho memoria.
in quei giorni mi avrebbero messo un nero, quello per gli Asociali, che erano i “disabili” o prostitute, i malati o semplici oppositori: i diversi ci chiamavano.
Ho memoria del rosso per i comunisti, gli anarchici e gli oppositori politici fossero anche sacerdoti.
Del giallo per gli ebrei.
Del viola per testimoni di Geova.
Ho memoria del marrone degli zingari
e del blu per i tedeschi antifascisti.
Ho memoria del rosa degli omosessuali.
Erano triangoli.
Erano i miei fratelli e le mie sorelle.
A volte facevano la musica come me.
E io sono tutti loro. Sono tutti quei colori.
Per questo ho memoria di quei triangoli e continuerò ad averla.
Perché sono tutti quei triangoli.
Lo siamo tutti.
E quindi avrò memoria.
Oggi come ieri, come domani”.

Scendono lacrime per la morte di “un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. Grazie.

STRAGE IN UN CENTRO COMMERCIALE IN TEXAS

Si contano 20 morti di cui 4 bambini causati da una sparatoria in un centro commerciale a El Paso (Texas). Inizialmente si parlava di 3 arresti ma il portavoce del dipartimento di polizia della città ha chiarito che per adesso c’è solo un sospetto fermato: Patrick Crusius di cui anche la stampa nazionale sta molto parlando per via di un manifesto da lui scritto e fatto circolare prima dell’attentato in cui si definisce sostenitore della strage di Christchurch. Già nel mentre della sparatoria nel centro commerciale Cielo Vista hanno iniziato a circolare sui social video. Nel manifesto di Patrick è rivolto anche un pensiero all’Europa: “I nostri amici europei non hanno delle leggi sulle armi che gli consentano di difendersi da milioni di invasori. Non hanno scelta: possono solo sedersi e guardare i loro Paesi bruciare”.

È MORTO STAMANI ANDREA CAMILLERI

Se potessi vorrei finire la mia carriera seduto in una piazza a raccontare storie e alla fine del mio ‘cunto’, passare tra il pubblico con la coppola in mano

Era il 17 giugno quando Camilleri è stato ricoverato all’ospedale Santo Spirito di Roma per un arresto cardiorespiratorio. Di quelle ore è più probabile ricordiate i tanti commenti che invece che esprimere rammarico esprimevano desiderio di morte esclusivamente perché Camilleri aveva in qualche occasione espresso il suo dissenso al ministro Matteo Salvini, ignorando forse che la sua era una figura intrinseca di pensieri e parole: un uomo che in quel che faceva aveva il sacrosanto bisogno (oltre che diritto e  dovere) di dire quel che pensava. Ricoverato in prognosi riservata nel reparto di rianimazione Andrea Camilleri è morto stamani. Purtroppo “Le condizioni sempre critiche di questi giorni si sono aggravate nelle ultime ore compromettendo le funzioni vitali”. Per volontà di Camilleri stesso e della sua famiglia le esequie saranno riservate ma sarà presto comunicato dove portare un ultimo omaggio al maestro.

Morto nelle carni Camilleri resterà vivo grazie ai suoi preziosi lavori.