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LIBIA: HAFTAR PERDE LA BASE DI AL WATIYA

Il governo di Tripoli ha annunciato questa mattina che ieri notte l’esercito, assieme alle forze alleate, è riuscito a prendere il controllo della base di Al Watiya.
Risale ai tempi di Gheddafi e dal 2015 Al Watiya era controllata da Haftar che dal 2019 la utilizzava per far partire l’offensiva aerea verso Tripoli. Trattasi quindi di una dura sconfitta per il maresciallo.
È invece una vittoria importante per al Serraj che grazie all’aiuto turco è riuscito ad ottenere una importante base ed ora sembra si pensi a riconquistare la città di Tarhuna.

LIBIA: HAFTAR ASSUME I PIENI POTERI

In un discorso in tv tenutosi ieri sera, il maresciallo Khalifa Haftar ha annunciato la fine degli accordi di Skhirat del 2015 e quindi la presa dei pieni poteri da parte dell’Esercito nazionale libico, sotto il suo comando, “finché un governo civile non potrà essere ristabilito”.

Ricordiamo come il Paese sia diviso in due: da una parte, a Tripoli, troviamo il premier Fayez al-Serraj, mentre dall’altra, in Cirenaica, troviamo Haftar non intenzionato a riunire il Parlamento.
Tutti i negoziati ed accordi sono stati inutili.

Ulteriore svolta nella storia libica avvenne oramai un anno fa quando Haftar, forte degli aiuti di Egitto, Arabia Saudita, Russia ed altri, decise di lanciare una offensiva il cui esito è stato mutato dall’entrata in guerra della Turchia affianco di al-Serraj che tra gli altri è appoggiato anche da una Europa che da tempo prova a portare avanti le trattative ma che da un po’ di tempo ha perso molta voce in capitolo.

Forse è per le recenti fallimentari azioni in Tripolitania che Haftar ha deciso di venire meno agli accordi del 2015 con il Parlamento di Tobruk e quindi di assumere pieni poteri per provare a conquistare Tripoli sbarazzandosi definitivamente di al-Serraj. Sicuramente una ulteriore dimostrazione della poca voglia di Haftar di far cessare la guerra civile con un accordo.

LIBIA, RAGGIUNTO ACCORDO PER UN CESSATE IL FUOCO

Il Comitato militare composto da 5 membri da parte di Al Sarraj e Haftar hanno accettato di trasformare “la tregua” in un “cessate il fuoco permanente”.
“Le due parti (ha spiegato l’inviato speciale dell’Onu Ghassan Salamé) sono venute a Ginevra e abbiamo cominciato a discutere con loro della lunga lista di punti all’ordine del giorno, a cominciare dal tentativo di trasformare questa tregua in un vero accordo su un cessate il fuoco duraturo. Il principio è stato adottato nel corso della prima sessione e si tratta ora di sapere quali siano le condizioni”.

PROROGATO MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Il 2 febbraio, tre anni dopo la firma, il Memorandum d’intesa sulla migrazione tra Italia e Libia è stato rinnovato per altri tre anni senza modifiche. Inizialmente l’Italia si era impegnata nel negoziare delle modifiche ma alla fine l’accordo che prevede degli aiuti da parte degli italiani ai libici affinché fermino i migranti in mare è rimasto invariato. Si teme per la situazione dei migranti nei lager libici. Intanto l’UNHCR ha sospeso le attività nel centro di transito di Tripoli per motivi di sicurezza.

Foto dell’Avvenire

LIBIA: OGGI AL-SARRAJ E HAFTAR A MOSCA PER TREGUA

Attesi a Mosca al-Sarraj e Haftar per firmare un accordo sui termini del cessate il fuoco tra le loro truppe. Da poche ore dall’entrata in vigore del cessate il fuoco già le parti si accusano di aver infranto lo stop chiesto qualche giorno fa da Putin ed Erdogan ed inizialmente rifiutata da Haftar che la scorsa settimana ha conquistato la città di Sirte. Contento il premier Conte che nelle ultime giornate si è occupato molto della questione libica.

LIBIA: SPARANO A MIGRANTE

Accade nel centro di Abusitta, Tripoli, dove la guardia costiera libica aveva appena riportato in Libia ben 103 migranti. Succede però che un gruppo inizia ad opporsi all’idea di finire nei centri di detenzione e così per reprimere le agitazioni gli uomini armati hanno iniziato a sparare finendo per colpire un sudanese che è stato prontamente soccorso dai medici dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni ma purtroppo inutilmente. “L’uso di armi da fuoco contro civili inermi è inaccettabile in ogni circostanza” ricorda il portavoce dell’Oim, Leonard Doyle.

UNICO SOPRAVVISSUTO SUL BARCONE

Il Times of Malta ha raccontato la triste storia di un gommone alla deriva nel mar Mediterraneo che trasportava 15 persone di cui però tutti poi morti tranne un uomo, Mohammed Adam Og, che è rimasto in vita fino a quando un elicottero di Frontex non lo ha trovato ed ha avvertito le autorità maltesi. Il gommone era partito il 1 di agosto dalla città libica di Zawiya ma presto l’acqua, il cibo e il carburante hanno cominciato a terminare causando la morte di 14 persone i cui corpi sono stati gettati in mare a causa della forte puzza. “Dopo cinque giorni sono morte due persone. Poi ogni giorno ne morivano altre due” ha raccontato l’uomo. Attualmente Og, che in Etiopia era un politico, è ricoverato in un ospedale di Malta.

PER SALVINI LA LIBIA È UN PORTO SICURO?

“Al lavoro al Ministero da stamane per evitare lo sbarco di oltre 500 immigrati a bordo delle navi di due Ong, una francese e una spagnola.
Per 350 di essi la Libia ha dato la disponibilità di un porto di sbarco, mentre per gli altri (quelli visitati dal milionario Richard Gere) l’indicazione che ho dato è il divieto di ingresso nelle nostre acque e l’invito a navigare in direzione Spagna.
Vi faccio sapere come va a finire, io non mollo!
P.s. Spero che per salvare la poltrona i 5 Stelle non facciano un governo con Renzi perché torneremmo ai 500mila sbarchi che il Pd ‘regalò’ agli Italiani negli anni passati”.


Questo recita un post Facebook del segretario della Lega Matteo Salvini che oggi vogliamo contestare per le volgari affermazioni scritte. Se non è questo il momento per discutere se l’Italia debba accogliere o meno quei migranti e se la politica di stop alle ONG sia giusta, sicuramente conviene far notare al ministro che è favorevole a far andare in Libia 350 persone. Parliamo di un Paese che non ha mai firmato la Convenzione di Ginevra, in cui sono documentate torture sui migranti, che versa attualmente in una guerra civile e che l’ONU come la Farnesina stessa reputa un posto non sicuro. Insomma, Salvini, che tante cose fa da bravo papà, non si pone problemi a mandare in un Paese in guerra dei figli nati in un altro continente. Suona squallido anche l’attacco al M5s e al PD accusati di progettare un governo assieme per salvare le poltrone quando proprio per raddoppiarne il numero la Lega ha fatto cadere il governo. Così come suona di fake news quel “regalò” quasi a voler dire che il PD avesse programmato una invasione o altro.