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CORONAVIRUS, TRA GLI 85MILA DETENUTI RILASCIATI DALL’IRAN NON CI SONO LE ATTIVISTE DEI DIRITTI UMANI

L’Iran ha rilasciato “temporaneamente”, così scrive il Corriere della Sera, 85mila prigionieri per via del coronavirus. Tra questi prigionieri non ci sono però le famose attiviste per i diritti umani e contro la pena di morte: Narges Mohammadi che sembra stare male ed aver contratto il coronavirus (condanna di 16 anni), Atena Daemi (condanna di 7 anni) e Nasrin Sotoudeh di cui abbiamo parlato quando è stata condannata a ben 33 anni di carcere e 148 frustate. La denuncia arriva nel rapporto annuale di Iran Human Rights che ha documentato almeno 280 esecuzioni avvenute nel 2019 nonostante la maggior parte non siano state annunciate dalle autorità.

MORTE SOLEIMANI: COSA È SUCCESSO E COSA SUCCEDERÀ

COSA È SUCCESSO

Fa sempre piacere vedere giovani avvicinarsi alle dinamiche internazionali. Un po’ meno però se lo fanno guardando Twitter e stupide pagine Instagram per poi non andarsi ad informare in maniera più approfondita su quanto successo e sulle possibili conseguenze. Per quel che vale sento il dovere di provare a dare qualche spiegazione ai miei 25 lettori. Nella notte tra giovedì e venerdì gli Stati Uniti hanno lanciato sette missili (fonte Il Manifesto) che hanno centrato due auto appena partite dall’aeroporto di Baghdad (Iraq) uccidendo Qassem Soleimani, capo dell’unità Quds (untà di élite delle Guardie rivoluzionarie iraniane) e Abu Mahdi al-Muhandis, comandante di una milizia irachena filo-iraniana. Non ci soffermeremo sul fosse stato giusto o meno uccidere Soleimani non essendo questo il fulcro del discorso ma ci limiteremo a dire che era su molte liste nere. Più importante è invece capire l’importanza di quest’uomo nel regime iraniano perché da qui nascono i reali problemi: comandante reduce di tante battaglie all’estero in Iran era considerato molto più di un soldato e dagli ultraconservatori del regime era quasi considerato un ministro per la sua importanza (scrive Il Post). Il tutto può essere riassunto nelle parole dell’analista Hassan Hassan che definisce la morte di Soleimani come “la più significativa e importante (nella regione) dell’ultimo decennio”. Non stupisce che quindi l’amato comandante abbia mobilitato a Teheran folle oceaniche per il suo corteo funebre e non stupisce che la gente gridasse “morte all’America” (fonte ANSA). A far temere la nascita di una nuova guerra mondiale sono le ovvie dichiarazioni che provengono dall’Iran che si è vista strappare da un Paese mai stato amico uno dei suoi uomini simbolo e così si arriva a minacciare gli americani dicendo che “devono cominciare a ritirare le loro forze dalla regione islamica da oggi, o cominciare a preparare le bare per i loro soldati”.

COSA SUCCEDERÀ

La Guida suprema del Paese, Khamenei, ha dichiarato: “il lavoro e il cammino del generale Qassem Soleimani non si fermeranno. Una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani e di altri martiri dell’attacco della notte scorsa” (fonte Tgcom24). E per capire cosa potrebbe succedere non bisogna dimenticarsi che una eventuale guerra non coinvolgerebbe solo USA-Iran ma (scrive Il Post) anche le fino ad ora ‘equilibrate’ Libano e soprattutto Iraq che ha commentato come l’attacco a Baghdad sia una “violazione della sovranità nazionale” e quindi potrebbero schierarsi con l’Iran. Questo senza tener presente le posizioni di altri interessati come Russia e Israele. L’ipotesi di una ipotetica guerra mondiale resta però ad oggi posizione di quei ragazzini che non hanno approfondito un minimo la faccenda e si pensa invece che le ripercussioni possano avvenire, come in passato, in piccole e prolungate rappresaglie tra gli interessati (nonostante chiaramente le ripercussioni riguarderebbero indirettamente anche altri). Pur avendo buoni e tanti uomini via terra, anche forse in grado di sostituire validamente Soleimani, l’Iran pecca di forza aeronautica e marina e così gli esperti (scrivono Paronama e Il Post) ipotizzano ad oggi una guerra a suon di rappresaglie, attacchi di droni, violazioni informatiche e così via. Vero è che molto ma molto difficilmente questa sarà una guerra che riguarderà anche l’Europa se non indirettamente tra profughi e prezzo del petrolio ma quello che è sicuro è che l’aver ucciso una persona simbolo così importante ha sicuramente destabilizzato ulteriormente l’area ed avrà importanti ripercussioni. In tutto ciò è opportuno sperare che Trump sviluppi idee e strategie perché ad oggi tutti gli esperti sembrano essere concordi nel dire che l’America pecca di una linea generale (uccisione di Soleimani compresa). Molto, moltissimo dipenderà dalla Casa Bianca.

Piccola parentesi: questo articolo era originariamente nato come un bel post per i miei canali social e solo dopo è mutato in altro. Nonostante ciò ho deciso di non eliminare provocazioni o altro, limitandomi solo a piccoli aggiustamenti. Grazie.