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BLACK LIVES MATTER: MANIFESTANTE SALVA ESTREMISTA DI DESTRA

Immaginate se invece che stare a guardare anche uno solo dei poliziotti accusati per l’omicidio di George Floyd fosse intervenuto: forse la famiglia dell’afroamericano ora non starebbe piangendo lacrime amare sopra una bara.

Che si sia bianchi o neri, di destra o di sinistra, europei o asiatici tutte le vite contano e questo lo ha capito bene Patrick Hutchinson che si è caricato sulle spalle un uomo bianco di estrema destra per portarlo in salvo dalla una folla intenta a picchiarlo.

Basta un attimo e un corpo può ritrovarsi privo di vita in una bara ma fortunatamente non è stato questo il caso. “Ho visto una persona in grossa difficoltà allora mi sono buttato a terra anch’io e, sotto calci e pugni, ho provato a tirarla fuori da lì, proteggendola con il mio corpo. Ho ricevuto moltissimi colpi anch’io ma per fortuna altri mi hanno fatto scudo. Non sono un eroe. È stato un lavoro di squadra”.

Patrick non sarà un eroe ma sicuramente può affermare di aver compreso meglio di altri i motivi per i quali anche a Londra la gente scende in strada per far sentire la propria voce. Con quel coraggioso gesto, quello invece mancato agli agenti di polizia che hanno uccido George Floyd, un uomo nero ha salvato un uomo bianco con idee molto diverse dalle sue: è questo rispetto per la vita.

“Se allo stesso modo i tre poliziotti che erano inerti intorno a George Floyd in America avessero agito, mentre stava per essere ucciso, sarebbe ancora vivo. Invece non lo hanno fatto”.

Grazie Patrick per essere intervenuto senza pensarci due volte.

COSA DICONO LE DEFINITIVE AUTOPSIE DI GEORGE FLOYD? MORTO PER ASFISSIA

Nei giorni scorsi vi avevamo parlato dell’esito della prima autopsia effettuata sul corpo di George Floyd che parlava di “effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, delle sue patologie pregresse (coronaropatia e ipertensione, ndr) e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo” che “hanno probabilmente contribuito alla sua morte” ed ora ci sembra doveroso riportare i risultati delle nuove autopsie: quella effettuata dal personale medico della contea di Hennepin e quella indipendente effettuata dalla famiglia dell’afroamericano ucciso.

La nuova autopsia ufficiale dice che la morte di Floyd si è verificata quando cuore e polmoni dell’uomo hanno smesso di funzionare mentre era “tenuto fermo”. Il rapporto dell’autopsia conferma che George aveva pregressi problemi cardiaci e che aveva assunto recentemente metanfetamine e fentanyl, ma riconosce come causa della morte un “arresto cardiopolmonare avvenuto come complicazione del blocco, della sottomissione e della compressione del collo da parte delle forze dell’ordine”.

I risultati di questa autopsia definitiva arrivano con quelli dell’autopsia indipendente richiesta della famiglia in cui si parla di “omicidio causato dall’asfissia provocata dalla compressione della schiena e del collo che ha portato alla mancanza di flusso sanguigno al cervello”. Pressoché le autopsie concordano ma c’è comunque una importante differenza: una, quella della famiglia, riconosce la rilevanza del modo in cui anche gli altri poliziotti hanno trattenuto a terra George Floyd.

COSA DICE L’AUTOPSIA SU GEORGE FLOYD

In breve “non ci sono elementi fisici che supportano una diagnosi di asfissia traumatica o di strangolamento” per quanto concerne la dipartita dell’afroamericano morto dopo che un agente gli ha tenuto premuto il ginocchio sul collo per 9 minuti.

Il referto medico parla di “effetti combinati dell’essere bloccato dalla polizia, delle sue patologie pregresse (coronaropatia e ipertensione, ndr) e di qualche potenziale sostanza intossicante nel suo corpo” che “hanno probabilmente contribuito alla sua morte”.

La famiglia di George Floyd non è soddisfatta dell’esito dell’autopsia e chiede che venga condotto un secondo esame, indipendente.
Quello che dice l’autopsia è in parole povere che l’uomo non è morto per strangolamento o asfissia ma per tutti gli “effetti combinati” spiegati sopra tra cui anche l’essere tenuto a terra con il ginocchio sul collo.

Mentre Minneapolis sembra diventata una zona di guerra e si pensa all’arrivo dell’esercito, è stato arrestato Derek Chauvin, il poliziotto coinvolto nella morte di George, con le accuse di omicidio preterintenzionale e omicidio di terzo grado. “L’incriminazione più veloce in un’indagine contro un agente di polizia”.