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IL FUTURO DEL FAKE

Negli ultimi giorni in Italia sta molto prendendo piede una applicazione, FaceApp, che consente di applicare al proprio volto una serie di filtri consentendo la restituzione di volti con cambiato sesso o molto più invecchiati (oltre che altro). L’applicazione che conta più di 100milioni di download sul Play Store non è nuova al grande pubblico, risale infatti al 2017, ma a seguito di migliorie effettuate all’algoritmo ha ripreso piede prima tra i vip e poi tra un po’ tutti ormai: basta farsi un giro sui principali social per capire di cosa sto parlando. Non nego però che la faccenda mi suscita qualche preoccupazione e non mi riferisco solo alla voglia dei giovani di vedersi già coi capelli bianchi o alla privacy mancata stando a quello che scrivono alcuni giornali. Credo sia lecito preoccuparsi sapendo che una normale applicazione facilmente scaricabile riesca a modificare i volti in tal modo ottenendo risultati “più che decenti se non financo verosimili”.  Chi ci dice che analoghe tecnologie non verranno presto utilizzate nella creazione di nuove notizie false o meglio di immagini e video falsi?

Quotidianamente veniamo bombardati da fake news che spesso molte persone danno per vere e condividono. A volte a cascarci non è solo il vicino di casa che passa il pomeriggio bazzicando su Facebook, ma financo giornali: un caso recente è quello che vedeva falsamente Gianni Cuperlo accusato di aver dato dell’ignorante all’elettorato della Lega (bastava ascoltare l’intera dichiarazione per scoprire la verità). Secondo l’UNESCO con “analfabetismo digitale” si intende “la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”. Detto in parole povere colui che è in grado di scrivere e leggere ma non di comprendere e valutare, ed infatti una delle caratteristiche degli analfabeti funzionali è essere acritici e credere un po’ a tutto: sono spesso quelli che abboccano alle fake news e che fanno una pessima figura prendendo per veri i video di Gian Marco Saolini. In Italia secondo i dati Ocse-Piaac del 2016 il 27,9% degli italiani tra i 16 ed i 65 anni ricade nella categoria degli analfabeti funzionali! Personalmente ritengo che per poter parlare di sana democrazia bisogna prima accertarsi ci sia sana informazione con annesso popolo che sa capire quel che viene detto ed è per questo che mi preoccupa sapere come più di un quarto degli italiani sia analfabeta funzionale. Rincuora però sapere che l’analfabetismo funzionale proprio come il classico analfabetismo può essere combattuto: ridare priorità all’italiano, alla lettura, educare a riconoscere le fake news, e spesso aiuta il semplice tenere il cervello in allenamento.

Ahimè potrebbe succedere che nel mentre si impari a riconoscere e capire quel che è vero o falso potrebbe non bastare più e a farne le spese potremmo essere un po’ tutti. Quanto ci vorrà prima che tutti possano tenere nel proprio smartphone una nuova app che ci consente di creare dei falsi video irriconoscibili da far circolare per vendicarsi della ragazza che ci ha dato buca?

Parlo del “deepfake”, ovvero una tecnica basata sull’intelligenza artificiale che consente di combinare e sovrapporre immagini e video già esistenti con altre immagini e video tramite l’apprendimento automatico noto come GAN. Il termine deepfake deve la sua origine e diffusione ad un utente Reddit chiamato “Deepfakes” che nel 2017 pubblicò sulla controversa piattaforma dei finti video porno in cui le facce delle pornostar venivano sostituite con quelle di famose attrici. È da questo episodio che lentamente i deepfake hanno iniziato a perfezionarsi e diffondersi arrivando lentamente all’attenzione dell’opinione pubblica. Se non vi è ancora ben chiaro di cosa stiamo parlando vi basterà guardare questo video in cui l’ex Presidente Barack Obama insulta l’attuale Presidente americano Donald Trump.

Forse a suo tempo il video venne accolto con ironia, come è lecito sia, ma ad oggi dovremmo iniziare a preoccuparci dato il miglioramento costante di questa tecnologia che diviene sempre più di dominio pubblico e “FaceApp” in un certo senso ne è la dimostrazione. Se anche i giornali ad oggi, che sono coloro che dalle fake news dovrebbero difenderci, fanno l’errore (sempre sia stato un errore e non una cosa voluta) di estrapolare e male riportare le parole di un onorevole cosa ci dice che in futuro non inizino a riportare notizie false per via dei deepfake? Al Wall Street Journal si inizia di già ad addestrare i giornalisti a riconoscere questi video manipolati che sembrano veri e plausibilmente lentamente i nostri media nazionali inizieranno a fare altrettanto se vogliamo continuare a parlare di sana informazione e vogliamo che la gente si faccia una propria idea in base a notizie vere. Ma se riconoscere quale video è vero e quale è falso diviene possibile e d’obbligo in grandi e differenti realtà come in un giornale o in un commissariato di polizia, non è detto che in altre realtà come un comune si riesca a fare altrettanto. Quanto passerà prima di leggere su un giornale: “ragazza si butta dal terrazzo per un falso video fatto circolare che la ritraeva in atteggiamenti sessuali”? Stiamo ancora lottando contro le classiche fake news, lo facciamo informando ed educando, ma prima di aver vinto questa ardua battaglia potremmo ritrovarci ad affrontarne una ancora più difficile per la quale non abbiamo anticorpi a sufficienza: i fake video.