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DECRETO SICUREZZA BIS: TUTTO QUELLO CHE BISOGNA SAPERE

Già a fine 2018 era divenuto legge il cosiddetto “decreto sicurezza” o “decreto Salvini” che in passato abbiamo avuto modo di trattare e commentare. Lo riassumiamo in breve citando alcuni dei punti focali: 3,5 milioni per i rimpatri, estensione tempo massimo di permanenza dei migranti nei Cpr da 90 a 180 giorni, abolizione della protezione umanitaria, possibilità di togliere lo stato di rifugiato a chi si rende colpevole di reati, possibilità di revocare la cittadinanza e limitazione degli Sprar a solo i minori non accompagnati. A suo tempo avevamo criticato la riforma per una serie di motivi che andavano dalle pessime condizioni in cui sono tenuti i Cpr al fatto che revocare la cittadinanza possa essere incostituzionale al fatto che l’eliminazione della protezione umanitaria creerà molti irregolari (secondo l’Ispi saranno almeno 140mila in più entro fine 2020 di cui la metà per colpa del decreto). Nel frattempo di tempo ne è passato e proprio questo lunedì sera al Senato con 160 voti favorevoli è stato approvato il “decreto sicurezza bis” che si occupa principalmente di immigrazione e ordine pubblico durante le manifestazioni.

“L’articolo 1 prevede che il Ministro dell’interno (con provvedimento da adottare di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e informato il Presidente del Consiglio) possa limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica e in caso di violazione delle leggi vigenti in materia di immigrazione”. Salvini quindi infischiandosene di quella che è la suddivisione dei poteri, pilastro in uno Stato democratico, accentra nelle sue mani più potere di quanto gliene spetti e anzi ci tocca forse ringraziare il battibecco avuto con la Ministra Trenta se quantomeno il provvedimento è “da adottare di concerto” con ministero di difesa e infrastrutture che logica vuole debbano avere un peso in queste questioni. L’articolo 2 è invece in assoluto il più discusso e controverso in quanto introduce sanzioni da un minimo di 150mila euro a 1 milione di euro “per la violazione, da parte del comandante di una nave, del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane”. L’articolo è palesemente costruito al fine di danneggiare l’operato delle ONG che svolgono un importante lavoro di salvataggio anche se ci toccherà aspettare per vedere quanto questo articolo non entri in contrasto con le leggi internazionale che hanno a cuore in primis la salvaguardia delle persone in mare. Altri punti inerenti all’immigrazione prevedono lo stanziamento di fondi per il contrasto all’immigrazione clandestina come anche l’arresto per coloro che sono colti in flagranza di un delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra. Introdotto anche un fondo per le politiche di rimpatrio con un importo per quest’anno di 2 milioni di euro. L’articolo 6 del decreto invece secondo quanto scritto sul sito del Senato enuncia che “viene inasprita la pena se l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona avviene in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico; è punito con la reclusione da 1 a 4 anni chi, nel corso della manifestazione in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti ad offendere; la Camera ha previsto che quando il fatto è commesso in modo da creare un concreto pericolo per l’integrità delle cose, la pena è invece della reclusione da 6 mesi a 2 anni”. Il decreto all’articolo 7 “introduce circostanze aggravanti per i reati di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, di resistenza a un pubblico ufficiale, di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario e ai suoi singoli componenti, per l’interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità, devastazione e saccheggio, qualora le condotte siano poste in essere in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”. Altro importante articolo dei 18 del decreto è quello che prevede il Daspo anche per “coloro che siano denunciati per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza”, “coloro che risultino avere tenuto, anche all’estero, sia singolarmente che in gruppo, una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione” a anche per “coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti”. Sempre il decreto prevede anche l’abolizione dell’archiviazione per “lieve tenuità del fatto” per chi commette reati di violenza, oltraggio o resistenza a pubblico ufficiale cosicché si potrebbe finire nei guai per uno “sciocchino”.

Al decreto di critiche ne sono arrivate davvero tante. L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati in passato aveva detto che “L’Unhcr ribadisce la propria preoccupazione in merito al fatto che l’imposizione di sanzioni pecuniarie e di altro tipo ai comandanti delle navi potrebbe ostacolare o impedire le attività di soccorso in mare da parte delle navi private in un momento in cui gli stati europei hanno significativamente ritirato il proprio sostegno alle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale”. Il giorno dopo l’approvazione al Senato del decreto sicurezza bis l’Unchr ha ribadito che “Il rischio concreto è che nel Mediterraneo ci saranno più morti”. Del mio steso parere don Luigi Ciotti che in video aveva affermato come “Essendo già enorme il potere del ministro dell’Interno in materia di immigrazione, questa estensione rappresenta una invasione di campo, una appropriazione indebita di ruoli e competenze altrui, ennesimo segno di un’ambizione sfrenata, indifferente alla divisione dei poteri su cui si fonda la democrazia”. Neanche Amnesty Italia esprime parere positivo sul decreto: “la seconda parte del decreto, che inasprisce le sanzioni per oltraggio a pubblico ufficiale e altri reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche, ha il chiaro scopo di limitare gli spazi di libertà di chi vuole rivendicare i propri diritti e quelli della collettività. Al contrario, pensiamo che la discussione di questo provvedimento avrebbe potuto anche essere un’occasione per aprire un dibattito sulle misure di trasparenza per l’operato delle forze di polizia, come i codici identificativi, a tutela e a garanzia del lavoro degli agenti stessi”.