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BOLSONARO: UN MORTO CHE CAMMINA ABBANDONATO ANCHE DA MORO

Che il Brasile sia un Paese difficile da governare lo sa bene l’ex presidente Lula che era noto proprio per la sua capacità di riuscire a raggiungere accordi con gli avversari politici pur riuscendo a portare avanti le sue battaglie elettorali e a non deludere i brasiliani che lo hanno reso uno dei leader democratici con i più alti indici di gradimento della storia. Non si può dire altrettanto dell’attuale presidente Bolsonaro che non sembra molto abile come stratega ed ora rischia di cadere senza concludere il mandato. La gestione, pressoché inesistente, del coronavirus al quale il presidente brasiliano non ha mai prestato un minimo di attenzione lo ha fatto sicuramente mal vedere agli occhi di una parte del Paese che ormai non riesce più neanche a far curare le persone in ospedale. Al calo di gradimento di Bolsonaro si aggiunge l’aver fatto fuori dal governo due ministri in questo periodo forse anche più amati di lui: Luiz Henrique Mandetta, ex ministro della Salute, e Sérgio Moro, ex ministro della Giustizia. Il primo cacciato perché insisteva sulla necessità di isolamento causa Covid-19 ed il secondo uscito dal governo per motivi un poco più complicati. Tutto inizia qualche settimana fa quando Bolsonaro licenzia il capo della polizia federale, Mauricio Valeixo, per motivi mai chiariti: ciò ha indotto molti a pensare che Bolsonaro possa averlo fatto per ostacolare le indagini in corso su due sue figli. Del licenziamento avrebbe chiesto conto Sérgio Moro che sembra si sia sentito rispondere da Bolsonaro che avrebbe voluto al posto di Valeixo qualcuno di più fedele. Il tutto non è piaciute al ministro della Giustizia poi licenziatosi. Bolsonaro ha così perso quello che per i suoi sostenitori è il simbolo della lotta alla corruzione e all’abuso di potere nonostante vada anche detto che fu proprio Sérgio Moro il nome dietro al colpo di Stato ai danni dell’ex presidente Lula condannato per “atos indeterminados” con lo scopo di non farlo gareggiare alle presidenziali a cui ha poi vinto Bolsonaro. Bolsonaro non perde però consenso solo tra la gente ma anche all’interno del Parlamento, tanto da farlo correre ai ripari cercando di comprare appoggio da nomi non proprio puliti, in cui ora aleggia sentore di impeachment. Per lui problemi anche sul fronte giudiziario.

BOLSONARO NON FA NULLA PER IL CORONAVIRUS: SONO I TRAFFICANTI AD IMPORRE IL COPRIFUOCO

In Brasile sono ormai quasi 3000 i casi di contagio da coronavirus registrati (più del doppio da inizio settimana) ma il presidente Bolsonaro continua a fregarsene arrivando anche ad attaccare quegli Stati brasiliani che autonomamente hanno deciso di chiudere scuole e alcune attività. Il 24 marzo in un messaggio televisivo al Paese, Bolsonaro si è scagliato contro quello che ha definito “confinamento di massa” perché a suo dire il Covid-19 è solo un “piccolo raffreddore” e che tanto i brasiliani “non prendono mai niente”. Bolsonaro si ritiene al sicuro avendo avuto un “passato da atleta” e quindi, citandolo, “se dovessi venire infettato dal virus, non avrei niente di cui preoccuparmi”. Per le sue posizioni sul coronavirus Bolsonaro diviene sempre più impopolare e isolato: anche il ministro della Salute diviene sempre più critico. Al presidente brasiliano questa pandemia spaventa così poco da aver riaperto i luoghi di preghiera perché da lui considerati “servizi essenziali” e così sono sempre di più le persone che temono la situazione peggiori. Intanto nelle sporche e povere favelas sono dei trafficanti di droga (scrive il The Guardian) a imporre una sorta di coprifuoco.

Foto presa dal Corriere Della Sera