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TRA UN PRESIDENTE CHE CREDE CHE L’OMS INCORAGGI L’OMOSESSUALITÀ ED UN PAPA CHE PARLA DI ANTICRISTO

“Questa è l’Organizzazione mondiale della sanità i cui consigli sul coronavirus dovremmo tutti seguire. Dovremmo seguire anche le loro linee guida sulla politica dell’istruzione? Per i bambini da 0 a 4 anni: soddisfazione e piacere quando si toccano i corpi, masturbazione…. Per i bambini dai quattro ai sei anni: identità di genere positiva … masturbazione nella prima infanzia, relazioni tra persone dello stesso sesso … Da nove a 12 anni: prima esperienza sessuale.” Recitava questo un post Facebook di Bolsonaro poi eliminato.

Il presidente brasiliano sembrerebbe fare riferimento a una guida educativa del 2010, denominata “Standard per l’educazione sessuale in Europa”, che tra le tante cose cerca di tranquillizzare genitori ed educatori su come determinati comportamenti siano normali. Per di più non si incoraggia nulla.

Molto discutibili anche le parole di Papa Ratzinger, che, nel nuovo libro “Ein Leben” del biografo Peter Seewald, arriva ad affermare che “matrimonio omosessuale” e “aborto” sono il “potere spirituale dell’Anticristo”.

“Cento anni fa tutti avrebbero considerato assurdo parlare di un matrimonio omosessuale. Oggi si è scomunicati dalla società se ci si oppone”, dice. Lo stesso vale per “l’aborto e la creazione di esseri umani in laboratorio”. A rilasciare le dichiarazioni del Pontefice è stato il sito conservatore americano LifeSiteNews.

BOLSONARO: UN MORTO CHE CAMMINA ABBANDONATO ANCHE DA MORO

Che il Brasile sia un Paese difficile da governare lo sa bene l’ex presidente Lula che era noto proprio per la sua capacità di riuscire a raggiungere accordi con gli avversari politici pur riuscendo a portare avanti le sue battaglie elettorali e a non deludere i brasiliani che lo hanno reso uno dei leader democratici con i più alti indici di gradimento della storia. Non si può dire altrettanto dell’attuale presidente Bolsonaro che non sembra molto abile come stratega ed ora rischia di cadere senza concludere il mandato. La gestione, pressoché inesistente, del coronavirus al quale il presidente brasiliano non ha mai prestato un minimo di attenzione lo ha fatto sicuramente mal vedere agli occhi di una parte del Paese che ormai non riesce più neanche a far curare le persone in ospedale. Al calo di gradimento di Bolsonaro si aggiunge l’aver fatto fuori dal governo due ministri in questo periodo forse anche più amati di lui: Luiz Henrique Mandetta, ex ministro della Salute, e Sérgio Moro, ex ministro della Giustizia. Il primo cacciato perché insisteva sulla necessità di isolamento causa Covid-19 ed il secondo uscito dal governo per motivi un poco più complicati. Tutto inizia qualche settimana fa quando Bolsonaro licenzia il capo della polizia federale, Mauricio Valeixo, per motivi mai chiariti: ciò ha indotto molti a pensare che Bolsonaro possa averlo fatto per ostacolare le indagini in corso su due sue figli. Del licenziamento avrebbe chiesto conto Sérgio Moro che sembra si sia sentito rispondere da Bolsonaro che avrebbe voluto al posto di Valeixo qualcuno di più fedele. Il tutto non è piaciute al ministro della Giustizia poi licenziatosi. Bolsonaro ha così perso quello che per i suoi sostenitori è il simbolo della lotta alla corruzione e all’abuso di potere nonostante vada anche detto che fu proprio Sérgio Moro il nome dietro al colpo di Stato ai danni dell’ex presidente Lula condannato per “atos indeterminados” con lo scopo di non farlo gareggiare alle presidenziali a cui ha poi vinto Bolsonaro. Bolsonaro non perde però consenso solo tra la gente ma anche all’interno del Parlamento, tanto da farlo correre ai ripari cercando di comprare appoggio da nomi non proprio puliti, in cui ora aleggia sentore di impeachment. Per lui problemi anche sul fronte giudiziario.

BOLSONARO NON FA NULLA PER IL CORONAVIRUS: SONO I TRAFFICANTI AD IMPORRE IL COPRIFUOCO

In Brasile sono ormai quasi 3000 i casi di contagio da coronavirus registrati (più del doppio da inizio settimana) ma il presidente Bolsonaro continua a fregarsene arrivando anche ad attaccare quegli Stati brasiliani che autonomamente hanno deciso di chiudere scuole e alcune attività. Il 24 marzo in un messaggio televisivo al Paese, Bolsonaro si è scagliato contro quello che ha definito “confinamento di massa” perché a suo dire il Covid-19 è solo un “piccolo raffreddore” e che tanto i brasiliani “non prendono mai niente”. Bolsonaro si ritiene al sicuro avendo avuto un “passato da atleta” e quindi, citandolo, “se dovessi venire infettato dal virus, non avrei niente di cui preoccuparmi”. Per le sue posizioni sul coronavirus Bolsonaro diviene sempre più impopolare e isolato: anche il ministro della Salute diviene sempre più critico. Al presidente brasiliano questa pandemia spaventa così poco da aver riaperto i luoghi di preghiera perché da lui considerati “servizi essenziali” e così sono sempre di più le persone che temono la situazione peggiori. Intanto nelle sporche e povere favelas sono dei trafficanti di droga (scrive il The Guardian) a imporre una sorta di coprifuoco.

Foto presa dal Corriere Della Sera

GRETA THUNBERG CHIAMATA ‘MOCCIOSA’ DA BOLSONARO

L’attivista Greta Thunberg è stata derisa dal presidente Bolsonaro dopo che la giovane ragazza aveva sui social condannato le crescenti violenze contro gli indigeni dell’Amazzonia. È per questo che il leader della destra brasiliano ha replicato: “Greta dice che gli indigeni sono morti difendendo l’Amazzonia, è sorprendente quanto spazio la stampa dia a questa mocciosa”.

INCENDI RECORD IN AMAZZONIA

In Amazzonia nel 2019 è record di incendi dal 2013 dopo due anni in cui il fenomeno era in diminuzione stando a quello denunciato dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile. L’Istituto ha visto come da gennaio ad agosto 2019 c’è stato un aumento dei roghi dell’83% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso per un totale di quasi 73mila incendi. L’Amazzonia sembra essere sempre più a rischio se si considera anche l’aumento del disboscamento aumentato del 65% rispetto al 2018.

Ci sono due cose da poter fare: la migliore è quale di prendere in mano la situazione e poi abbiamo la scelta di Bolsonaro che crede di risolvere tutto licenziando il direttore dell’Istituto.