Stai vedendo Xenofobia

RAZZISMO A MARSALA: VIETATO L’INGRESSO AL MERCATO ANTICO A RAGAZZI DI COLORE

Marsala 2020. Eppure sembra l’America degli anni ’50. A dei ragazzi viene vietato l’ingresso all’ Antico Mercato. Il motivo? Sono neri.⠀

Un ragazzo fa notare che la cosa è sconcertante ed è in quel momento che, apriti cielo, arriva la frase magica: “io non sono razzista, ho anche amici…”⠀
Forse l’uomo dice il vero ma si dimostra un vile che esegue ordini perché “così ci hanno detto di fare”.⠀
Non era questione di abbigliamento, come si capisce anche dal video, ma di una mentalità malata che porta a dire: “non c’è nessuno come voi dentro”.⠀


La denuncia dell’accaduto è arrivata da Ali Omar Fofana che, a Open, ricorda come non sia la prima volta che non riesce a passare una serata in compagnia dei suoi amici perché scontratosi con pregiudizi o peggio razzismo.⠀
“Noi non fumiamo né beviamo alcol. Siamo calciatori, tutti con permesso di soggiorno, non facciamo del male a nessuno. Un episodio simile, in realtà, è capitato anche a febbraio quando ci hanno negato l’accesso al Palazzetto dello Sport, trasformato per l’occasione in una discoteca, dopo che avevamo pagato 10 euro a testa. Il motivo? Sei ragazzi, tutti maschi, neri, magari potevano dare fastidio alle ragazze”.⠀

Un ragazzo d’oro, è così che Ali viene descritto dal presidente della U.S.D. Petrosino Marsala Black Star per cui gioca. “Prima di parlare dovrebbero conoscere la storia di questo giovane. Io l’ho assunto come collaboratore domestico, è un ragazzo d’oro. Lo sanno, ad esempio, che Ali ha perso i genitori perché uccisi, davanti a lui, da una banda armata? Lo sanno che è arrivato in Italia, nel 2013, a bordo di un barcone, rischiando la vita, e che ha lasciato in Gambia una sorella da sola a cui ogni mese invia dei soldi? Lo sanno che Ali fa il muratore, il giardiniere e sa anche dipingere le barche?”⠀

Eppure l’altra sera Ali e amici non sono riusciti ad entrare all’Antico Mercato per passare una tranquilla serata come tanti altri giovani.⠀

All’ingresso niente controlli anti-covid… solo controlli anti-neri⠀



Fonti: Open, Trapanisì

EURODEPUTATA DENUNCIA RAZZISMO DA PARTE DELLA POLIZIA BELGA

Sono parole amare quelle dell’europarlamentare tedesca Pierrette Herzberger-Fofana pronunciate al Parlamento europeo. Se lentamente l’Europa si libera da questa ondata di Covid-19, altrettanto non si può dire di razzismo e xenofobia che aleggiano anche tra le forze dell’ordine con il risultato che delle persone finiscono per temere anche il solo camminare per strada.

“Ieri (racconta Herzberger-Fofana) uscendo dalla stazione nord di Bruxelles ho visto nove poliziotti molestare due giovani neri. Ho fatto una foto con il mio telefono, cosa che è legale. I poliziotti mi hanno strappato il telefono dalle mani, quattro dei nove poliziotti mi hanno spinto brutalmente contro il muro, mi hanno violentemente preso la borsa, mi hanno costretta al muro, con le gambe allargate, e volevano perquisirmi. Mi hanno trattato in modo umiliante. Quando ho detto ai poliziotti che ero deputata al Parlamento europeo non mi hanno creduto. Ho denunciato il caso perché non possiamo far passare questa violenza”.

video

BLACK LIVES MATTER: MANIFESTANTE SALVA ESTREMISTA DI DESTRA

Immaginate se invece che stare a guardare anche uno solo dei poliziotti accusati per l’omicidio di George Floyd fosse intervenuto: forse la famiglia dell’afroamericano ora non starebbe piangendo lacrime amare sopra una bara.

Che si sia bianchi o neri, di destra o di sinistra, europei o asiatici tutte le vite contano e questo lo ha capito bene Patrick Hutchinson che si è caricato sulle spalle un uomo bianco di estrema destra per portarlo in salvo dalla una folla intenta a picchiarlo.

Basta un attimo e un corpo può ritrovarsi privo di vita in una bara ma fortunatamente non è stato questo il caso. “Ho visto una persona in grossa difficoltà allora mi sono buttato a terra anch’io e, sotto calci e pugni, ho provato a tirarla fuori da lì, proteggendola con il mio corpo. Ho ricevuto moltissimi colpi anch’io ma per fortuna altri mi hanno fatto scudo. Non sono un eroe. È stato un lavoro di squadra”.

Patrick non sarà un eroe ma sicuramente può affermare di aver compreso meglio di altri i motivi per i quali anche a Londra la gente scende in strada per far sentire la propria voce. Con quel coraggioso gesto, quello invece mancato agli agenti di polizia che hanno uccido George Floyd, un uomo nero ha salvato un uomo bianco con idee molto diverse dalle sue: è questo rispetto per la vita.

“Se allo stesso modo i tre poliziotti che erano inerti intorno a George Floyd in America avessero agito, mentre stava per essere ucciso, sarebbe ancora vivo. Invece non lo hanno fatto”.

Grazie Patrick per essere intervenuto senza pensarci due volte.

“FACCIAMO VENIRE LE SCIMMIE”: 14 AZIENDE SEQUESTRATE E 60 INDAGATI PER CAPORALATO

Non erano trattate come persone ma come delle “scimmie” da sfruttare sino all’ultimo nei campi per pochi euro l’ora. Grazie all’operazione Demetra e ai finanzieri impiegati si è potuto fare luce sullo sfruttamento perpetrato da caporali nelle province di Cosenza e Matera ed arrivare ai nomi di 60 persone (ora in custodia cautelare o agli arresti domiciliari) e al sequestro di 14 aziende agricole tra Calabria e Basilicata.

Sono due le organizzazioni criminali prese di mira: una che si occupava di reclutamento di braccianti da sfruttare e un’altra che, con la complicità di un dipendente comunale, si occupava di combinare falsi matrimoni.

Una vera e propria assenza di umanità che portavano caporali e non a parlare in modo abominevole della manodopera che da loro veniva vista solo e soltanto come carne e ossa da utilizzare sino all’ultimo: “Ai neri mancano un paio di bottiglie di acqua. Nel canale, gliele riempiamo nel canale…” dice un intercettato.

Non solo i braccianti venivano trattati peggio di animali bastonati ma venivano considerati tali: “Dove sono le scimmie?” oppure “…facciamo venire le scimmie così cerchiamo di finire…” sono alcune delle frasi intercettate.

Come detto a seguito della uccisione di Adnan Siddique, fatto fuori forse perché dava problemi a caporali, è necessario ricordare che oggi in Italia è doveroso combattere il fenomeno del caporalato e sfruttamento lavorativo. Sembra questo il “black lives matter” italiano.

video intercettazioni

USA, AFROAMERICANO MUORE SOFFOCATO DA UN POLIZIOTTO

“Non riesco a respirare, non riesco a respirare. Non uccidermi”. Sono queste le ultime parole di George Floyd, un afroamericano ucciso da un poliziotto di Minneapolis.

Tutto ha inizio verso le 8 di sera, quando degli agenti sono arrivati al 3700 di Chicago Avenue South per fermare un uomo che “appariva sotto l’effetto di droga” e che per i poliziotti avrebbe opposto resistenza all’arresto. Un agente ha bloccato George a terra tenendolo fermo con un ginocchio all’altezza del collo abbastanza a lungo da farlo morire in quello che vergognosamente è stato definito “incidente medico”.

“La polizia l’ha ucciso, l’ha ucciso lì di fronte a tutti mentre gridava non posso respirare” ha commentato un testimone che racconta anche come la “sua testa era così schiacciata a terra che gli usciva sangue dal naso”.
Inutile dire che in queste ore l’America è attraversata dalle proteste di innumerevoli persone che chiedono giustizia e che episodi come questo cessino di verificarsi.

“Avrebbero dovuto essere lì per servire e proteggere e non ho visto nessuno di loro alzare un dito per fare qualcosa per aiutarlo mentre chiedeva salva la sua vita. Nessuno di loro ha cercato di fare qualcosa per aiutarlo”. Queste sono parole della cugina di George la cui famiglia è a pezzi per la perdita subita e chiede che i quattro agenti coinvolti vengano accusati di omicidio.

“I can’t breathe”

il video

IN CROAZIA I MIGRANTI SONO SEGNATI COME BESTIAME E POI RESPINTI

È arancione lo spray che la polizia croata utilizza per segnare con una croce i migranti, per lo più musulmani, che provano ad entrare nel Paese dalla Bosnia. A denunciare gli abusi disumani che degli agenti croati infliggono alle persone è una ONG chiamata “No Name Kitchen”.

Ad aspettare i migranti che provano ad attraversare il confine tra Bosnia e Croazia ci sono squadroni di forze dell’ordine che non si limitano a bloccare l’accesso (cosa già non fattibile) ma, armati di manganelli, privano i richiedenti asilo di documenti ed effetti personali arrivando anche a picchiarli. Le Nazioni Unite indagano su quanto è stato invece smentito dal ministero dell’Interno nonostante le foto e le testimonianze.

“A mio avviso questo è il risultato di due possibili motivazioni. O le autorità croate che commettono questi atti stanno usando la vernice per identificare e umiliare coloro che passano i valichi di frontiera o, ancora più preoccupante, la usano come tattica per traumatizzare psicologicamente con un simbolo religioso questa gente, la maggior parte dei quali è musulmana” ha dichiarato al Guardian Jack Sapoch (membro dell’ONG sopraindicata) su questa recente pratica disumana adoperata dalla polizia croata.

Esto ya parece increíble, pero la frontera de la Unión Europea nunca deja de sorprendernos. Las últimas novedades que…

Pubblicato da No Name Kitchen su Giovedì 7 maggio 2020

I croati non sono però nuovi a questi tipi di violenze e già a fine 2018 il Guardian raccolse una serie di testimonianze da parte di richiedenti asilo picchiati e respinti.

“La polizia iraniana mi ha rotto tutti i denti, quelli croati mi hanno rotto il naso e le costole” dichiarava un richiedente asilo iraniano. ” Se trovano denaro, lo rubano. Se trovano telefoni cellulari, li distruggono per evitare di essere filmati o semplicemente per impedirci di contattare i nostri amici. E poi ci hanno picchiati, quattro o cinque contro uno. Ci gettano a terra, ci prendono a calci e ci picchiano con i manganelli. A volte i loro cani ci attaccano. A loro, probabilmente non sembriamo molto diversi dai loro cani” raccontava un altro uomo tempo fa al Guardian.

CINA, MCDONALD VIETA L’ACCESSO ALLE PERSONE DI COLORE

A Guangzhou, città della Cina meridionale, vive una comunità di circa 13mila africani che però non è ben vista e a volte è persino vittima di discriminazioni. È questo il caso che vede coinvolto il McDonald della città, che, a seguito della notizia che 111 cittadini di origine africana nei giorni scorso sono risultati positivi al Covid-19, ha deciso di vietare l’ingresso alle persone di colore.

Nel cartello, divenuto virale su Twitter, si legge che le persone di colore di non possono entrare al fine di preservare la salute dei clienti. Una volta che la notizia è divenuta di pubblico dominio il McDonald incriminato ha temporaneamente chiuso approfittando del tempo per fare un corso di formazione sulla diversità allo staff.

In una nota di McDonald China si legge: “Immediatamente dopo aver appreso di una comunicazione non autorizzata ai nostri ospiti in un ristorante a Guangzhou, abbiamo subito rimosso la comunicazione e chiuso temporaneamente il ristorante”.

GLI SPACCANO LA BOTTIGLIA IN TESTA PERCHÉ DI ORIGINE CINESE

La sera del 24 febbraio, in un rifornimento di benzina a Cassola (Vicenza), un ragazzo di origine cinese di nome Zhang è stato preso a bottigliate da un 30enne.

Sulla denuncia, di cui Open ha riportato le parole, si legge: “Ero entrato nel bar del rifornimento di benzina per vedere se fosse possibile cambiare con tagli più piccoli una banconota da 50 euro. La barista, però, vedendomi, mi ha detto subito ‘Hai il coronavirus, tu non puoi entrare!’. A quel punto un ragazzo, che si trovava seduto all’interno, si è alzato e, dopo aver afferrato una bottiglia di birra che era sopra il tavolo, me l’ha rotta in testa causandomi delle lesioni”.
Tutto questo nell’indifferenza generale.

Foto presa da Open

“SEI CINESE, HAI IL CORONAVIRUS”DONNA PICCHIATA A TORINO

Torino, una 43enne di origine cinese che vive nella città piemontese dal ’97, è stata prima insultata e poi presa a botte. “Sei una cinese di mer** hai il virus, vattene” le avrebbero urlato, stando a quanto denunciato al commissariato di polizia, un uomo e una donna di mezza età. La donna aggredita ha raccontato di essere stata avvicinata per strada dai due che avrebbero poi iniziato a prenderla a calci e pugni: l’intervento di passanti ha fatto dileguare la coppia di aggressori.

“Gesto ignobile e di rara violenza verso una nostra concittadina, alla quale mando l’abbraccio mio personale e di tutta la comunità. A Torino non può esserci spazio per questi comportamenti” ha commentato la sindaca Appendino.

ATTENTATO AD HANAU: COSA È SUCCESSO E COSA SAPPIAMO

Germania, Hanau, ieri sera intorno alle 22 sono piovute pallottole allo shisha bar Midnight dove un uomo è entrato ed ha iniziato a sparare sulla gente che fumava Il narghilé. Il killer si è poi spostato con un’auto scura in una zona residenziale, nel quartiere di Kesselstadt, ripetendo l’operazione all’Arena Bar & Cafè. In tutto hanno perso la vita otto persone, mentre una nona ha perso la vita nella notte in ospedale per via delle ferite riportate.

A commettere la strage un 43enne tedesco di estrema destra, Tobias Rathien, il cui corpo senza vita è stato trovato questa mattina da forze speciali della polizia tedesca in una villetta a schiera. Assieme a lui anche il corpo della madre 72enne e, racconta Bild on line, anche una lettera in cui si afferma che alcuni popoli che non possono essere espulsi dalla Germania vadano “annientati”.

Sei giorni fa l’attentatore aveva postato un video su YouTube nel quale rivolgendosi agli americani parlava di una “invisibile società segreta” che li controlla. Per adesso si pensa a un “presunto atto di terrorismo” di matrice “xenofoba”.