Stai vedendo Sessismo

“IMMUNI” È SESSISTA? ASSOLUTAMENTE NO

Se vi chiedete quale sia il livello del dibattito in Italia la risposta arriva dalle proteste per l’app Immuni che è stata accusata di essere sessista per via di una sua immagine che raffigura una donna tenere in braccio il bambino mentre il presunto marito lavora in smart working (anche se nessuno ha detto sia effettivamente il coniuge e che al computer stia lavorando e non stia facendo altro). È bastata una immagine stilizzata a far imbestialire leader da destra a sinistra che hanno così potuto ottenere due minuti di visibilità su Twitter e giornali online arrivando anche a riuscire a far invertire i ruoli nell’immagine con l’uomo che ora culla il bambino e la donna al PC. Che tristezza, esce una applicazione che ha fatto tanto discutere sul fronte privacy e che probabilmente verrà scaricata da pochi rendendola pressoché inutile e quello a cui si pensa è una raffigurazione fatta da un grafico che, a mio parere, come tanti utenti non ha pensato neanche mezzo secondo che la donna debba restare esclusivamente a casa a stirare e accudire i bambini. Si è presa una immagine innocente e la si è attaccata definendola sessista senza prima chiedersi se chi l’ha ideata abbia queste idee e l’abbia realizzata perché sostenitore di una presunta divisione dei ruoli secondo cui è l’uomo a portare il pane a casa: ci si è limitati ad attaccare qualcosa beceramente come si potrebbe fare un po’ con tutto, dalla pubblicità in cui è la madre a preparare la merenda per i bambini a quella in cui è la donna a comprare il rasoio per sua figlia. Non importa se affiancate all’immagine incriminata ce ne siano altre in cui sembra che la donna abbia un compito paritario rispetto all’uomo o che qui si stia parlando di una diamine di immagine stilizzata che volendo potrebbe essere attaccata in altri mille stupidissimi modi. No, quello che conta è il like in più che ti consente di finire in tendenza e sia se rasenti il ridicolo e non giovi a quella che dovrebbe essere la vera causa: perché ad esempio fermarsi a riflettere su riduzione del gender gap utilizzando anche strumenti come il congedo parentale quando si può accusare di sessismo una immagine stilizzata di una donna che tiene in braccio il bambino? Alcuni hanno toccato un punto di non ritorno per il quale va bene prendersela per il nulla ma poi non ci sono problemi se un ragazzo come Marco Crepaldi viene pesantemente insultato perché (con pacatezza e pensiero critico) non concorda con certe sfaccettature assunte da parte di alcune presunte (nazi)femministe che sporcano solo una buona causa.

IL SUDAN VIETA LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

Il governo provvisorio sudanese, sopravvenuto alla abbastanza recente caduta del dittatore Omar al-Bashir, continua a mostrarsi più attento alle tematiche del mondo femminile. In Sudan divengono finalmente vietate le mutilazioni genitali femminili, ergo le pratiche di rimozione totale o parziale degli attributi genitali femminili esterni, che per le Nazioni Unite hanno interessato circa 9 donne sudanesi su 10.

La pratica, molto diffusa in diversi Paesi africani, che causa dolori fisici e psicologi alle donne, ora in Sudan è vietata e chi infrange la legge rischia sino a 3 anni di carcere. Certo è che non basterà una legge per sradicare una pratica così diffusa, si hanno precedenti come l’Egitto per affermarlo, ma sicuramente è un cambio di rotta che il governo è intenzionato a portare avanti.

IL CANALE TELEGRAM CHE INVITA A STUPRARE LE RAGAZZINE PER LE LORO FOTO INSTAGRAM

Questa notte ha chiuso il discutibile canale Telegram “Troiett* di Instagram” il cui scopo è riassumibile con minacciare e minare la dignità delle ragazze oltre che chiaramente far sentire potenti un gruppo di ragazzini a cui veniva dato il potere di scegliere la ragazza più “stuprabile”. Sul canale nato da un paio di giorni, ma con già quasi 400 partecipanti, era possibile trovare foto di ragazze prese dal loro account Instagram che venivano poi associate a inviti allo stupro o allo sgozzamento per il quale gli admin sembrano avere una sorta di venerazione.
Dopo aver fatto passare una orrenda Pasqua a tante ragazze che si sono viste associate a “troie” da sgozzare o stuprare solo per aver esercitato la loro libertà di poter postare una foto in costume, soprattutto nel Salento, ci si è mobilitati ed una volta che sono sbucati fuori alcuni nomi di possibili admin il canale ha preferito chiudere. Non possiamo avere certezza che siano questi i nomi a cui poter dare la colpa di far passare il messaggio secondo cui una minigonna ti dia il diritto di stuprare una ragazza (ed anche per questo non intendo far nomi) ma sicuramente possiamo affermare la viltà di chi si diverte a rovinare una vita da dietro uno schermo senza mai metterci la faccia e assumersi la responsabilità per quei messaggi che sembrano scritti da un bambino delle materne il cui unico risultato è far sentire uno schifo ragazze che non hanno colpe.
Mi dispiace vedere che per colpa di determinate realtà, troppo spesso non ascoltate dalla polizia postale, ci siano ragazze che arrivano persino a togliersi da Instagram o ad eliminare le foto dal proprio profilo quasi a volersi proteggere imputando parte della colpa al social stesso che però è uno strumento e come tale lo si può usare per lasciare qualcuno in lacrime o per fare una raccolta fondi il cui fine è salvare vite.
Direttamente da Telegram avevo invitato diverse persone a segnalare ed avevo ieri notte scritto una mail ad un avvocato specializzato in realtà concernenti internet ma sono felice questa battaglia sia stata vinta prima ancora che la mail venisse aperta. Sarebbe però da stupidi non prendere in considerazione l’idea che ci possa essere nuovamente bisogno di mobilitarci….fortunatamente per ognuno di loro ci sono mille di noi.

Dalla mia pagina Facebook personale

Questa notte ha chiuso il discutibile canale Telegram “Troiett* di Instagram” il cui scopo è riassumibile con minacciare…

Pubblicato da Giulio Raganato su Lunedì 13 aprile 2020

ADESIVI SU GRETA THUNBERG VIOLENTATA: SONO DI UN’AZIENDA PETROLIFERA

Raccapriccianti le immagini di alcuni adesivi sui quali viene raffigurata una ragazzina di spalle mentre è oggetto di violenze sessuali da parte di un uomo che le tira le trecce. Quella ragazzina, a testimoniarlo il nome sulla schiena, sarebbe la rappresentazione della giovane attivista per l’ambiente Greta Thunberg. Gli adesivi sono strati trovati in una azienda petrolifera canadese, X-Site, e sono stati resi noti grazie all’operatrice Michelle Narang. La reazione di Greta: “Stanno cominciando a diventare sempre più disperati.. Questo significa che stiamo vincendo”.

Narang ha raccontato di aver chiesto spiegazioni sugli adesivi al direttore generale dell’azienda che le avrebbe risposto: “Greta non è più una bambina: ha 17 anni”. Ora invece X-Site chiede scusa promettendo di distruggere tutti gli stickers.

ROMA, PRESA A SASSATE LA TARGA DI VIALE 8 MARZO

Roma, rotta la targa di Viale 8 marzo Festa della Donna. Inizialmente i cittadini vicini pensavano che a causare il danno fosse stato un ramo a causa del forte vento ma “l’abbiamo osservata meglio (spiegano dall’Associazione per Villa Pamphilj) e ci sono balzati agli occhi tre crateri, dove qualcuno ha colpito, con pietre o altro strumento contundente, fino a provocare la rottura della targa”.

ORGANIZZA STUPRO DI GRUPPO PER PUNIRE LA MOGLIE

A Colico, Lecco, un uomo di 40 anni è stato arrestato con l’accusa di aver organizzato uno stupro di gruppo ai danni della moglie che voleva separarsi e su lui pende anche l’accusa di maltrattamenti al figlio. Dopo la denuncia della moglie si sono ottenute altre prove e per ora l’uomo si trova in carcere a Pescarenico. Indagati anche gli altri uomini che avrebbero partecipato allo stupro.

CONSIGLIERE COMUNALE CONTRO GRETA THUNBERG: “TRA POCO SCOPRIRÒ LA MINCH**”

Marco Tricarico, consigliere comunale della Lega di Turriaco (Gorizia), è in queste ore molto criticato per un suo post su Facebook poi rimosso per le tante segnalazioni. Nel suo post era presente una immagine dell’attività Greta Thunberg con sopra scritto “tra poco scoprirò la minc*** e allora ciao a tutti”. Sopra l’immagine postata il commento del consigliere: “e vedi de moverte”. Dopo la cancellazione del post il consigliere Tricarico si è giustificato dicendo: “Il post non l’ho scritto io l’ho solo condiviso, e ripeto che il senso era quello di far capire che la stanno sfruttando e che poi la dimenticheranno in fretta, poi se volete strumentalizzare quello che ho detto fate pure (…)”.

Immagine di Open