Stai vedendo Immigrazione

CAPORALATO, BRACCIANTE FINISCE IN OSPEDALE PER AVER CHIESTO UNA MASCHERINA

A Terracina, provincia di Latina, un bracciante indiano è stato licenziato, picchiato e gettato in un fosso dal datore di lavoro. Il motivo? Il lavoratore avrebbe osato chiedere una mascherina e di essere pagato per il lavoro svolto. La polizia, su ordinanza del gip, ha emesso due misure cautelari nei confronti dei titolari dell’azienda agricola, padre e figlio. Tutto sarebbe partito dall’arrivo in ospedale del bracciante e investigando si è riusciti a scoprire “un sistematico sfruttamento economico, con condizioni di lavoro difformi alla vigente normativa in materia di sicurezza e sanitaria”. Lo Stato deve continuare a combattere il caporalato facendo modo che dignità e diritti prevalgano sullo sfruttamento. Non è possibile che si lavori 12 ore al giorno per 4 euro l’ora e che per aver chiesto una mascherina e lo stipendio si finisca in ospedale a farsi curare le fratture.

IN CROAZIA I MIGRANTI SONO SEGNATI COME BESTIAME E POI RESPINTI

È arancione lo spray che la polizia croata utilizza per segnare con una croce i migranti, per lo più musulmani, che provano ad entrare nel Paese dalla Bosnia. A denunciare gli abusi disumani che degli agenti croati infliggono alle persone è una ONG chiamata “No Name Kitchen”.

Ad aspettare i migranti che provano ad attraversare il confine tra Bosnia e Croazia ci sono squadroni di forze dell’ordine che non si limitano a bloccare l’accesso (cosa già non fattibile) ma, armati di manganelli, privano i richiedenti asilo di documenti ed effetti personali arrivando anche a picchiarli. Le Nazioni Unite indagano su quanto è stato invece smentito dal ministero dell’Interno nonostante le foto e le testimonianze.

“A mio avviso questo è il risultato di due possibili motivazioni. O le autorità croate che commettono questi atti stanno usando la vernice per identificare e umiliare coloro che passano i valichi di frontiera o, ancora più preoccupante, la usano come tattica per traumatizzare psicologicamente con un simbolo religioso questa gente, la maggior parte dei quali è musulmana” ha dichiarato al Guardian Jack Sapoch (membro dell’ONG sopraindicata) su questa recente pratica disumana adoperata dalla polizia croata.

Esto ya parece increíble, pero la frontera de la Unión Europea nunca deja de sorprendernos. Las últimas novedades que…

Pubblicato da No Name Kitchen su Giovedì 7 maggio 2020

I croati non sono però nuovi a questi tipi di violenze e già a fine 2018 il Guardian raccolse una serie di testimonianze da parte di richiedenti asilo picchiati e respinti.

“La polizia iraniana mi ha rotto tutti i denti, quelli croati mi hanno rotto il naso e le costole” dichiarava un richiedente asilo iraniano. ” Se trovano denaro, lo rubano. Se trovano telefoni cellulari, li distruggono per evitare di essere filmati o semplicemente per impedirci di contattare i nostri amici. E poi ci hanno picchiati, quattro o cinque contro uno. Ci gettano a terra, ci prendono a calci e ci picchiano con i manganelli. A volte i loro cani ci attaccano. A loro, probabilmente non sembriamo molto diversi dai loro cani” raccontava un altro uomo tempo fa al Guardian.

USA, ESPLODONO TOMBE NATIVI AMERICANI PER FARE POSTO AL MURO DI TRUMP

Arizona, USA, sono iniziate le esplosioni controllate presso “Monument Hill”, luogo sacro per i nativi americani, che si trova in una riserva naturale riconosciuta dall’Unesco. Qui sono anche seppelliti i corpi dei guerrieri Apache morti in battaglia.

Le esplosioni sono finalizzate a far posto al muro con il confine messicano: motivo per il quale Trump ha potuto ricorrere a motivazioni di sicurezza nazionale.

Immagine di Open.online

PROROGATO MEMORANDUM ITALIA-LIBIA

Il 2 febbraio, tre anni dopo la firma, il Memorandum d’intesa sulla migrazione tra Italia e Libia è stato rinnovato per altri tre anni senza modifiche. Inizialmente l’Italia si era impegnata nel negoziare delle modifiche ma alla fine l’accordo che prevede degli aiuti da parte degli italiani ai libici affinché fermino i migranti in mare è rimasto invariato. Si teme per la situazione dei migranti nei lager libici. Intanto l’UNHCR ha sospeso le attività nel centro di transito di Tripoli per motivi di sicurezza.

Foto dell’Avvenire

LAVORAVANO IN CONDIZIONI ANIMALESCHE 10 ORE AL GIORNO PER 18 EURO

Decine di migranti lavoravano dalle 8 alle 18, sette giorni su sette, in un magazzino senza riscaldamento di San Mauro Torinese dove avevano il compito di impacchettare pennarelli di famosi marchi. Chi non aveva nulla da mangiare si accontentava di bere l’acqua del bagno per poi tornare a lavoro, o meglio ad esser sfruttati, dove bisognava confezionare almeno mille scatole per un compenso giornaliero di euro 18. Quando 3 dei 45 richiedenti asilo di origine africana si sono ribellati ed hanno chiesto che la paga salisse ad almeno 25 euro sono stati licenziati in tronco. Non si sono però rassegnati e andati dal giudice del lavoro hanno raccontato come venivano trattati dal titolare di origine cinese che tra le tante cose prima di andarsene chiudeva le porte a chiave in modo che gli sfruttati non potessero uscire. Il titolare faceva perno sulla necessità dei richiedenti asilo di dimostrare d’avere un lavoro.

Foto di La Repubblica

TREGUA DI 5 GIORNI IN SIRIA. FORSE È GIÀ TUTTO SALTATO

Il vicepresidente americano Mike Pence fa sapere di aver raggiunto un accordo con la Turchia per 5 giorni di tregua nel nord-est della Siria. La decisione è stata presa durante un incontro tra Pence ed Erdogan, il quale ha ottenuto anche il controllo di una zona di sicurezza di circa 32 km. Le sanzioni americane ad Ankara continueranno ad esserci finché il cessate il fuoco non sarà definitivo. Sembra però anche che oggi siano continuati alcuni combattimenti nella città di Ras al-Ain e ora bisognerebbe capire se ciò è avvenuto perché la notizia della tregua non ha ancora raggiunto la città o per altro.

CAROLA RACKETE CONTRO L’UE

Ieri la capitana della Sea Watch 3, Carola Rackete, durante la giornata del migrante ha potuto parlare dinanzi la commissione libertà civili, giustizia e affari interni del Parlamento europeo. Nonostante i tanti applausi la ragazza ha fatto un intervento in cui ha fortemente criticato l’operato dell’Ue su alcune scelte come per il fatto che “l’Unione europea ricorre sempre più all’esternalizzazione dei salvataggi con deleghe a Paesi in guerra come la Libia, violando le leggi internazionali”. Evidenzia anche che “il caso della Sea Watch ancora una volta ha fatto notare che gli Stati membri non sono disposti ad affrontare i tempi moderni”. Altra accusa pesante è quella secondo cui l’Ue è stata assente nel suo caso: “dove eravate quando abbiamo chiesto aiuto attraverso tutti i canali diplomatici e ufficiali? Unica risposta ricevuta era stata quella di Tripoli. Ho dovuto entrare nel porto di Lampedusa non come atto di provocazione, ma per motivi di esigenza”.

LIBIA: SPARANO A MIGRANTE

Accade nel centro di Abusitta, Tripoli, dove la guardia costiera libica aveva appena riportato in Libia ben 103 migranti. Succede però che un gruppo inizia ad opporsi all’idea di finire nei centri di detenzione e così per reprimere le agitazioni gli uomini armati hanno iniziato a sparare finendo per colpire un sudanese che è stato prontamente soccorso dai medici dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni ma purtroppo inutilmente. “L’uso di armi da fuoco contro civili inermi è inaccettabile in ogni circostanza” ricorda il portavoce dell’Oim, Leonard Doyle.

UNICO SOPRAVVISSUTO SUL BARCONE

Il Times of Malta ha raccontato la triste storia di un gommone alla deriva nel mar Mediterraneo che trasportava 15 persone di cui però tutti poi morti tranne un uomo, Mohammed Adam Og, che è rimasto in vita fino a quando un elicottero di Frontex non lo ha trovato ed ha avvertito le autorità maltesi. Il gommone era partito il 1 di agosto dalla città libica di Zawiya ma presto l’acqua, il cibo e il carburante hanno cominciato a terminare causando la morte di 14 persone i cui corpi sono stati gettati in mare a causa della forte puzza. “Dopo cinque giorni sono morte due persone. Poi ogni giorno ne morivano altre due” ha raccontato l’uomo. Attualmente Og, che in Etiopia era un politico, è ricoverato in un ospedale di Malta.

TRUMP: STRAGI COLPA DEI GIORNALISTI

Ci sono voluti due stragi, quella in Texas e quella in Ohio, per far esprimere a Trump parole di condanna nei confronti di “razzismo, intolleranza e suprematismo bianco”. Nonostante il Presidente non concordi con l’idea dei democratici di adottare regole più stringenti per l’acquisto di armi almeno chiede un controllo più accurato nei confronti di chi vuole acquistare armi. Per il sindaco di El Paso parte della colpa delle stragi è da amputarsi a Trump per il suo incitamento all’odio mentre il Presidente americano crede la colpa sia anche dei giornalisti: “I media hanno una grande responsabilità per la vita e la sicurezza nel nostro Paese. Le fake news contribuiscono notevolmente alla rabbia che si è accumulata nel corso di molti anni. La copertura delle notizie deve iniziare ad essere equa, equilibrata e imparziale, o questi terribili problemi non faranno che peggiorare”. Se realmente il Presidente la pensa così dovrebbe prendere in considerazione di essere il primo a smettere di dire falsità: il Washington Post qualche mese fa calcolò una media di 23 bugie al giorno nei primi 7 mesi del 2019.