Stai vedendo Discriminazione

“IMMUNI” È SESSISTA? ASSOLUTAMENTE NO

Se vi chiedete quale sia il livello del dibattito in Italia la risposta arriva dalle proteste per l’app Immuni che è stata accusata di essere sessista per via di una sua immagine che raffigura una donna tenere in braccio il bambino mentre il presunto marito lavora in smart working (anche se nessuno ha detto sia effettivamente il coniuge e che al computer stia lavorando e non stia facendo altro). È bastata una immagine stilizzata a far imbestialire leader da destra a sinistra che hanno così potuto ottenere due minuti di visibilità su Twitter e giornali online arrivando anche a riuscire a far invertire i ruoli nell’immagine con l’uomo che ora culla il bambino e la donna al PC. Che tristezza, esce una applicazione che ha fatto tanto discutere sul fronte privacy e che probabilmente verrà scaricata da pochi rendendola pressoché inutile e quello a cui si pensa è una raffigurazione fatta da un grafico che, a mio parere, come tanti utenti non ha pensato neanche mezzo secondo che la donna debba restare esclusivamente a casa a stirare e accudire i bambini. Si è presa una immagine innocente e la si è attaccata definendola sessista senza prima chiedersi se chi l’ha ideata abbia queste idee e l’abbia realizzata perché sostenitore di una presunta divisione dei ruoli secondo cui è l’uomo a portare il pane a casa: ci si è limitati ad attaccare qualcosa beceramente come si potrebbe fare un po’ con tutto, dalla pubblicità in cui è la madre a preparare la merenda per i bambini a quella in cui è la donna a comprare il rasoio per sua figlia. Non importa se affiancate all’immagine incriminata ce ne siano altre in cui sembra che la donna abbia un compito paritario rispetto all’uomo o che qui si stia parlando di una diamine di immagine stilizzata che volendo potrebbe essere attaccata in altri mille stupidissimi modi. No, quello che conta è il like in più che ti consente di finire in tendenza e sia se rasenti il ridicolo e non giovi a quella che dovrebbe essere la vera causa: perché ad esempio fermarsi a riflettere su riduzione del gender gap utilizzando anche strumenti come il congedo parentale quando si può accusare di sessismo una immagine stilizzata di una donna che tiene in braccio il bambino? Alcuni hanno toccato un punto di non ritorno per il quale va bene prendersela per il nulla ma poi non ci sono problemi se un ragazzo come Marco Crepaldi viene pesantemente insultato perché (con pacatezza e pensiero critico) non concorda con certe sfaccettature assunte da parte di alcune presunte (nazi)femministe che sporcano solo una buona causa.

“PRO VITA & FAMIGLIA” DIFENDE LE TERAPIE RIPARATIVE E SI SCAGLIA CONTRO LE “LOBBY LGBT”

Nella prima parte del mese di maggio la Germania ha ufficialmente vietato l’orrenda pratica delle terapie riparative per le persone di età inferiore ai 18 anni. La notizia non ha fatto però molto piacere alla già nota Pro Vita & Famiglia (dove c’è di mezzo un cartellone omofobo o discutibile spesso c’è dietro questa Onlus) che non ha apprezzato che si vietasse di trattare gli omosessuali come dei malati da guarire con strane terapie.

Sul loro blog si legge che questa “assurda legge arriva ad imbavagliare completamente anche chi desidera chiedere aiuto, prevedendo fino ad un anno di reclusione e una multa di 30.000 anche per chi risponde alla richiesta volontaria di aiuto da parte di un giovane che voglia combattere certe pulsioni. E la cosa più grave è che ciò vale, non solo per gli psicologi ma persino per i genitori. Insomma siamo all’annientamento completo della potestà genitoriale, da parte di un vero e proprio stato etico che, con una nonchalance da paura, entra anche nelle coscienze dei suoi cittadini e nei rapporti più sacri e intimi, come quelli tra genitori e figli, sbrindellandoli con leggi ad hoc”.

Per loro quindi è assai grave che dei genitori non possano più trattare i figli come dei malati da curare perché per loro l’essere omosessuale vuol dire avere “certe pulsazioni” da combattere e poco importa se i giovani sottoposti a queste “terapie” possano sviluppare ansia, depressione o anche pensare al suicidio.

In una intervista di circa un anno fa concessa all’Espresso, il professore ordinario di Psicologia alla Sapienza di Roma, Vittorio Lingiardi, parlava di questo tema così: “chi parla di omosessualità come condizione ‘modificabile’ per mezzo di un intervento ‘terapeutico’ non ha alcun riconoscimento nella comunità accademica, clinica e scientifica. Volendo fare una battuta, sono un po’ i ‘terrapiattisti’ della psicologia”.

Aspettando che le terapie riparative vengano vietate anche in Italia.

USA, AFROAMERICANO MUORE SOFFOCATO DA UN POLIZIOTTO

“Non riesco a respirare, non riesco a respirare. Non uccidermi”. Sono queste le ultime parole di George Floyd, un afroamericano ucciso da un poliziotto di Minneapolis.

Tutto ha inizio verso le 8 di sera, quando degli agenti sono arrivati al 3700 di Chicago Avenue South per fermare un uomo che “appariva sotto l’effetto di droga” e che per i poliziotti avrebbe opposto resistenza all’arresto. Un agente ha bloccato George a terra tenendolo fermo con un ginocchio all’altezza del collo abbastanza a lungo da farlo morire in quello che vergognosamente è stato definito “incidente medico”.

“La polizia l’ha ucciso, l’ha ucciso lì di fronte a tutti mentre gridava non posso respirare” ha commentato un testimone che racconta anche come la “sua testa era così schiacciata a terra che gli usciva sangue dal naso”.
Inutile dire che in queste ore l’America è attraversata dalle proteste di innumerevoli persone che chiedono giustizia e che episodi come questo cessino di verificarsi.

“Avrebbero dovuto essere lì per servire e proteggere e non ho visto nessuno di loro alzare un dito per fare qualcosa per aiutarlo mentre chiedeva salva la sua vita. Nessuno di loro ha cercato di fare qualcosa per aiutarlo”. Queste sono parole della cugina di George la cui famiglia è a pezzi per la perdita subita e chiede che i quattro agenti coinvolti vengano accusati di omicidio.

“I can’t breathe”

il video

IN UNGHERIA LE PERSONE TRANSGENDER NON POTRANNO CAMBIARE SESSO

In Ungheria è stata approvata l’ennesima legge finalizzata a minare i diritti delle persone transgender che ora non potranno più cambiare il proprio sesso all’anagrafe: in parole povere fine riconoscimento giuridico.

Con 133 voti a favore e 57 contrari è passata la proposta che stabilisce come il sesso biologico “basato sulle caratteristiche sessuali primarie e i cromosomi” dovrà essere registrato alla nascita e non potrà cambiare successivamente.

Per Amnesty International “questo voto spinge l’Ungheria indietro verso tempi bui e sopprime i diritti delle persone transgender e intersessuate, che dovranno subire non solo ulteriori discriminazione ma anche le conseguenze di un clima ancora più intollerante e ostile verso la comunità Lgbti”.

Di fatto i cambi di sesso in Ungheria erano “congelati” dal 2017 e così tutte le persone che hanno fatto richiesta da quel periodo e che avrebbero voluto farla non potranno più ottenere quanto desiderato dovendo continuare a vivere coscienti che per loro non c’è futuro in quello Stato che ha affidato i pieni poteri al premier Orbán.

IN CROAZIA I MIGRANTI SONO SEGNATI COME BESTIAME E POI RESPINTI

È arancione lo spray che la polizia croata utilizza per segnare con una croce i migranti, per lo più musulmani, che provano ad entrare nel Paese dalla Bosnia. A denunciare gli abusi disumani che degli agenti croati infliggono alle persone è una ONG chiamata “No Name Kitchen”.

Ad aspettare i migranti che provano ad attraversare il confine tra Bosnia e Croazia ci sono squadroni di forze dell’ordine che non si limitano a bloccare l’accesso (cosa già non fattibile) ma, armati di manganelli, privano i richiedenti asilo di documenti ed effetti personali arrivando anche a picchiarli. Le Nazioni Unite indagano su quanto è stato invece smentito dal ministero dell’Interno nonostante le foto e le testimonianze.

“A mio avviso questo è il risultato di due possibili motivazioni. O le autorità croate che commettono questi atti stanno usando la vernice per identificare e umiliare coloro che passano i valichi di frontiera o, ancora più preoccupante, la usano come tattica per traumatizzare psicologicamente con un simbolo religioso questa gente, la maggior parte dei quali è musulmana” ha dichiarato al Guardian Jack Sapoch (membro dell’ONG sopraindicata) su questa recente pratica disumana adoperata dalla polizia croata.

Esto ya parece increíble, pero la frontera de la Unión Europea nunca deja de sorprendernos. Las últimas novedades que…

Pubblicato da No Name Kitchen su Giovedì 7 maggio 2020

I croati non sono però nuovi a questi tipi di violenze e già a fine 2018 il Guardian raccolse una serie di testimonianze da parte di richiedenti asilo picchiati e respinti.

“La polizia iraniana mi ha rotto tutti i denti, quelli croati mi hanno rotto il naso e le costole” dichiarava un richiedente asilo iraniano. ” Se trovano denaro, lo rubano. Se trovano telefoni cellulari, li distruggono per evitare di essere filmati o semplicemente per impedirci di contattare i nostri amici. E poi ci hanno picchiati, quattro o cinque contro uno. Ci gettano a terra, ci prendono a calci e ci picchiano con i manganelli. A volte i loro cani ci attaccano. A loro, probabilmente non sembriamo molto diversi dai loro cani” raccontava un altro uomo tempo fa al Guardian.

IL DEPUTATO LEGHISTA SU SILVIA ROMANO: È UNA “NEO-TERRORISTA”

Si chiama Alessandro Pagano, è un deputato della Lega, e può assumersi il merito di aver portato volgari attacchi a Silvia Romano anche in Parlamento. Il deputato riferendosi alla ragazza da poco liberata ha parlato di “neo-terrorista”.

Parole quelle di Pagano che non sono piaciute a nessuna forza politica e a nessun leader: da Meloni che commenta come “da patriota farò tutto quello che posso fare per riportare a casa l’ostaggio” a Di Maio che parla di parole che “segnano una triste pagina della storia italiana”.

Così, mentre ci si voleva lasciare alle spalle questa vicenda, Silvia Romano, o meglio Aisha, torna a far parlare di sé per le parole di un deputato che arriva ad accusarla di essere una terrorista senza fornire mezza prova. Le sue parole offensive non devono aver fatto piacere né agli italiani di religione islamica né ai politici che ancora credono nel rispetto e nella serietà istituzionale.

Forte la risposta del presidente della Camera Roberto Fico: “Le parole d’odio rivolte a Silvia Romano nell’aula della Camera dei deputati sono violente e inaccettabili. Montecitorio è il luogo del dibattito e del confronto, anche acceso, non la sede per formulare insulti a una giovane che viene da diciotto mesi di inferno”.
Si può aggiungere anche questo agli spiacevoli episodi che hanno avuto luogo in Parlamento.

video On. Alessandro Pagano

IN TUNISIA RICONOSCIUTE PRIME NOZZE GAY

Stando a quanto riportato dall’associazione Shams, impegnata per la depenalizzazione dell’omosessualità, in Tunisia sarebbe stato riconosciuto il primo matrimonio tra due persone di stesso sesso.

“Il contratto di matrimonio tra un cittadino francese e un tunisino, sottoscritto in Francia, è stato riconosciuto in Tunisia ed annotato nell’atto di nascita dell’anagrafe tunisina. Un fatto che va nella giusta direzione di stabilire il principio del libero arbitrio dell’individuo e il principio di uguaglianza e non discriminazione”.

In un Paese in cui l’omosessualità è ancora un reato si fa un pezzetto di storia: questo sarebbe il primo matrimonio egualitario riconosciuto nel mondo arabo.

CORONAVIRUS, L’ONU CHIEDE TUTELA PER LA COMUNITÀ LGBT

Dall’ONU, in particolare dall’Alto Commissario per i diritti umani Michelle Bachelet, arriva un avvertimento per tutti quei Paesi in cui la comunità LGBT in questo triste periodo viene etichettata come “untrice”: basti pensare a tutti quei religiosi che hanno parlato di coronavirus come una punizione divina causata dal mondo gay.

Nella nota diffusa dall’ONU si chiede che le persone transgender non siano messe da parte e che possano continuare la terapia ormonale. Chiaramente si chiede di vigilare affinché gli LGBT non vengano discriminati (in particolare per quanto riguarda l’accesso al servizio sanitario) e di ricordarsi che sono in tanti a vivere bloccati in casa con genitori omofobi; un po’ quello che succede con le troppe donne vittime di violenza.

In Paesi in cui determinate minoranze vengono lasciate sole, se non proprio colpevolizzate, non sarà certo un invito a far cambiare mentalità ma almeno queste minoranze possono sapere di non essere sole.

FORZA NUOVA IN PIAZZA IL 25 APRILE. SU TELEGRAM SI ORGANIZZANO IN MIGLIAIA.

Che sia per l’invito di Fratelli d’Italia a dedicare il 25 aprile alle vittime del coronavirus e di sostituire Bella Ciao con la Canzone del Piave, o per l’assessore leghista Massimo Asquini che invita al suicidio gli italiani che parteciperanno al flash mob casalingo dell’Anpi, certamente si può affermare a gran voce che la festa della Liberazione sia ancora altamente divisiva.

Ed è un peccato che quella che dovrebbe essere una festa in ricordo della liberazione dai nazi-fascisti da cui è poi nata la nostra Repubblica democratica debba essere così tanto disprezzata e con essa anche tutti i valori che si porta dietro.

Non si chiede di amare il 25 aprile ma quantomeno di rispettare questa data e quello che simboleggia. Chiaramente non la pensa così quella gente che sui social invita a far rumore quel giorno per evitare si senta la gente che dai balconi di casa canta “Bella Ciao”.

Quest’anno a destare preoccupazione, anche alla stessa ministra Lamorgese, si aggiungono tutti gli estremisti di destra, ma non solo, intenzionati a scendere in piazza questo 25 aprile alle ore 17. Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, su Twitter invita a rompere la “gabbia di una quarantena intollerabile” ed in poche ore un gruppo Telegram nato con il medesimo scopo ha già raccolto quasi 24mila membri pronti ad esprimere “il proprio dissenso al decreto che ci hanno imposto”.

Su Telegram si definiscono un popolo dal desiderio di essere liberi, seppur con precauzioni, di “andare dove preferiamo” avendo loro conoscenze scientifiche che evidentemente agli esperti sfuggono. Ai soliti noiosi nostalgici del ventennio travestiti da democratici quest’anno si aggiungono anche medici ed economisti laureati all’università della vita.

CINA, MCDONALD VIETA L’ACCESSO ALLE PERSONE DI COLORE

A Guangzhou, città della Cina meridionale, vive una comunità di circa 13mila africani che però non è ben vista e a volte è persino vittima di discriminazioni. È questo il caso che vede coinvolto il McDonald della città, che, a seguito della notizia che 111 cittadini di origine africana nei giorni scorso sono risultati positivi al Covid-19, ha deciso di vietare l’ingresso alle persone di colore.

Nel cartello, divenuto virale su Twitter, si legge che le persone di colore di non possono entrare al fine di preservare la salute dei clienti. Una volta che la notizia è divenuta di pubblico dominio il McDonald incriminato ha temporaneamente chiuso approfittando del tempo per fare un corso di formazione sulla diversità allo staff.

In una nota di McDonald China si legge: “Immediatamente dopo aver appreso di una comunicazione non autorizzata ai nostri ospiti in un ristorante a Guangzhou, abbiamo subito rimosso la comunicazione e chiuso temporaneamente il ristorante”.