Stai vedendo Blog

REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: ECCO PERCHÉ NO

By Posted on 2 5 m read 266 views

LA BATTAGLIA PERSA DA COMBATTERE

Rinviato il referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari che si sarebbe dovuto tenere oggi, 29 marzo 2020, con “l’obiettivo di consentire a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un’adeguata informazione sulla scelta che sono chiamati a fare votando sul quesito referendario”. Sperando non ci sia bisogno di evidenziare come mai in piena pandemia si sia fatta questa scelta, approfitto del rinvio per parlare di questo referendum che, e non diamo la colpa al coronavirus, sembra interessare meno di zero il popolo italiano. Sarà che questa volta non c’è il politico di turno da mandare a casa e che quella del “no” è una battaglia impopolare persa sul nascere che quindi (quasi) nessun partito vuole fare propria ma di sicuro lo stesso popolo che contro i fascisti invoca la Costituzione antifascista e lo stesso popolo che parlava di antidemocraticità sul nascere del governo M5s-Pd a questo giro non sono pervenuti. Guardando i sondaggi (ve ne lascio un paio di seguito) la vittoria del “sì” è molto più che scontata ma non me la sento di svegliarmi il giorno dopo questo referendum dalla bassa affluenza sapendo di non aver provato a far nulla per ribaltare la situazione. Insomma, non me la sento di fregarmene per poi tornare a scrivere di belle parole come “democrazia”, “Costituzione” e “rappresentanza parlamentare”.

sondaggio Demopolis referendum riduzione numero dei parlamentari – ottobre 2019
sondaggio Piepoli referendum riduzione numero dei parlamentari – febbraio 2020

NEL DETTAGLIO:

Quello a cui saranno chiamati a votare gli italiani è un referendum confermativo, che quindi non richiede quorum, sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il quesito referendario che verrà sottoposto agli italiani è:


Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Nel concreto si parla di una riduzione che colpisce più di un terzo dei posti in Parlamento, che farebbe passare la Camera dai 630 deputati attuali a 400 mentre il Senato passerebbe da 315 a 200 (esclusi i senatori a vita). Si passerebbe quindi dagli attuali 945 deputati a soli 600.  Piccola parentesi: verrebbero ridotti anche i seggi dei parlamentari esteri che passerebbero da 12 ad 8 a Montecitorio e da 6 a 4 a Palazzo Madama.

ECCO PERCHÉ NO. SI MODIFICA LA COSTITUZIONE PER NULLA

Il principale e maggiormente pericoloso danno a cui questa riforma porterebbe è ferire gravemente la rappresentanza del popolo italiano nelle sedi del Parlamento. Mentre scrivo, con poco più di 60 milioni di abitanti, c’è un deputato ogni 95.000 abitanti e un senatore ogni 190.000; con l’approvazione della riforma ci ritroveremmo con un deputato ogni 150.000 abitanti e un senatore ogni 300.000, ne vale la pena? Se già ad oggi i cittadini, compresi chi questa riduzione la vuole, si lamentano della distanza che avvertono con le istituzioni che vengono sempre più percepite lontane dai reali problemi, non può che peggiorare la situazione avere deputati che si “spartiscono” sempre più persone da rappresentare (se poi il resto rimane invariato). Con questa riforma percepita anticasta si finisce solo per far andare in Parlamento poche persone, scelte dalla segreteria del partito, per tanti elettori. Invece che avvicinare la politica ai cittadini sembra non ci si renda conto si stia andando nella direzione opposta.

Al problema della rappresentanza se ne aggiungono altri, ad esempio non ci vuole un grande matematico per intuire che aumenterebbe il peso in Parlamento dei senatori a vita e dei deputati eletti all’estero. Non si può pretendere di approvare una riforma così importante senza affiancarla a dei contrappesi in grado di ovviare a importanti problematiche consequenzialmente sollevate. Sempre in merito alla rappresentanza sul territorio dobbiamo ricordarci che questa riforma va a danneggiare determinate realtà. Citando L’Avvenire: “a livello territoriale per entrambi i rami del parlamento si avrà una riduzione delle circoscrizioni, ad esempio alla Camera la circoscrizione Sicilia 1 passerà da 25 a 15 deputati, Lazio 2 da 20 a 12, mentre Umbria e Basilicata passeranno da 7 a soli 3 eletti. Un taglio che toccherà anche le regioni del Nord e del Sud con il Friuli che avrà un taglio del 42,9% dei rappresentanti in Senato, mentre alla Camera la sforbiciata arriverà al 38,5%”. Difficile non sostenere che questa riforma non possa causare dei problemi che almeno per adesso non stanno venendo affrontati.

Esiste il Comitato per il No

TUTTO QUESTO PER RISPARMIARE DUE SOLDI?

Allora sorge spontaneo chiedersi perché approvare una simile riduzione del numero dei parlamentari. Sicuramente non si può sostenere che velocizzerebbe in modo significativo i lavori parlamentari o che porterebbe alla elezione di gente preparata: non ci sono i presupposti per affermarlo. È inutile anche votare “sì” solo perché abbiamo più deputati di altri Stati: ci siamo forse dimenticati che ogni Stato è diverso e diversi sono gli equilibri di potere? In ogni caso vale la pena ricordare come il numero dei deputati inglesi è maggiore al nostro, come quello dei francesi è di pochissimo inferiore o come la ricchissima Finlandia ha, in rapporto al numero di abitanti, molti più parlamentari di noi. E i soldi?

Per il Movimento 5 Stelle questo taglio alla rappresentanza vale un risparmio di circa 100 milioni di euro l’anno ma per gli enti indipendenti molto meno. Pagella Politica, sito italiano di fact-checking, parla di circa 82 milioni mentre l’Osservatorio sui conti pubblici del famoso economista Carlo Cottarelli parla di ancora meno: circa 57 milioni di euro l’anno. Chiedo quindi se risparmiare lo 0,007% della spesa pubblica italiana valga danneggiare seriamente la rappresentanza?

DUE PAROLE CONCLUSIVE SU QUESTO REFERENDUM

Ricapitolando il tutto in poche parole: se proprio si vuole tagliare il numero dei parlamentari nella (vana) speranza che ciò porti a positivi cambiamenti per il Paese bisogna impegnarsi seriamente e già contemporaneamente, e no senza visione e solo dopo come vuole fare il governo, per creare le condizioni affinché la riforma non arrechi danni e anzi porti benefici. Non è detto che il numero dei deputati della Repubblica italiana debba restare 945 ma prima di imbarcarsi in una operazione importantissima come la modifica di articoli della Costituzione è giusto elaborare anche delle risposte e spiegare cosa si può guadagnare. Se si toglie rappresentanza da una parte bisogna anche impegnarsi nel metterla da un’altra e se si vuole cambiare la Costituzione si spieghi a cosa di concreto si vuole arrivare.

MORTE SOLEIMANI: COSA È SUCCESSO E COSA SUCCEDERÀ

By Posted on 0 3 m read 548 views

COSA È SUCCESSO

Fa sempre piacere vedere giovani avvicinarsi alle dinamiche internazionali. Un po’ meno però se lo fanno guardando Twitter e stupide pagine Instagram per poi non andarsi ad informare in maniera più approfondita su quanto successo e sulle possibili conseguenze. Per quel che vale sento il dovere di provare a dare qualche spiegazione ai miei 25 lettori. Nella notte tra giovedì e venerdì gli Stati Uniti hanno lanciato sette missili (fonte Il Manifesto) che hanno centrato due auto appena partite dall’aeroporto di Baghdad (Iraq) uccidendo Qassem Soleimani, capo dell’unità Quds (untà di élite delle Guardie rivoluzionarie iraniane) e Abu Mahdi al-Muhandis, comandante di una milizia irachena filo-iraniana. Non ci soffermeremo sul fosse stato giusto o meno uccidere Soleimani non essendo questo il fulcro del discorso ma ci limiteremo a dire che era su molte liste nere. Più importante è invece capire l’importanza di quest’uomo nel regime iraniano perché da qui nascono i reali problemi: comandante reduce di tante battaglie all’estero in Iran era considerato molto più di un soldato e dagli ultraconservatori del regime era quasi considerato un ministro per la sua importanza (scrive Il Post). Il tutto può essere riassunto nelle parole dell’analista Hassan Hassan che definisce la morte di Soleimani come “la più significativa e importante (nella regione) dell’ultimo decennio”. Non stupisce che quindi l’amato comandante abbia mobilitato a Teheran folle oceaniche per il suo corteo funebre e non stupisce che la gente gridasse “morte all’America” (fonte ANSA). A far temere la nascita di una nuova guerra mondiale sono le ovvie dichiarazioni che provengono dall’Iran che si è vista strappare da un Paese mai stato amico uno dei suoi uomini simbolo e così si arriva a minacciare gli americani dicendo che “devono cominciare a ritirare le loro forze dalla regione islamica da oggi, o cominciare a preparare le bare per i loro soldati”.

COSA SUCCEDERÀ

La Guida suprema del Paese, Khamenei, ha dichiarato: “il lavoro e il cammino del generale Qassem Soleimani non si fermeranno. Una dura vendetta attende i criminali, le cui mani nefaste sono insanguinate con il sangue di Soleimani e di altri martiri dell’attacco della notte scorsa” (fonte Tgcom24). E per capire cosa potrebbe succedere non bisogna dimenticarsi che una eventuale guerra non coinvolgerebbe solo USA-Iran ma (scrive Il Post) anche le fino ad ora ‘equilibrate’ Libano e soprattutto Iraq che ha commentato come l’attacco a Baghdad sia una “violazione della sovranità nazionale” e quindi potrebbero schierarsi con l’Iran. Questo senza tener presente le posizioni di altri interessati come Russia e Israele. L’ipotesi di una ipotetica guerra mondiale resta però ad oggi posizione di quei ragazzini che non hanno approfondito un minimo la faccenda e si pensa invece che le ripercussioni possano avvenire, come in passato, in piccole e prolungate rappresaglie tra gli interessati (nonostante chiaramente le ripercussioni riguarderebbero indirettamente anche altri). Pur avendo buoni e tanti uomini via terra, anche forse in grado di sostituire validamente Soleimani, l’Iran pecca di forza aeronautica e marina e così gli esperti (scrivono Paronama e Il Post) ipotizzano ad oggi una guerra a suon di rappresaglie, attacchi di droni, violazioni informatiche e così via. Vero è che molto ma molto difficilmente questa sarà una guerra che riguarderà anche l’Europa se non indirettamente tra profughi e prezzo del petrolio ma quello che è sicuro è che l’aver ucciso una persona simbolo così importante ha sicuramente destabilizzato ulteriormente l’area ed avrà importanti ripercussioni. In tutto ciò è opportuno sperare che Trump sviluppi idee e strategie perché ad oggi tutti gli esperti sembrano essere concordi nel dire che l’America pecca di una linea generale (uccisione di Soleimani compresa). Molto, moltissimo dipenderà dalla Casa Bianca.

Piccola parentesi: questo articolo era originariamente nato come un bel post per i miei canali social e solo dopo è mutato in altro. Nonostante ciò ho deciso di non eliminare provocazioni o altro, limitandomi solo a piccoli aggiustamenti. Grazie.

LA DESTRA VINCE ANCHE PERCHÉ SA COMUNICARE

By Posted on 2 6 m read 354 views

LA SINISTRA IMPARI COME SI COMUNICA: NEL 2019 LE IDEE DA SOLE NON BASTANO. ECCO COME AGISCE SALVINI:

1,2 milioni su Twitter, 1,8 milioni su Instagram, 3,8 milioni su Facebook. Non sono i numeri di uno dei maggiori influencer in Italia ma bensì dell’On. Matteo Salvini che da poco è anche sbarcato su Tik Tok. La fine della Seconda Repubblica oltre a portare con sé la caduta delle ideologie e dei partiti tradizionali, inaugura anche nuovi modi di ottenere il consenso. Tutto questo a sua volta ha contribuito alla volatilità del pensiero politico di quella gente che ancora oggi si reca alle urne; pensiero plasmato dal politico usa e getta che per qualche anno può vantare il titolo di miglior comunicatore. Comunicazione, è qui che si gioca la partita, oggi molto più che prima: ieri ne era maestro Matteo Renzi mentre ad oggi il titolo di macinatore di consenso dovuto alla efficace comunicazione spetta a Matteo Salvini.

Nella società è inutile l’uomo dalle idee geniali ma che non è in grado di comunicarle in modo altrettanto geniale. Ma come funziona questa comunicazione geniale del segretario della Lega e perché risulta ad oggi tanto efficace al punto di essere dato nei sondaggi al 32%? Credo umilmente che il segreto per una buona comunicazione politica nel 2019 possa essere riassunto nella “trinità” televisione-territorio-social.

Presa da L’Espresso

Secondo dati Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) la televisione resta il mezzo di comunicazione maggiormente usato dal popolo italiano per informarsi ed è proprio qui che risiede la sua importanza: Salvini indirizza il proprio pubblico online alla visione di programmi in cui compare e nel mentre di una trasmissione, il suo team guidato da Luca Morisi, si occupa della diffusione si spezzoni e immagini con la giusta descrizione o battuta. Una comunicazione semplice e basilare nella scelta dei concetti e delle parole che rende il discorso accessibile e alla portata di tutti: e poco importa se quel che si dice è sbagliato finché lo si comunica nel modo giusto. Nei confronti, lo abbiamo visto con Renzi da Vespa, la cosa si complica se ci si trova davanti una persona minimamente più preparata e allo stesso tempo brava nella comunicazione: delegittimare l’avversario prima ancora che le sue idee oppure far credere che la parte opposta ritenga stupido il proprio elettorato (nessuno a cui viene dato dello stupido sarà mai disposto a cambiare idee!) aiuta certamente nel limitare i danni. Sono sempre da favorire le presenze individuali in un programma o volendo meglio ancora un confronto con un altro politico poco carismatico e cattivo comunicatore, ma da evitare uno scontro come quello da Bruno Vespa dal quale si può solo perdere: un sondaggio Index Research in cui si chiedeva chi si fosse preferito tra Salvini e Renzi dava vincitore il primo per solo lo 0,4%. Davvero poco se si considera quanto sia amato il leader della Lega e quanto odiato quello di Italia Viva. Questione invece davvero delicata e importante quella del par conditio solo a parole ma non nei fatti: sempre dati Agcom ci dicono come tra luglio e ottobre il leader del Carroccio abbia avuto oltre 100 ore di parlato in tv contro le 90 di Conte o le 26 di Zingaretti. Cosa ci si vuole aspettare se in tv ci va solo un esponente politico e se comunque sul piccolo schermo i partiti che ad oggi perdono consenso fanno l’errore comunicativo di far partecipare ai programmi delle persone prive di appeal?

Sondaggio

E cosa altro ha Salvini in più di altri? Azzarderei un team di 35 esperti che 24 ore su 24 si occupa della sua presenza sui social. “La Bestia” ad oggi assicura una delle migliori comunicazioni politiche in tutto il mondo e con essa anche un risultato elettorale da numeri a due cifre molto alti. La presenza online è importantissima ed ecco il motivo del perché gli account social del segretario della Lega sono attivissimi: basta farsi un giro per il suo account Twitter per capire di cosa parliamo o guardare i dati Dataroom che parlano di 17 post al giorno durante l’ultima campagna elettorale per le europee. E cosa postare? Tutto ciò che possa farti sembrare continuamente al lavoro per il bene degli italiani e attento ad i loro problemi va più che bene. Poco importa se non si hanno soluzioni concrete, tanto chi vuoi te le chieda nelle dirette Facebook dove viene meno un sano confronto politico o utilizzando i 280 caratteri di Twitter? Anche qui ci vuole molta attenzione ai dettagli: le grafiche, come sicuramente anche il concetto, devono essere abbastanza semplici, immediate e alla portata dell’italiano medio che ha altri interessi rispetto a capire cosa sia il Mes. E forse sarà inutile dirlo anche qui ma è importante nella comunicazione in generale riuscire a creare l’idea di un nemico da combattere perché paradossalmente ciò unisce ed evita di mettersi seduti a fare complicate analisi su come risolvere realmente un problema: così ogni occasione è buona per la pubblicazione di notizie che mettono in cattiva luce ad esempio lo straniero o il tweet che accusa gli avversari politici di essere traditori. Questo è anche un punto fondamentale per costruirsi un seguito online! Pensateci, se dovessi chiedervi una o due parole da associare ai temi affrontati online dal PD cosa mi rispondereste? Scommetto che è più difficile rispetto a quello che sarebbe farlo con la Lega. I social sono anche un ottimo strumento per far passare il messaggio del grande consenso che va seguito: i numeri se gestiti bene ne generano di altri. L’uomo segue la massa e lo sa Salvini che è anche molto attento quando fa le foto ai suoi comizi a far sembrare ci sia più gente di quella che realmente c’è ed altrettanto attento a delegittimare la parte opposta per il poco consenso riscosso.

Salvini a Lecce (maggio 2019)

Tra le altre cose il sorridente leader del Carroccio ha capito anche l’importanza del territorio e non lo ha fatto in tempi recenti quando ha capito che basta la sua figura su di un palco per svoltare le sorti di una elezione regionale ma lo fa da svariato tempo. L’agenda del senatore più che esser piena di interrogazioni parlamentari è piena di appuntamenti che si dividono in due parti: sterili comizi seguiti da centinaia di selfie con quelli che più che essere suoi votanti sono suoi fans. E di fatto la poca presenza sul territorio è lo stesso motivo che spinge i piccoli partiti a perdere consenso quotidianamente tra quelli che così divengono ex fedelissimi. Che gli importi o meno della città o della regione ove si reca per far vedere che lui a differenza di altri è presente ed è uno su cui poter contare, il segretario del partito ex secessionista non fa l’errore di frequentare solo le piazze virtuali, annullando di fatto anche la lontananza fisica dalle persone. Certo, anche qui bisogna fare attenzione a come si comunica e forse anche attenzione a come vestirsi! Sembra nelle ultime settimane che l’On. Salvini abbia cacciato dall’armadio i dolcevita per gli emiliani.

Termino semplicemente evidenziando come non voglia far passare il messaggio che la destra, ed in particolar modo Salvini, vinca solo ed esclusivamente per la comunicazione, ma sicuramente ciò gioca un ruolo cruciale. Con questo articolo ci tengo a sottolineare quanto la comunicazione sia importante ed a tracciare una sorta di guida utilizzata da Salvini e non solo. Se l’articolo vi è piaciuto vi invito a condividerlo ed iscrivervi alla newsletter!

“UNA COMMISSIONE STRAORDINARIA PER IL CONTRASTO DEI FENOMENI DI INTOLLERANZA E ISTIGAZIONE ALL’ODIO E ALLA VIOLENZA”

By Posted on 1 2 m read 309 views

Il Senato con 151 sì ha approvato la mozione Segre che chiede l’istituzione di una Commissione per il contrasto di fenomeni come il razzismo, antisemitismo e in genere l’istigazione all’odio. Ho letto l’intera mozione e onestà intellettuale vuole che io dica che trovo comprensibili i dubbi che hanno portato i partiti di destra ad astenersi (e ricordo che astenuto è diverso da contrario). Quando nella mozione si parla di hate speech, e quindi molto di istigazione, non si scende mai nel preciso nel tentativo di risolvere un problema che riguarda proprio il linguaggio di comunicazione dell’attuale destra italiana: posizioni e pubblicazioni social non etichettabili come discriminatorie o semplicemente come istigatorie ma che alla lunga contribuiscono all’istigazione di quei fenomeni che si cerca di contrastare. Quando Salvini decide di pubblicare solamente notizie negative riguardanti migranti per poi sponsorizzarle con migliaia di euro, finisce sicuramente con l’incitare all’odio, ma prendere provvedimento lì dove le notizie risultano vere, e non semplici insulti volgari, si configura come un attacco alla democrazia e al libero pensiero nonostante si parli di pensieri di basso livello. Ci si sarebbe dovuti quindi soffermare sul mettere dei paletti a ciò che intendiamo per ‘istigazione’, magari specificando come portare avanti un pensiero di per sé non discriminatorio ma che può rappresentare una istigazione, non dovrebbe essere punito lì dove non c’è l’intento iniziale e si diffondono notizie che sono vere. Insomma, quello che è venuto a mancare in questa mozione è un incontro tra i concetti di istigazione ed i principi democratici di libertà di pensiero e parola. Se è però vero che la mozione di suo è molto lacunosa, è altrettanto vero che qui non si stava votando la semplice mozione ma la volontà di creare una Commissione che tra i compiti descritti nella mozione non ha il punire ma piuttosto il raccogliere dati e fare proposte. Riassumendo: la mozione sarebbe potuta essere migliorata ma il suo scopo è quello di creare una Commissione che per i compiti che dovrebbe avere non potrebbe rappresentare una limitazione a quei punti che la mozione non affronta e non andrebbe a censurare nessuno. Nel complesso la mozione è quindi più che votabile ma i dubbi avuti da determinati partiti non sono etichettabili come inventati.

La mozione la potete trovare qui: https://moked.it/blog/2019/10/30/commissione-lodio-testo-della-mozione-liliana-segre/

PERCHÉ IO 16ENNE DICO ‘NO’ AL VOTO AI MIEI COETANEI

By Posted on 0 3 m read 346 views

Ne avevo parlato fugacemente ma comunque soddisfacentemente in un post Facebook sulla mia pagina personale ma dato che il tema sembra essere stato preso non poco seriamente ho deciso di parlarne con più calma in questo articolo in cui vi spiegherò il perché sono contro la possibilità di voto ai 16enni. Forse sbaglio ma amo troppo la Costituzione che sono restio a cambiarne qualcosa anche quando condivisibile e importante, figuriamoci quando si parla del nulla. Si è parlato meno della nota di aggiornamento al Def che della proposta di dare il voto ai 16enni e straordinariamente mai i partiti sono andati più d’accordo. A parlarne per primo, o meglio a rilanciarne l’idea, è stato l’ex presidente del Consiglio Enrico Letta in una intervista su Repubblica in cui afferma che è un “modo per dire a quei giovani che abbiamo fotografato nelle piazze, lodando i loro slogan e il loro entusiasmo, ‘vi prendiamo sul serio e riconosciamo che esiste un problema di sottorappresentazione delle vostre idee, dei vostri interessi’ “. Ecco, da giovane sceso in piazza preferirei piuttosto che si prendesse sul serio quanto detto il 27 settembre che occuparsi di qualcosa che noi non vi abbiamo nemmeno chiesto e che forse vi chiederemo solo quando sarà il momento giusto.

Quel 27% di astenuti il 4 marzo o il 45,5% delle europee non lo recupererete allargando il bacino elettorale….curereste mai un ferito d’arma da fuoco con un cerotto? No? E allora perché lo state facendo? Senza contare che abbandonare queste persone al “non voto” per poi cercare di sostituirle con altre mostra solamente un menefreghismo che dà ragione alla signora che ha perso fiducia perché a suo dire non vi importa di lei o della gente.

Perché fare finta che i 16 ed i 18 siano uguali ai 40 ed i 42? Siete stati ragazzi anche voi e sapete bene cosa significhino due anni quando parliamo di giovani: quanto si possa maturare in quei 24 mesi e quanti altri tipi di problemi abbia un 16enne rispetto a un 18enne.

Ed è così perché l’intero sistema Paese è costruito in questo modo! Prendi la patente dalla maggiore età, la tua firma acquisisce valore alla maggiore età, compi gli atti di straordinaria amministrazione dalla maggiore età, finisci le superiori dalla maggiore età ma poi voti a 16? Acquisiamo la capacità d’agire con il compimento dei 18 anni perché il legislatore ha voluto così tutelarci ma ora ci dite che a 16 possiamo concorrere al futuro di un intero Paese? Ci state dicendo che abbiamo tante limitazioni per motivi legati alla nostra sicurezza ma poi ci concedete la possibilità di partecipare alle scelte che riguardano 60 milioni di persone? Concedendo semplicemente il diritto di voto senza però cambiare il resto (tutto) fate le cose a metà e per di più sostanzialmente per nulla.

Dandoci il voto non ci avvicinerete alla politica più ti quanto non lo sia un cinquantenne che condivide il video del politico di turno per poi sconfessarlo due anni dopo per qualcuno divenuto più in voga. Non abbiamo bisogno di dati ISTAT per parlare di giovani disinteressati al mondo della politica: è un problema che sappiamo tutti e che sicuramente non si risolve così. In alcuni casi non si ha bisogno di legiferare per risolvere un problema e questo è uno di quei casi! Quello che bisogna fare deve partire da più in basso, deve partire dai partiti. Nel 2019 i partiti non sono radicati sul territorio e non offrono luoghi di incontro e confronto (salvo qualche eccezione in qualche grande città). Solo sul territorio si può cambiare questa situazione di disinteresse! Ad oggi, però, i partiti non solo non attraggono giovani, ma anzi finiscono per allontanarli.

Finisco specificando che ovviamente riconosco l’esistenza di 16enni svegli e preparati che di politica ne sanno più dello zio. Non si guardi però all’eccezione… di gente che vota a caso ne abbiamo già tanta, non vedo perché aumentarla ulteriormente.

IL GOVERNO M5S-PD È ANTIDEMOCRATICO?

By Posted on 1 5 m read 603 views

L’attuale crisi di governo ha inizio la sera dell’8 agosto quando il vicepremier Salvini esprime chiaramente la volontà di rompere con gli alleati e ridare “velocemente la parola agli elettori”. Nonostante il ministro abbia più volte espresso il fatto che la sua sia una scelta coraggiosa non ci vuole un grande luminare per capire che la scelta di far cadere il governo non era derivata tanto dai “no” degli alleati che pur avendo maggiori parlamentari si sono sempre dimostrati subalterni alla Lega ma bensì al desiderio stesso di poltrone e la volontà di divenire premier di un nuovo governo di centrodestra. Salvini è convinto di quello che sta per fare e il giorno seguente, il 9 agosto, presenta una mozione di sfiducia al Senato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Quello che accadrà dopo sconvolgerà i piani del leader del Carroccio, infatti il 13 agosto grazie ai voti del Pd e del M5s si boccia la proposta del centrodestra di votare la sfiducia il 14 del mese: si iniziava a vedere l’ombra di un nuovo governo che manderebbe a rotoli il piano (precedentemente espresso) del ministro leghista. Arriva così il giorno della sfiducia, il 20 agosto, in cui la Lega afferma di voler ricompattare il governo giallo-verde e ritirare la mozione di sfiducia per non rischiare di rimanere a bocca vuota. Ormai però il danno è fatto e Conte afferma la volontà di volersi dimettere. Il 21 agosto inizia il primo giro di consultazioni da cui viene fuori la volontà di M5s e Pd di dialogare, ecco perché il Presidente Mattarella darà una settimana di tempo prima delle nuove consultazioni (27 agosto). Col passare dei giorni la possibilità di un governo M5s-Pd è iniziata ad apparire sempre più come una cosa concreta e il 29 agosto Mattarella ha dato a Conte il compito di formare squadra e programma.

Quello che avete letto è un celere riassunto della crisi di governo le cui conseguenze tanto stanno facendo discutere in questi giorni. Apertasi infatti la possibilità di un governo tra grillini e dem non manca chi parla di antidemocraticità e quindi di eventuale governo non democratico perché non voluto dal popolo. Principalmente questa è una accusa rivolta dal mondo di centrodestra che avrebbe tutto l’interesse nel tornare alle urne: non manca mai uno Sgarbi che lo ricorda dimenticandosi invece la sua storia politica. Tra chi chiede il ritorno alle urne con più vigore vi è anche Fratelli d’Italia che, fa sapere la segretaria Meloni, ha lanciato anche una petizione che conta mentre scrivo circa 50mila firmatari.

Ma il punto è proprio questo: è democratico che Pd e M5s si alleino formando un nuovo governo evitando di tornare al voto o possiamo affermare che queste forze mancano di legittimità popolare?

Chi sostiene un eventuale governo MaZinga sarebbe non legittimato dal popolo si appella sostanzialmente ai sondaggi che vedono generalmente un centrodestra qualche punto sopra la somma percentuale tra PD e M5s. Vi lascio l’immagine di un paio di sondaggi post-crisi per guardare con i vostri stessi occhi quello affermato sopra.

Il problema di chi vorrebbe riandare al voto è proprio che si appella ai sondaggi in nome della democrazia! Non fraintendetemi, io amo i sondaggi e quando parlai di Venezuela io stesso ne citai uno a sostegno di una non democraticità di Maduro (ma quella era solo la ciliegina sulla torta e questa è tutta un’altra storia), ma l’Italia non può essere certo schiava di una rilevazione di un istituto privato e soprattutto molti non prendono in considerazione un importante voce scritta in piccolo sotto molti sondaggi: quella degli astenuti-indecisi. Non sarebbe neanche surreale se riandando al voto nel segreto della cabina elettorale molti indecisi decidessero di dare all’ultimo il proprio voto a qualcuno diverso dal centrodestra: dopotutto successe una cosa analoga nel 2013 con il Movimento 5 stelle. Insomma, per quanto i sondaggi siano affidabili non sono infallibili e in qualsiasi Paese democratico che si rispetti la volontà popolare la si misura quando si va a votare. Ed è proprio questo il punto, a cui si appella chi sostiene sarebbe un governo democratico, ovvero abbiamo già votato il 4 marzo. Se dovessimo attenerci ai continui cambi di partito preferito, che soprattutto dilagano dall’avvento della Seconda Repubblica, in nome di una migliore democrazia dovremmo riandare al voto ogni mese. Perché chi sostiene si debba ridare parola agli italiani senza tentare la creazione di un governo che in Parlamento ha i numeri viola quella che è una delle più belle Costituzioni democratiche al mondo: la nostra. Per analogo ragionamento dovremmo riandare al voto a ogni cambio di preferenza di partito ma nessuna sana democrazia rappresentativa può sostenere un cambio di parlamento ed eventualmente governo ogni 30 giorni.

E se (lecitamente) non vi convince quanto detto prima pensate alla nostra Costituzione che è e resta il nostro faro la quale afferma all’articolo 60 che “La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni”. E se è vero che Camera e Senato possono essere sciolte prima, questo è un potere (articolo 88) che può essere esercitato dal Presidente della Repubblica che nel nostro caso lo farebbe in assenza di una maggioranza: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”.

In presenza di una maggioranza non si capisce perché si debba quindi riandare al voto pur sapendo che in sane democrazie le urne non si aprono schioccando le dita. Non si capisce quindi neanche i politici che parlano di un governo non espresso dal popolo pur sapendo che quei parlamentari sono stati regolarmente e giustamente eletti. La verità è che sanno anche loro di aver torto poiché tutto sta avvenendo nel rispetto costituzionale e chi oggi si lamenta non mi sembra abbia mai parlato di Costituzione antidemocratica nei tempi passati: c’è quindi da chiedersi se costoro hanno sviluppato un nuovo e più forte pensiero democratico che non sono in grado di spiegarci o semplicemente si trovino dalla parte a cui gioverebbe riandare al voto.

Spero che questo articolo possa servire nel chiarire delle idee anche se non fa molto di più che dire cose già espresse dal nostro Presidente Mattarella il 22 agosto del quale ho piena fiducia agisca nel rispetto del libro su cui ha giurato osservanza. “Mi è stata avanzata la richiesta di avere il tempo di sviluppare questo confronto. Anche da parte di altre forze politiche è stata rappresentata la possibilità di ulteriori verifiche. Il presidente della Repubblica ha il dovere di non precludere l’espressione di volontà maggioritaria del parlamento. Al contempo ho il dovere di richiedere decisioni sollecite. Svolgerò quindi nuove consultazioni, che inizieranno nella giornata di martedì prossimo, per assumere le decisioni necessarie”.

DECRETO SICUREZZA BIS: TUTTO QUELLO CHE BISOGNA SAPERE

By Posted on 1 5 m read 358 views

Già a fine 2018 era divenuto legge il cosiddetto “decreto sicurezza” o “decreto Salvini” che in passato abbiamo avuto modo di trattare e commentare. Lo riassumiamo in breve citando alcuni dei punti focali: 3,5 milioni per i rimpatri, estensione tempo massimo di permanenza dei migranti nei Cpr da 90 a 180 giorni, abolizione della protezione umanitaria, possibilità di togliere lo stato di rifugiato a chi si rende colpevole di reati, possibilità di revocare la cittadinanza e limitazione degli Sprar a solo i minori non accompagnati. A suo tempo avevamo criticato la riforma per una serie di motivi che andavano dalle pessime condizioni in cui sono tenuti i Cpr al fatto che revocare la cittadinanza possa essere incostituzionale al fatto che l’eliminazione della protezione umanitaria creerà molti irregolari (secondo l’Ispi saranno almeno 140mila in più entro fine 2020 di cui la metà per colpa del decreto). Nel frattempo di tempo ne è passato e proprio questo lunedì sera al Senato con 160 voti favorevoli è stato approvato il “decreto sicurezza bis” che si occupa principalmente di immigrazione e ordine pubblico durante le manifestazioni.

“L’articolo 1 prevede che il Ministro dell’interno (con provvedimento da adottare di concerto con il Ministro della difesa e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e informato il Presidente del Consiglio) possa limitare o vietare l’ingresso, il transito o la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica e in caso di violazione delle leggi vigenti in materia di immigrazione”. Salvini quindi infischiandosene di quella che è la suddivisione dei poteri, pilastro in uno Stato democratico, accentra nelle sue mani più potere di quanto gliene spetti e anzi ci tocca forse ringraziare il battibecco avuto con la Ministra Trenta se quantomeno il provvedimento è “da adottare di concerto” con ministero di difesa e infrastrutture che logica vuole debbano avere un peso in queste questioni. L’articolo 2 è invece in assoluto il più discusso e controverso in quanto introduce sanzioni da un minimo di 150mila euro a 1 milione di euro “per la violazione, da parte del comandante di una nave, del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane”. L’articolo è palesemente costruito al fine di danneggiare l’operato delle ONG che svolgono un importante lavoro di salvataggio anche se ci toccherà aspettare per vedere quanto questo articolo non entri in contrasto con le leggi internazionale che hanno a cuore in primis la salvaguardia delle persone in mare. Altri punti inerenti all’immigrazione prevedono lo stanziamento di fondi per il contrasto all’immigrazione clandestina come anche l’arresto per coloro che sono colti in flagranza di un delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra. Introdotto anche un fondo per le politiche di rimpatrio con un importo per quest’anno di 2 milioni di euro. L’articolo 6 del decreto invece secondo quanto scritto sul sito del Senato enuncia che “viene inasprita la pena se l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona avviene in occasione di manifestazioni che si svolgono in luogo pubblico o aperto al pubblico; è punito con la reclusione da 1 a 4 anni chi, nel corso della manifestazione in luogo pubblico o aperto al pubblico, lancia o utilizza illegittimamente, in modo da creare un concreto pericolo per l’incolumità delle persone, razzi, bengala, fuochi artificiali, petardi, strumenti per l’emissione di fumo o di gas visibile o in grado di nebulizzare gas contenenti principi attivi urticanti, ovvero bastoni, mazze, oggetti contundenti o, comunque, atti ad offendere; la Camera ha previsto che quando il fatto è commesso in modo da creare un concreto pericolo per l’integrità delle cose, la pena è invece della reclusione da 6 mesi a 2 anni”. Il decreto all’articolo 7 “introduce circostanze aggravanti per i reati di violenza o minaccia a un pubblico ufficiale, di resistenza a un pubblico ufficiale, di violenza o minaccia a un corpo politico, amministrativo o giudiziario e ai suoi singoli componenti, per l’interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità, devastazione e saccheggio, qualora le condotte siano poste in essere in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”. Altro importante articolo dei 18 del decreto è quello che prevede il Daspo anche per “coloro che siano denunciati per aver preso parte attiva a episodi di violenza su persone o cose in occasione o a causa di manifestazioni sportive, o che nelle medesime circostanze abbiano incitato, inneggiato o indotto alla violenza”, “coloro che risultino avere tenuto, anche all’estero, sia singolarmente che in gruppo, una condotta finalizzata alla partecipazione attiva a episodi di violenza, di minaccia o di intimidazione” a anche per “coloro che risultino denunciati o condannati, anche con sentenza non definitiva, nel corso dei cinque anni precedenti”. Sempre il decreto prevede anche l’abolizione dell’archiviazione per “lieve tenuità del fatto” per chi commette reati di violenza, oltraggio o resistenza a pubblico ufficiale cosicché si potrebbe finire nei guai per uno “sciocchino”.

Al decreto di critiche ne sono arrivate davvero tante. L’Alto commissariato dell’Onu per i rifugiati in passato aveva detto che “L’Unhcr ribadisce la propria preoccupazione in merito al fatto che l’imposizione di sanzioni pecuniarie e di altro tipo ai comandanti delle navi potrebbe ostacolare o impedire le attività di soccorso in mare da parte delle navi private in un momento in cui gli stati europei hanno significativamente ritirato il proprio sostegno alle operazioni di soccorso nel Mediterraneo centrale”. Il giorno dopo l’approvazione al Senato del decreto sicurezza bis l’Unchr ha ribadito che “Il rischio concreto è che nel Mediterraneo ci saranno più morti”. Del mio steso parere don Luigi Ciotti che in video aveva affermato come “Essendo già enorme il potere del ministro dell’Interno in materia di immigrazione, questa estensione rappresenta una invasione di campo, una appropriazione indebita di ruoli e competenze altrui, ennesimo segno di un’ambizione sfrenata, indifferente alla divisione dei poteri su cui si fonda la democrazia”. Neanche Amnesty Italia esprime parere positivo sul decreto: “la seconda parte del decreto, che inasprisce le sanzioni per oltraggio a pubblico ufficiale e altri reati commessi nel corso di manifestazioni pubbliche, ha il chiaro scopo di limitare gli spazi di libertà di chi vuole rivendicare i propri diritti e quelli della collettività. Al contrario, pensiamo che la discussione di questo provvedimento avrebbe potuto anche essere un’occasione per aprire un dibattito sulle misure di trasparenza per l’operato delle forze di polizia, come i codici identificativi, a tutela e a garanzia del lavoro degli agenti stessi”.

IL FUTURO DEL FAKE

By Posted on 0 4 m read 356 views

Negli ultimi giorni in Italia sta molto prendendo piede una applicazione, FaceApp, che consente di applicare al proprio volto una serie di filtri consentendo la restituzione di volti con cambiato sesso o molto più invecchiati (oltre che altro). L’applicazione che conta più di 100milioni di download sul Play Store non è nuova al grande pubblico, risale infatti al 2017, ma a seguito di migliorie effettuate all’algoritmo ha ripreso piede prima tra i vip e poi tra un po’ tutti ormai: basta farsi un giro sui principali social per capire di cosa sto parlando. Non nego però che la faccenda mi suscita qualche preoccupazione e non mi riferisco solo alla voglia dei giovani di vedersi già coi capelli bianchi o alla privacy mancata stando a quello che scrivono alcuni giornali. Credo sia lecito preoccuparsi sapendo che una normale applicazione facilmente scaricabile riesca a modificare i volti in tal modo ottenendo risultati “più che decenti se non financo verosimili”.  Chi ci dice che analoghe tecnologie non verranno presto utilizzate nella creazione di nuove notizie false o meglio di immagini e video falsi?

Quotidianamente veniamo bombardati da fake news che spesso molte persone danno per vere e condividono. A volte a cascarci non è solo il vicino di casa che passa il pomeriggio bazzicando su Facebook, ma financo giornali: un caso recente è quello che vedeva falsamente Gianni Cuperlo accusato di aver dato dell’ignorante all’elettorato della Lega (bastava ascoltare l’intera dichiarazione per scoprire la verità). Secondo l’UNESCO con “analfabetismo digitale” si intende “la condizione di una persona incapace di comprendere, valutare, usare e farsi coinvolgere da testi scritti per intervenire attivamente nella società, per raggiungere i propri obiettivi e per sviluppare le proprie conoscenze e potenzialità”. Detto in parole povere colui che è in grado di scrivere e leggere ma non di comprendere e valutare, ed infatti una delle caratteristiche degli analfabeti funzionali è essere acritici e credere un po’ a tutto: sono spesso quelli che abboccano alle fake news e che fanno una pessima figura prendendo per veri i video di Gian Marco Saolini. In Italia secondo i dati Ocse-Piaac del 2016 il 27,9% degli italiani tra i 16 ed i 65 anni ricade nella categoria degli analfabeti funzionali! Personalmente ritengo che per poter parlare di sana democrazia bisogna prima accertarsi ci sia sana informazione con annesso popolo che sa capire quel che viene detto ed è per questo che mi preoccupa sapere come più di un quarto degli italiani sia analfabeta funzionale. Rincuora però sapere che l’analfabetismo funzionale proprio come il classico analfabetismo può essere combattuto: ridare priorità all’italiano, alla lettura, educare a riconoscere le fake news, e spesso aiuta il semplice tenere il cervello in allenamento.

Ahimè potrebbe succedere che nel mentre si impari a riconoscere e capire quel che è vero o falso potrebbe non bastare più e a farne le spese potremmo essere un po’ tutti. Quanto ci vorrà prima che tutti possano tenere nel proprio smartphone una nuova app che ci consente di creare dei falsi video irriconoscibili da far circolare per vendicarsi della ragazza che ci ha dato buca?

Parlo del “deepfake”, ovvero una tecnica basata sull’intelligenza artificiale che consente di combinare e sovrapporre immagini e video già esistenti con altre immagini e video tramite l’apprendimento automatico noto come GAN. Il termine deepfake deve la sua origine e diffusione ad un utente Reddit chiamato “Deepfakes” che nel 2017 pubblicò sulla controversa piattaforma dei finti video porno in cui le facce delle pornostar venivano sostituite con quelle di famose attrici. È da questo episodio che lentamente i deepfake hanno iniziato a perfezionarsi e diffondersi arrivando lentamente all’attenzione dell’opinione pubblica. Se non vi è ancora ben chiaro di cosa stiamo parlando vi basterà guardare questo video in cui l’ex Presidente Barack Obama insulta l’attuale Presidente americano Donald Trump.

Forse a suo tempo il video venne accolto con ironia, come è lecito sia, ma ad oggi dovremmo iniziare a preoccuparci dato il miglioramento costante di questa tecnologia che diviene sempre più di dominio pubblico e “FaceApp” in un certo senso ne è la dimostrazione. Se anche i giornali ad oggi, che sono coloro che dalle fake news dovrebbero difenderci, fanno l’errore (sempre sia stato un errore e non una cosa voluta) di estrapolare e male riportare le parole di un onorevole cosa ci dice che in futuro non inizino a riportare notizie false per via dei deepfake? Al Wall Street Journal si inizia di già ad addestrare i giornalisti a riconoscere questi video manipolati che sembrano veri e plausibilmente lentamente i nostri media nazionali inizieranno a fare altrettanto se vogliamo continuare a parlare di sana informazione e vogliamo che la gente si faccia una propria idea in base a notizie vere. Ma se riconoscere quale video è vero e quale è falso diviene possibile e d’obbligo in grandi e differenti realtà come in un giornale o in un commissariato di polizia, non è detto che in altre realtà come un comune si riesca a fare altrettanto. Quanto passerà prima di leggere su un giornale: “ragazza si butta dal terrazzo per un falso video fatto circolare che la ritraeva in atteggiamenti sessuali”? Stiamo ancora lottando contro le classiche fake news, lo facciamo informando ed educando, ma prima di aver vinto questa ardua battaglia potremmo ritrovarci ad affrontarne una ancora più difficile per la quale non abbiamo anticorpi a sufficienza: i fake video.

14 LUGLIO 1938 – MANIFESTO DELLA RAZZA

By Posted on 2 4 m read 177 views

Il 14 luglio 1938 venne pubblicato su “Il Giornale d’Italia”, con il titolo “Il fascismo e i problemi della razza”, quello che più comunemente è noto come “Manifesto degli scienziati razzisti” o “Manifesto della razza”. Il manifesto fu firmato da alcuni scienziati italiani e gettò le basi di quello che divenne il razzismo fascista che porterà all’emanazione delle leggi razziali in Italia.

  1. Le razze umane esistono. La esistenza delle razze umane non è già una astrazione del nostro spirito, ma corrisponde a una realtà fenomenica, materiale, percepibile con i nostri sensi. Questa realtà è rappresentata da masse, quasi sempre imponenti di milioni di uomini simili per caratteri fisici e psicologici che furono ereditati e che continuano ad ereditarsi. Dire che esistono le razze umane non vuol dire a priori che esistono razze umane superiori o inferiori, ma soltanto che esistono razze umane differenti.
  2. Esistono grandi razze e piccole razze. Non bisogna soltanto ammettere che esistano i gruppi sistematici maggiori, che comunemente sono chiamati razze e che sono individualizzati solo da alcuni caratteri, ma bisogna anche ammettere che esistano gruppi sistematici minori (come per es. i nordici, i mediterranei, i dinarici, ecc.) individualizzati da un maggior numero di caratteri comuni. Questi gruppi costituiscono dal punto di vista biologico le vere razze, la esistenza delle quali è una verità evidente.
  3. Il concetto di razza è concetto puramente biologico. Esso quindi è basato su altre considerazioni che non i concetti di popolo e di nazione, fondati essenzialmente su considerazioni storiche, linguistiche, religiose. Però alla base delle differenze di popolo e di nazione stanno delle differenze di razza. Se gli Italiani sono differenti dai Francesi, dai Tedeschi, dai Turchi, dai Greci, ecc., non è solo perché essi hanno una lingua diversa e una storia diversa, ma perché la costituzione razziale di questi popoli è diversa. Sono state proporzioni diverse di razze differenti, che da tempo molto antico costituiscono i diversi popoli, sia che una razza abbia il dominio assoluto sulle altre, sia che tutte risultino fuse armonicamente, sia, infine, che persistano ancora inassimilate una alle altre le diverse razze.
  4. La popolazione dell’Italia attuale è nella maggioranza di origine ariana e la sua civiltà ariana. Questa popolazione a civiltà ariana abita da diversi millenni la nostra penisola; ben poco è rimasto della civiltà delle genti preariane. L’origine degli Italiani attuali parte essenzialmente da elementi di quelle stesse razze che costituiscono e costituirono il tessuto perennemente vivo dell’Europa.
  5. È una leggenda l’apporto di masse ingenti di uomini in tempi storici. Dopo l’invasione dei Longobardi non ci sono stati in Italia altri notevoli movimenti di popoli capaci di influenzare la fisionomia razziale della nazione. Da ciò deriva che, mentre per altre nazioni europee la composizione razziale è variata notevolmente in tempi anche moderni, per l’Italia, nelle sue grandi linee, la composizione razziale di oggi è la stessa di quella che era mille anni fa: i quarantaquattro milioni d’Italiani di oggi rimontano quindi nella assoluta maggioranza a famiglie che abitano l’Italia da almeno un millennio.
  6. Esiste ormai una pura “razza italiana”. Questo enunciato non è basato sulla confusione del concetto biologico di razza con il concetto storico-linguistico di popolo e di nazione ma sulla purissima parentela di sangue che unisce gli Italiani di oggi alle generazioni che da millenni popolano l’Italia. Questa antica purezza di sangue è il più grande titolo di nobiltà della Nazione italiana.
  7. È tempo che gli Italiani si proclamino francamente razzisti. Tutta l’opera che finora ha fatto il Regime in Italia è in fondo del razzismo. Frequentissimo è stato sempre nei discorsi del Capo il richiamo ai concetti di razza. La questione del razzismo in Italia deve essere trattata da un punto di vista puramente biologico, senza intenzioni filosofiche o religiose. La concezione del razzismo in Italia deve essere essenzialmente italiana e l’indirizzo ariano-nordico. Questo non vuole dire però introdurre in Italia le teorie del razzismo tedesco come sono o affermare che gli Italiani e gli Scandinavi sono la stessa cosa. Ma vuole soltanto additare agli Italiani un modello fisico e soprattutto psicologico di razza umana che per i suoi caratteri puramente europei si stacca completamente da tutte le razze extra-europee, questo vuol dire elevare l’Italiano ad un ideale di superiore coscienza di se stesso e di maggiore responsabilità.
  8. È necessario fare una netta distinzione fra i Mediterranei d’Europa (Occidentali) da una parte gli Orientali e gli Africani dall’altra. Sono perciò da considerarsi pericolose le teorie che sostengono l’origine africana di alcuni popoli europei e comprendono in una comune razza mediterranea anche le popolazioni semitiche e camitiche stabilendo relazioni e simpatie ideologiche assolutamente inammissibili.
  9. Gli ebrei non appartengono alla razza italiana. Dei semiti che nel corso dei secoli sono approdati sul sacro suolo della nostra Patria nulla in generale è rimasto. Anche l’occupazione araba della Sicilia nulla ha lasciato all’infuori del ricordo di qualche nome; e del resto il processo di assimilazione fu sempre rapidissimo in Italia. Gli ebrei rappresentano l’unica popolazione che non si è mai assimilata in Italia perché essa è costituita da elementi razziali non europei, diversi in modo assoluto dagli elementi che hanno dato origine agli Italiani.
  10. I caratteri fisici e psicologici puramente europei degli Italiani non devono essere alterati in nessun modo. L’unione è ammissibile solo nell’ambito delle razze europee, nel quale caso non si deve parlare di vero e proprio ibridismo, dato che queste razze appartengono ad un ceppo comune e differiscono solo per alcuni caratteri, mentre sono uguali per moltissimi altri. Il carattere puramente europeo degli Italiani viene alterato dall’incrocio con qualsiasi razza extra-europea e portatrice di una civiltà diversa dalla millenaria civiltà degli ariani.

I firmatari furono: Lino Businco, Arturo Donaggio, Leone Franzi, Guido Landra, Nicola Pende, Marcello Ricci, Lidio Cipriani, Franco Savorgnan, Edoardo Zavattari, Sabato Visco.

UNA BREVE INTRODUZIONE È D’OBBLIGO

By Posted on 5 2 m read 174 views

No razzismo, no omofobia, no bullismo, no guerra, no inquinamento, no fascismo: siamo questo e tanto altro. Destructismi nasce nell’aprile del 2018 dal desiderio nel mio piccolo di fare qualcosa per spegnere il fuoco dell’odio che si stava alimentando: le fiamme sono ancora vive, motivo per cui continuare!

Parto dai social, in particolare Instagram e poi Facebook, riconoscendone le potenzialità per iniziare a dire la mia in tempo breve, a un numero non indifferente di persone e a costo zero. Attivo su queste piattaforme per oltre un anno e due mesi (ci tengo a specificare anche con continuità) ne ho anche giustamente capito i limiti: difficile non far perdere i propri post nella giungla dei 95 milioni di post altrui giornalieri (parlo di Instagram) o farli giungere a tutti coloro che sono interessati senza pagare (parlo di Facebook). Ancor più importante però il fatto che un post sui social, nonostante tutta la cura del mondo, apparirà sempre un po’ confusionario o sgradevole esteticamente. Decido quindi di ritagliarmi un altro piccolissimo spazio nel mare di internet e di aprirmi un sito: finalmente eccoci!

Ho deciso di strutturare www.destructsimi.it in due parti principali: una sezione in cui riportare le ultime notizie e un’altra che dovrebbe fungere più da blog. Nella prima sostanzialmente farò quello che già giornalmente faccio su Instagram riportando le news aggiungendo quando possibile un pensiero. Le categorie delle notizie se mi seguite le potete facilmente immaginare: razzismo, omofobia, fascismo, inquinamento e così via. Le notizie saranno trovabili (o meglio sono trovabili) nella pagina News. Per quel che concerne il blog tratterò diversi tipi di argomenti, sempre tutti però collegati a quel che faccio ad oggi, e saranno trovabili nella Home del sito. Ho già in mente degli articoli che vanno dalla plastica alle foreste ai migranti. Inoltre (immaginare per fare non fa mai male!) non mi spiacerebbe fare qualche inchiesta e qualche resoconto di eventi a cui ho partecipato/parteciperò inerenti sempre ai temi che tratto.

Questo è un piccolo passo che ci tenevo a fare, male che vada sarà stata ugualmente una bella esperienza. Per rimanere sempre aggiornati vi invito a iscrivervi alla newsletter 🙂