All Posts By Giulio Raganato

“SILVIA ROMANO È STATA LIBERATA” DOPO UN ANNO E MEZZO DI PRIGIONIA.

“Silvia Romano è stata liberata! Ringrazio le donne e gli uomini dei nostri servizi di intelligence. Silvia, ti aspettiamo in Italia!”. Lo comunica via Twitter il premier Conte. Stando a fonti della Farnesina domani Silvia dovrebbe rientrare in Italia e riabbracciare la sua famiglia che di lei non ha notizie da quando nel novembre 2018 la cooperante è stata rapita in Kenya.
“Lasciatemi respirare, devo reggere l’urto. Finché non sento la voce di mia figlia per me non è vero al 100%” ha detto il padre di Silvia ad ANSA.
La giovane era stata rapita villaggio di Chakama dove dava il suo aiuto alla popolazione locale assieme alla Onlus “Africa Milele”. Di lei non si è mai saputo molto da quando quel 20 novembre del 2018 una banda armata assaltando la sede dell’organizzazione l’aveva fatta prigioniera: le ricerche non si sono però mai fermate ed oggi il ministero degli Esteri più finalmente ribadire che “lo Stato non lascia indietro nessuno”. Per adesso non si sa molto delle dinamiche che hanno portato alla liberazione della ragazza. Su Facebook ci sono i commenti di chi ha come unico pensiero domandarsi quanto sia costato salvare la vita alla giovane da un anno e mezzo in mano ai gruppi armati: sia, la gran parte della gente esprime felicità per il salvataggio di una cittadina italiana che ha il coraggio di fare qualcosa di bellissimo: mettere a rischio la proprio vita per “aiutarli a casa loro”.

MORTO IBRAHIM GOKCEK. NELLA TURCHIA DI ERDOGAN LA MUSICA FA PAURA.

“Sono sul palco, con la cinghia del basso attaccata al collo, quella con le stelle che mi piace di più. Di fronte a me, centinaia di migliaia di persone, con i pugni alzati, cantano ‘Bella ciao’. La mia mano batte le corde del basso come fosse il migliore del mondo…Mi chiamo Ibrahim Gokcek. Per 15 anni ho suonato il basso nel Grup Yorum” raccontava il giovane bassista nella lettera inviata a fine aprile a L’Humanité.

Ci sono voluti 323 giorni di sciopero della fame per far fuori Ibrahim Gokcek, 39 anni, componente della perseguitata band turca Grup Yorum. Per lo stesso motivo si sono spenti in breve tempo due altri membri della band: Helin Bolek e Mustafa Kocak. Accusati di terrorismo e vittime di farse giudiziarie, Ibrahim credeva che “il motivo per cui siamo stati inseriti in questo ‘elenco terroristico’ è il seguente: nelle nostre canzoni parliamo di minatori costretti a lavorare sotto terra, di lavoratori assassinati da incidenti sul lavoro, di rivoluzionari uccisi sotto tortura, di abitanti dei villaggi il cui ambiente viene distrutto”.

Helin Bolek , Ibrahim Gokcek , Mustafa Kocak

Ibrahim Gokcek pesava 39 chili quando è arrivato in ospedale: in Turchia hanno deciso troppo tardi, un paio di giorni fa, di accogliere la sua semplice richiesta di tornare a suonare in pubblico. Incarcerato nel febbraio del 2019 ha deciso a maggio di iniziare a rifiutare il cibo portando avanti una lunga storia di scioperi della fame che vanno avanti da anni nella Turchia di Erdoğan.

“Da parte mia, con tutto quello che ho vissuto e che continuo a vivere non so dove continuerà il mio viaggio dopo questo letto di ospedale. Non so se spingerò il mio corpo fino alla morte o se vincerò la mia battaglia” scriveva idealmente all’amica Helin morta poche settimane prima. Ibrahim si è spento nel Paese in cui anche la musica fa paura.

NELLA RUSSIA DEL COVID-19 PUTIN È AI MINIMI STORICI

Sembrano finiti i giorni in cui la Russia poteva vandare un basso numero di contagi da Covid-19. Certo, il numero ufficiale dei morti resta basso, ma non si può dire altrettanto del numero dei contagiati che oramai hanno raggiunto quota 177mila di cui 11mila solo nelle ultime 24 ore.

L’epicentro della pandemia resta Mosca che ufficialmente conta 92mila casi ma che per il sindaco Serghiei Sobyanin potrebbero essere “il 2-2,5% di tutti i cittadini di Mosca, ovvero quasi 300mila persone”.

Nella Russia in cui in pochi giorni 3 medici che avevano criticato la gestione del coronavirus sono misteriosamente precipitati dalle finestre degli ospedali, il gradimento per l’amatissimo Putin ha toccato i livelli più bassi di sempre. Secondo un sondaggio effettuato a fine aprile per via telefonica dal centro specializzato Lavada-Center, l’approvazione verso Putin è calata al 59%. A differenza dell’Europa dove questo sarebbe visto come un gradimento altissimo non si può dire altrettanto quando si parla della Russia di Putin che in passato registrava gradimenti anche al 90%. Il leader russo sta pagando anche la crisi che colpisce il Paese.

NELLA POLONIA MENO DEMOCRATICA CHE VUOLE VOTARE VIA POSTA

Il 10 maggio, questa domenica, i polacchi dovrebbero recarsi alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali: il problema è che ancora non si sa se ciò avverrà ed eventualmente come. Nonostante la Polonia sia tra i Paesi europei meno colpiti è facile immaginare come organizzare normali elezioni porti ad assembramenti che non ci si può permettere in questo momento.

La soluzione più semplice e logica sarebbe quella di rimandare le elezioni dichiarando lo stato di emergenza, ma questa è una formula che sembra non piacere al presidente Duda, del partito di destra Diritto e Giustizia, che forse pensando di incassare subito il suo altissimo consenso sembra cercare in tutti i modi di andare a votare subito. Si è ipotizzato allora di votare via posta, anche se non si può cambiare legge elettorale in questo modo, e le opposizioni hanno reagito parlando di boicottaggio in caso di elezioni tenute così.

Fortunatamente però ieri notte il Senato polacco ha bocciata la legge elettorale che avrebbe dovuto autorizzare le elezioni presidenziali via posta il 10 maggio. È stato un voto molto particolare con richieste continue di pause e senatori che si nascondevano neanche stessero giocando a nascondino: lo scopo era far saltare la votazione e far arrivare la legge direttamente sulla scrivania del presidente Duda.

Intanto per Freedom House la Polonia non è più un Paese con una “democrazia consolidata” ma bensì con una “democrazia semi-consolidata”.

TRA UN PRESIDENTE CHE CREDE CHE L’OMS INCORAGGI L’OMOSESSUALITÀ ED UN PAPA CHE PARLA DI ANTICRISTO

“Questa è l’Organizzazione mondiale della sanità i cui consigli sul coronavirus dovremmo tutti seguire. Dovremmo seguire anche le loro linee guida sulla politica dell’istruzione? Per i bambini da 0 a 4 anni: soddisfazione e piacere quando si toccano i corpi, masturbazione…. Per i bambini dai quattro ai sei anni: identità di genere positiva … masturbazione nella prima infanzia, relazioni tra persone dello stesso sesso … Da nove a 12 anni: prima esperienza sessuale.” Recitava questo un post Facebook di Bolsonaro poi eliminato.

Il presidente brasiliano sembrerebbe fare riferimento a una guida educativa del 2010, denominata “Standard per l’educazione sessuale in Europa”, che tra le tante cose cerca di tranquillizzare genitori ed educatori su come determinati comportamenti siano normali. Per di più non si incoraggia nulla.

Molto discutibili anche le parole di Papa Ratzinger, che, nel nuovo libro “Ein Leben” del biografo Peter Seewald, arriva ad affermare che “matrimonio omosessuale” e “aborto” sono il “potere spirituale dell’Anticristo”.

“Cento anni fa tutti avrebbero considerato assurdo parlare di un matrimonio omosessuale. Oggi si è scomunicati dalla società se ci si oppone”, dice. Lo stesso vale per “l’aborto e la creazione di esseri umani in laboratorio”. A rilasciare le dichiarazioni del Pontefice è stato il sito conservatore americano LifeSiteNews.

EGITTO: MUORE IN CARCERE DOVE SI TROVAVA PER AVER GIRATO UN VIDEO SATIRICO

Un giovane fotografo e regista egiziano è morto venerdì nell’ormai noto carcere di Tora, lo stesso in cui è rinchiuso Patrick Zaky, per cause non ancora accertate o diffuse.

Sì chiamava Shady Habash, aveva 24 anni, e da due anni era in attesa di un processo per aver diretto un video musicale di una canzone critica nei confronti del presidente Abdel Fatah al Sisi. Per lo stesso progetto musicale era stato arrestato il cantante Ramy Essam che dopo essere stato condannato a 3 anni era riuscito a scappare.

I capi di imputazione per Shady Habash erano gli stessi di tanti giovani che rischiano un processo anche per un semplice post sui social network.

“Sto morendo lentamente, giorno dopo giorno. La prigione ti ammazza così. Prima cerchi di resistere, poi di non impazzire dopo essere stato buttato dentro una cella e dimenticato, senza sapere se e quando ne uscirai. Ho bisogno di voi e del vostro aiuto, adesso più di prima” era riuscito a comunicare mesi fa alla famiglia.

Oggi più che mai, causa coronavirus, si teme per la vita di tutti i prigionieri politici in Egitto.

BOLSONARO: UN MORTO CHE CAMMINA ABBANDONATO ANCHE DA MORO

Che il Brasile sia un Paese difficile da governare lo sa bene l’ex presidente Lula che era noto proprio per la sua capacità di riuscire a raggiungere accordi con gli avversari politici pur riuscendo a portare avanti le sue battaglie elettorali e a non deludere i brasiliani che lo hanno reso uno dei leader democratici con i più alti indici di gradimento della storia. Non si può dire altrettanto dell’attuale presidente Bolsonaro che non sembra molto abile come stratega ed ora rischia di cadere senza concludere il mandato. La gestione, pressoché inesistente, del coronavirus al quale il presidente brasiliano non ha mai prestato un minimo di attenzione lo ha fatto sicuramente mal vedere agli occhi di una parte del Paese che ormai non riesce più neanche a far curare le persone in ospedale. Al calo di gradimento di Bolsonaro si aggiunge l’aver fatto fuori dal governo due ministri in questo periodo forse anche più amati di lui: Luiz Henrique Mandetta, ex ministro della Salute, e Sérgio Moro, ex ministro della Giustizia. Il primo cacciato perché insisteva sulla necessità di isolamento causa Covid-19 ed il secondo uscito dal governo per motivi un poco più complicati. Tutto inizia qualche settimana fa quando Bolsonaro licenzia il capo della polizia federale, Mauricio Valeixo, per motivi mai chiariti: ciò ha indotto molti a pensare che Bolsonaro possa averlo fatto per ostacolare le indagini in corso su due sue figli. Del licenziamento avrebbe chiesto conto Sérgio Moro che sembra si sia sentito rispondere da Bolsonaro che avrebbe voluto al posto di Valeixo qualcuno di più fedele. Il tutto non è piaciute al ministro della Giustizia poi licenziatosi. Bolsonaro ha così perso quello che per i suoi sostenitori è il simbolo della lotta alla corruzione e all’abuso di potere nonostante vada anche detto che fu proprio Sérgio Moro il nome dietro al colpo di Stato ai danni dell’ex presidente Lula condannato per “atos indeterminados” con lo scopo di non farlo gareggiare alle presidenziali a cui ha poi vinto Bolsonaro. Bolsonaro non perde però consenso solo tra la gente ma anche all’interno del Parlamento, tanto da farlo correre ai ripari cercando di comprare appoggio da nomi non proprio puliti, in cui ora aleggia sentore di impeachment. Per lui problemi anche sul fronte giudiziario.

IL SUDAN VIETA LE MUTILAZIONI GENITALI FEMMINILI

Il governo provvisorio sudanese, sopravvenuto alla abbastanza recente caduta del dittatore Omar al-Bashir, continua a mostrarsi più attento alle tematiche del mondo femminile. In Sudan divengono finalmente vietate le mutilazioni genitali femminili, ergo le pratiche di rimozione totale o parziale degli attributi genitali femminili esterni, che per le Nazioni Unite hanno interessato circa 9 donne sudanesi su 10.

La pratica, molto diffusa in diversi Paesi africani, che causa dolori fisici e psicologi alle donne, ora in Sudan è vietata e chi infrange la legge rischia sino a 3 anni di carcere. Certo è che non basterà una legge per sradicare una pratica così diffusa, si hanno precedenti come l’Egitto per affermarlo, ma sicuramente è un cambio di rotta che il governo è intenzionato a portare avanti.

DONNE TRANS CHIEDONO AIUTO AL PAPA: LUI MANDA L’ELEMOSINIERE

Oltre a tanta morte e sofferenza il coronavirus ha portato con sé, e più volte ne abbiamo parlato, una recessione economica a livelli globali. Sono in tanti ad aver perso il posto di lavoro e tanti altri lo perderanno sicuramente, i danni si possono diminuire ma non azzerare. Tra le tante persone che in particolar modo si trovano in difficoltà in questo momento troviamo quelle che ricadono nella categoria dei “sex worker”.

Sicuramente questo è un momento difficile anche per quel gruppo di donne trans di Torvaianica, come raccontato ad AdnKronos dal parroco don Andrea Conocchia, che ha deciso di chiedere aiuto al Papa, il quale ha risposto inviando l’Elemosiniere Konrad Krajewski con degli aiuti in denaro.

“Nel colmo dell’emergenza coronavirus, con stupore e meraviglia sono arrivati in chiesa un gruppo di transessuali, quasi tutte latinoamericane. Chiedevano aiuti perché con il Covid non avevano più clienti sulla strada. In questa comunità trans, la voce poi si è sparsa, ora ci sono circa una ventina di persone. Sono trans che arrivano per lo più dall’America Latina, vogliono molto bene a Bergoglio. Hanno anche fede. Sono rimasto commosso per l’immagine di una di loro che si è messa a pregare in ginocchio davanti alla Vergine. Qualcuno mi ha anche chiesto di benedire oggetti cari. Sono persone molto sole, con storie di solitudine alle spalle, le famiglie lontane. C’è una di queste trans che ha iniziato a lavorare in strada a 14 anni. Da allora sono passati trent’anni.”

LIBIA: HAFTAR ASSUME I PIENI POTERI

In un discorso in tv tenutosi ieri sera, il maresciallo Khalifa Haftar ha annunciato la fine degli accordi di Skhirat del 2015 e quindi la presa dei pieni poteri da parte dell’Esercito nazionale libico, sotto il suo comando, “finché un governo civile non potrà essere ristabilito”.

Ricordiamo come il Paese sia diviso in due: da una parte, a Tripoli, troviamo il premier Fayez al-Serraj, mentre dall’altra, in Cirenaica, troviamo Haftar non intenzionato a riunire il Parlamento.
Tutti i negoziati ed accordi sono stati inutili.

Ulteriore svolta nella storia libica avvenne oramai un anno fa quando Haftar, forte degli aiuti di Egitto, Arabia Saudita, Russia ed altri, decise di lanciare una offensiva il cui esito è stato mutato dall’entrata in guerra della Turchia affianco di al-Serraj che tra gli altri è appoggiato anche da una Europa che da tempo prova a portare avanti le trattative ma che da un po’ di tempo ha perso molta voce in capitolo.

Forse è per le recenti fallimentari azioni in Tripolitania che Haftar ha deciso di venire meno agli accordi del 2015 con il Parlamento di Tobruk e quindi di assumere pieni poteri per provare a conquistare Tripoli sbarazzandosi definitivamente di al-Serraj. Sicuramente una ulteriore dimostrazione della poca voglia di Haftar di far cessare la guerra civile con un accordo.