All Posts By Giulio Raganato

CORONAVIRUS, GLI STATI CHE NON HANNO CHIUSO ORA PIANGONO I MORTI

Sette giorni. Sarebbe bastata una settimana per evitare la morte di 36 mila americani morti per via del coronavirus. Chiudendo invece due settimane prima di quanto fatto si sarebbero potute salvare circa 54 mila persone, cioè la metà dei morti registrati negli Stati Uniti. A dircelo è un modello della Columbia University che ci ricorda come aver chiuso o averlo fatto tardi in alcuni casi ha portato alla dipartita di migliaia di persone. È il caso americano ma forse anche di quel Brasile che non ha mai chiuso veramente e che da tempo si ritrova a seppellire i suoi morti in fosse comuni. Da numeri bassi il Brasile in breve tempo ha visto un aumento esponenziale dei contagi (quasi 20mila solo ieri) portandosi così al terzo posto per numero di contagiati. Da evidenziare anche le stime del Daily Telegraph che, citando i dati Our World in Data, parla della Svezia come il Paese con il più alto tasso di mortalità nel mondo per coronavirus. I dati, che però prendono in considerazione solo gli ultimi 7 giorni, fanno discutere perché minerebbero il famoso modello svedese basato solo su inviti alla popolazione e niente chiusure.

IN UNGHERIA LE PERSONE TRANSGENDER NON POTRANNO CAMBIARE SESSO

In Ungheria è stata approvata l’ennesima legge finalizzata a minare i diritti delle persone transgender che ora non potranno più cambiare il proprio sesso all’anagrafe: in parole povere fine riconoscimento giuridico.

Con 133 voti a favore e 57 contrari è passata la proposta che stabilisce come il sesso biologico “basato sulle caratteristiche sessuali primarie e i cromosomi” dovrà essere registrato alla nascita e non potrà cambiare successivamente.

Per Amnesty International “questo voto spinge l’Ungheria indietro verso tempi bui e sopprime i diritti delle persone transgender e intersessuate, che dovranno subire non solo ulteriori discriminazione ma anche le conseguenze di un clima ancora più intollerante e ostile verso la comunità Lgbti”.

Di fatto i cambi di sesso in Ungheria erano “congelati” dal 2017 e così tutte le persone che hanno fatto richiesta da quel periodo e che avrebbero voluto farla non potranno più ottenere quanto desiderato dovendo continuare a vivere coscienti che per loro non c’è futuro in quello Stato che ha affidato i pieni poteri al premier Orbán.

CAPORALATO, BRACCIANTE FINISCE IN OSPEDALE PER AVER CHIESTO UNA MASCHERINA

A Terracina, provincia di Latina, un bracciante indiano è stato licenziato, picchiato e gettato in un fosso dal datore di lavoro. Il motivo? Il lavoratore avrebbe osato chiedere una mascherina e di essere pagato per il lavoro svolto. La polizia, su ordinanza del gip, ha emesso due misure cautelari nei confronti dei titolari dell’azienda agricola, padre e figlio. Tutto sarebbe partito dall’arrivo in ospedale del bracciante e investigando si è riusciti a scoprire “un sistematico sfruttamento economico, con condizioni di lavoro difformi alla vigente normativa in materia di sicurezza e sanitaria”. Lo Stato deve continuare a combattere il caporalato facendo modo che dignità e diritti prevalgano sullo sfruttamento. Non è possibile che si lavori 12 ore al giorno per 4 euro l’ora e che per aver chiesto una mascherina e lo stipendio si finisca in ospedale a farsi curare le fratture.

LIBIA: HAFTAR PERDE LA BASE DI AL WATIYA

Il governo di Tripoli ha annunciato questa mattina che ieri notte l’esercito, assieme alle forze alleate, è riuscito a prendere il controllo della base di Al Watiya.
Risale ai tempi di Gheddafi e dal 2015 Al Watiya era controllata da Haftar che dal 2019 la utilizzava per far partire l’offensiva aerea verso Tripoli. Trattasi quindi di una dura sconfitta per il maresciallo.
È invece una vittoria importante per al Serraj che grazie all’aiuto turco è riuscito ad ottenere una importante base ed ora sembra si pensi a riconquistare la città di Tarhuna.

IN CROAZIA I MIGRANTI SONO SEGNATI COME BESTIAME E POI RESPINTI

È arancione lo spray che la polizia croata utilizza per segnare con una croce i migranti, per lo più musulmani, che provano ad entrare nel Paese dalla Bosnia. A denunciare gli abusi disumani che degli agenti croati infliggono alle persone è una ONG chiamata “No Name Kitchen”.

Ad aspettare i migranti che provano ad attraversare il confine tra Bosnia e Croazia ci sono squadroni di forze dell’ordine che non si limitano a bloccare l’accesso (cosa già non fattibile) ma, armati di manganelli, privano i richiedenti asilo di documenti ed effetti personali arrivando anche a picchiarli. Le Nazioni Unite indagano su quanto è stato invece smentito dal ministero dell’Interno nonostante le foto e le testimonianze.

“A mio avviso questo è il risultato di due possibili motivazioni. O le autorità croate che commettono questi atti stanno usando la vernice per identificare e umiliare coloro che passano i valichi di frontiera o, ancora più preoccupante, la usano come tattica per traumatizzare psicologicamente con un simbolo religioso questa gente, la maggior parte dei quali è musulmana” ha dichiarato al Guardian Jack Sapoch (membro dell’ONG sopraindicata) su questa recente pratica disumana adoperata dalla polizia croata.

Esto ya parece increíble, pero la frontera de la Unión Europea nunca deja de sorprendernos. Las últimas novedades que…

Pubblicato da No Name Kitchen su Giovedì 7 maggio 2020

I croati non sono però nuovi a questi tipi di violenze e già a fine 2018 il Guardian raccolse una serie di testimonianze da parte di richiedenti asilo picchiati e respinti.

“La polizia iraniana mi ha rotto tutti i denti, quelli croati mi hanno rotto il naso e le costole” dichiarava un richiedente asilo iraniano. ” Se trovano denaro, lo rubano. Se trovano telefoni cellulari, li distruggono per evitare di essere filmati o semplicemente per impedirci di contattare i nostri amici. E poi ci hanno picchiati, quattro o cinque contro uno. Ci gettano a terra, ci prendono a calci e ci picchiano con i manganelli. A volte i loro cani ci attaccano. A loro, probabilmente non sembriamo molto diversi dai loro cani” raccontava un altro uomo tempo fa al Guardian.

IN RICORDO DI EZIO BOSSO

È morto a 48 anni Ezio Bosso, il pianista e direttore d’orchestra che ha commosso l’intero mondo. Operato nel 2011 per un tumore al cervello, l’artista soffriva di una malattia neurodegenerativa che si era contrapposta tra lui è la musica. “Se mi volete bene, smettete di chiedermi di mettermi al pianoforte e suonare. Non sapete la sofferenza che mi provoca questo, perché non posso, ho due dita che non rispondono più bene e non posso dare alla musica abbastanza. E quando saprò di non riuscire più a gestire un’orchestra, smetterò anche di dirigere” diceva alla Fiera del Levante di Bari l’artista che già a 16 anni esordì come solista in Francia.

Riconosciuto e conosciuto in tutto il mondo Ezio Bosso era uno che viveva per la musica e grazie alla musica e nonostante le mille difficoltà affrontate era sempre in grado di stare al mondo a testa alta e combattere. “È stata una vita basata sul lottare, sul pregiudizio. Fin da bambino ho lottato col fatto che un povero non può fare il direttore d’orchestra, perché il figlio di un operaio deve fare l’operaio, così è stato detto a mio padre” raccontava colui che riuscì a svincolarsi dai pregiudizi e a creare musica come pochi altri. Si è spento un animo buono amato e pianto da tutti. Anche l’Anpi ricorda questo orgoglio italiano e lo fa riproponendo un suo post pubblicato in occasione del Giorno della Memoria:
“Ogni anno lo riproporrò…
perchè non dimentico
Io ne ho memoria.
in quei giorni mi avrebbero messo un nero, quello per gli Asociali, che erano i “disabili” o prostitute, i malati o semplici oppositori: i diversi ci chiamavano.
Ho memoria del rosso per i comunisti, gli anarchici e gli oppositori politici fossero anche sacerdoti.
Del giallo per gli ebrei.
Del viola per testimoni di Geova.
Ho memoria del marrone degli zingari
e del blu per i tedeschi antifascisti.
Ho memoria del rosa degli omosessuali.
Erano triangoli.
Erano i miei fratelli e le mie sorelle.
A volte facevano la musica come me.
E io sono tutti loro. Sono tutti quei colori.
Per questo ho memoria di quei triangoli e continuerò ad averla.
Perché sono tutti quei triangoli.
Lo siamo tutti.
E quindi avrò memoria.
Oggi come ieri, come domani”.

Scendono lacrime per la morte di “un uomo con una disabilità evidente in mezzo a tanti uomini con disabilità che non si vedono”. Grazie.

ECCO COSA PREVEDE IL DECRETO RILANCIO:

Approvato finalmente dal CdM il testo del decreto Rilancio che accompagnerà famiglie, imprese e lavoratori in questa fase 2. Parliamo di oltre 250 articoli e di un totale di 55 miliardi di euro utilizzati per misure che vanno dallo stop all’IRAP al reddito di emergenza. Vediamo alcune delle misure principali:

  • Rinnovato il bonus di 600 euro per le partite IVA che nel caso di perdite superiori al 33% rispetto al fatturato dello stesso periodo dell’anno precedente potrà salire anche a 1000 euro;
  • Divieto di licenziare i propri dipendenti per 5 mesi;
  • Ecobonus del 110% riconosciuto per gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica che avvengono tra 1° luglio 2020 e 31 dicembre 2021;
  • Velocizzata e prorogata la cassa integrazione;
  • Bonus colf e badanti per 500 euro;
  • Reddito di emergenza per quelle famiglie con ISEE sotto i 15mila euro che non usufruiscono già di altri tipi di sostegni economici;
  • Bonus baby sitter (ma utilizzabile anche per pagare centri estivi) che raddoppia da 600 a 1200 euro;
  • Confermato il congedo parentale retribuito al 50% per un massimo di 30 giorni in caso di figli di età non superiore ad anni 12;
  • Abolizione rata giugno dell’IRAP per le imprese che nel 2019 hanno avuto un fatturato non superiore a 250 milioni di euro;
  • Prorogate diverse scadenze fiscali;
  • Contributi a fondo perduto che vengono determinati applicando una percentuale alla differenza tra l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2020 e l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019;
  • Bonus vacanze di 500 euro per quelle famiglie con un ISEE inferiore a 40mila euro intenzionate a fare le vacanze in Italia;
  • Intervento cospicuo per la sanità di 3 miliardi e 250 milioni di euro;
  • A università e ricerca andranno 1,4 miliardi di euro;
  • I cittadini stranieri con permesso di soggiorno scaduto tra il 31 ottobre 2019 e il 31 gennaio 2020 hanno la possibilità di richiedere un permesso di soggiorno temporaneo della durata di 6 mesi per svolgere lavori in agricoltura o come colf e badanti.

Questo è solo un elenco di alcune delle principali misure messe in campo dal governo.

IL DEPUTATO LEGHISTA SU SILVIA ROMANO: È UNA “NEO-TERRORISTA”

Si chiama Alessandro Pagano, è un deputato della Lega, e può assumersi il merito di aver portato volgari attacchi a Silvia Romano anche in Parlamento. Il deputato riferendosi alla ragazza da poco liberata ha parlato di “neo-terrorista”.

Parole quelle di Pagano che non sono piaciute a nessuna forza politica e a nessun leader: da Meloni che commenta come “da patriota farò tutto quello che posso fare per riportare a casa l’ostaggio” a Di Maio che parla di parole che “segnano una triste pagina della storia italiana”.

Così, mentre ci si voleva lasciare alle spalle questa vicenda, Silvia Romano, o meglio Aisha, torna a far parlare di sé per le parole di un deputato che arriva ad accusarla di essere una terrorista senza fornire mezza prova. Le sue parole offensive non devono aver fatto piacere né agli italiani di religione islamica né ai politici che ancora credono nel rispetto e nella serietà istituzionale.

Forte la risposta del presidente della Camera Roberto Fico: “Le parole d’odio rivolte a Silvia Romano nell’aula della Camera dei deputati sono violente e inaccettabili. Montecitorio è il luogo del dibattito e del confronto, anche acceso, non la sede per formulare insulti a una giovane che viene da diciotto mesi di inferno”.
Si può aggiungere anche questo agli spiacevoli episodi che hanno avuto luogo in Parlamento.

video On. Alessandro Pagano

TROPPI INSULTI E MINACCE A SILVIA ROMANO: APERTA INCHIESTA

Nico Basso, consigliere comunale ad Asolo e capogruppo della lista civica “Verso il futuro”, sta facendo parlare di sé per un post Facebook, poi cancellato, in cui riferendosi a Silvia Romano commentava “impiccatela”.

A parlare male della ragazza la cui colpa sembra quella di essere stata liberata e di aver cambiato religione ci si mettono anche esponenti politici più importanti come Simone Angelosante, consigliere regionale della Lega in Abruzzo, che ieri aveva pubblicato la foto della ragazza con uno spiacevolissimo, quanto poco corretto, commento: “Avete mai sentito di qualche ebreo che liberato da un campo di concentramento si sia convertito al nazismo e sia tornato a casa in divisa delle SS?”

Dal momento in cui Silvia ha rimesso piede su suolo italiano ha potuto contare sulla solidarietà di tanti ma purtroppo ha anche dovuto subire innumerevoli attacchi e insulti online. Si sa, entrare nel merito di una questione e parlarne seriamente è sempre più difficile che aprire un profilo di un social network e far piovere insulti su una persona.

In queste ore, proprio per essere più sicuri, i controlli sotto casa della ragazza sono stati intensificati con il passaggio di pattuglie di polizia e carabinieri ed inoltre il pm Alberto Nobili, a capo del pool antiterrorismo della procura di Milano, ha aperto un fascicolo per minacce aggravate.

UE AVVERTE ISRAELE: CI SARANNO SANZIONI?

“Come abbiamo detto più volte, l’annessione non è in linea con il diritto internazionale” e quindi se Israele continuerà i tentativi di annessione della Cisgiordania “l’Ue agirà di conseguenza”. A spiegarlo è Peter Stano, portavoce dell’Alto rappresentante dell’Ue che ha spiegato che i ministri degli Esteri dei vari Paesi dell’Unione discuteranno dell’argomento venerdì.

Si considera la possibilità di imporre sanzioni a Israele in caso procedesse con i suoi piani di annessione, fa sapere la Wafa citando una sua fonte, ma non si esclude il veto di qualche Stato più vicino a Netanyahu. Per evitare il problema si potrebbe in alternativa congelare il programma Horizon Europe 2021-2027 o interrompere l’accordo Ue-Israele che dà a quest’ultimo la libertà di accesso al mercato europeo.