All Posts By Giulio Raganato

CORONAVIRUS, TRA GLI 85MILA DETENUTI RILASCIATI DALL’IRAN NON CI SONO LE ATTIVISTE DEI DIRITTI UMANI

L’Iran ha rilasciato “temporaneamente”, così scrive il Corriere della Sera, 85mila prigionieri per via del coronavirus. Tra questi prigionieri non ci sono però le famose attiviste per i diritti umani e contro la pena di morte: Narges Mohammadi che sembra stare male ed aver contratto il coronavirus (condanna di 16 anni), Atena Daemi (condanna di 7 anni) e Nasrin Sotoudeh di cui abbiamo parlato quando è stata condannata a ben 33 anni di carcere e 148 frustate. La denuncia arriva nel rapporto annuale di Iran Human Rights che ha documentato almeno 280 esecuzioni avvenute nel 2019 nonostante la maggior parte non siano state annunciate dalle autorità.

UNGHERIA, IL PARLAMENTO DELLO STATO MORTO DÀ PIENI POTERI A ORBÁN

“Sotto la superficie sexy dell’apparentemente cosmopolita Budapest, c’è la carcassa sfigurata di una democrazia, lasciata morire dissanguata. L’Ungheria, come la conosceva la mia generazione, è finita e non tornerà più per almeno altre due o tre generazioni, anche se Orbán sparisse domani. I danni alle istituzioni pubbliche, all’educazione, alla sanità, alla cultura ungherese, ai teatri, alla letteratura, alle arti, alla scienza e alla ricerca potrebbero anche essere riparati, in qualche modo, ma il razzismo e l’odio, il tessuto sociale disfatto e la crescente tendenza a ingannare e barare sono qui per rimanere. Il mio messaggio è: l’Ungheria è persa, ma l’Unione Europea e la maggior parte degli altri stati membri possono ancora salvarsi”. A scrivere queste parole pubblicate nel 2019 sul giornale tedesco Zeit è stat* un* scienziat* ungherese che in un lungo articolo ha raccontato il declino che il suo Paese sta da anni vivendo.

Già un anno e mezzo fa il Parlamento europeo per la prima volta nella sua storia ha chiesto la cosiddetta “opzione nucleare” per l’Ungheria avviando un processo per privarla del voto nelle istituzioni europee proprio a causa della deriva autoritaria che il Paese sta avendo.

Così mentre Orbán veniva eletto a suon di fake news sull’Europa per poi tenere in piedi l’economia ungherese con i fondi europei, c’è chi pensava già da tempo programmasse una ulteriore svolta in grado di aumentare i suoi poteri, svolta arrivata approfittando della violenta e triste pandemia in corso.

È quindi appellandosi al coronavirus che il primo ministro ungherese è riuscito a far passare in Parlamento, 137 i voti a favore e 53 i contrari, una legge che prevede: la sospensione delle elezioni, un massimo di 5 anni per chi diffonde notizie false (anche che mettano in cattiva luce la gestione del coronavirus), e la possibilità del governo di violare alcune leggi in vigore. La legge dalla durata indeterminata che permette al premier ungherese di essere il solo a scegliere quando far terminare lo stato di emergenza è passata con il plauso dei partiti di estrema destra europei; Lega compresa, che con Matteo Salvini augura “buon lavoro all’amico Viktor Orbán” dimenticandosi che l’Ungheria è tra i contrari all’emissione di Coronabond.

Però sì, è stato il Parlamento a scegliere e quindi la responsabilità spetta a quel popolo che già altre volte ha fatto finta di non vedere e che sembra inizi ad abituarsi a un Paese con una democrazia malata.

REFERENDUM SUL TAGLIO DEI PARLAMENTARI: ECCO PERCHÉ NO

LA BATTAGLIA PERSA DA COMBATTERE

Rinviato il referendum confermativo sulla riduzione del numero dei parlamentari che si sarebbe dovuto tenere oggi, 29 marzo 2020, con “l’obiettivo di consentire a tutti i soggetti politici una campagna elettorale efficace e ai cittadini un’adeguata informazione sulla scelta che sono chiamati a fare votando sul quesito referendario”. Sperando non ci sia bisogno di evidenziare come mai in piena pandemia si sia fatta questa scelta, approfitto del rinvio per parlare di questo referendum che, e non diamo la colpa al coronavirus, sembra interessare meno di zero il popolo italiano. Sarà che questa volta non c’è il politico di turno da mandare a casa e che quella del “no” è una battaglia impopolare persa sul nascere che quindi (quasi) nessun partito vuole fare propria ma di sicuro lo stesso popolo che contro i fascisti invoca la Costituzione antifascista e lo stesso popolo che parlava di antidemocraticità sul nascere del governo M5s-Pd a questo giro non sono pervenuti. Guardando i sondaggi (ve ne lascio un paio di seguito) la vittoria del “sì” è molto più che scontata ma non me la sento di svegliarmi il giorno dopo questo referendum dalla bassa affluenza sapendo di non aver provato a far nulla per ribaltare la situazione. Insomma, non me la sento di fregarmene per poi tornare a scrivere di belle parole come “democrazia”, “Costituzione” e “rappresentanza parlamentare”.

sondaggio Demopolis referendum riduzione numero dei parlamentari – ottobre 2019
sondaggio Piepoli referendum riduzione numero dei parlamentari – febbraio 2020

NEL DETTAGLIO:

Quello a cui saranno chiamati a votare gli italiani è un referendum confermativo, che quindi non richiede quorum, sulla riduzione del numero dei parlamentari. Il quesito referendario che verrà sottoposto agli italiani è:


Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Nel concreto si parla di una riduzione che colpisce più di un terzo dei posti in Parlamento, che farebbe passare la Camera dai 630 deputati attuali a 400 mentre il Senato passerebbe da 315 a 200 (esclusi i senatori a vita). Si passerebbe quindi dagli attuali 945 deputati a soli 600.  Piccola parentesi: verrebbero ridotti anche i seggi dei parlamentari esteri che passerebbero da 12 ad 8 a Montecitorio e da 6 a 4 a Palazzo Madama.

ECCO PERCHÉ NO. SI MODIFICA LA COSTITUZIONE PER NULLA

Il principale e maggiormente pericoloso danno a cui questa riforma porterebbe è ferire gravemente la rappresentanza del popolo italiano nelle sedi del Parlamento. Mentre scrivo, con poco più di 60 milioni di abitanti, c’è un deputato ogni 95.000 abitanti e un senatore ogni 190.000; con l’approvazione della riforma ci ritroveremmo con un deputato ogni 150.000 abitanti e un senatore ogni 300.000, ne vale la pena? Se già ad oggi i cittadini, compresi chi questa riduzione la vuole, si lamentano della distanza che avvertono con le istituzioni che vengono sempre più percepite lontane dai reali problemi, non può che peggiorare la situazione avere deputati che si “spartiscono” sempre più persone da rappresentare (se poi il resto rimane invariato). Con questa riforma percepita anticasta si finisce solo per far andare in Parlamento poche persone, scelte dalla segreteria del partito, per tanti elettori. Invece che avvicinare la politica ai cittadini sembra non ci si renda conto si stia andando nella direzione opposta.

Al problema della rappresentanza se ne aggiungono altri, ad esempio non ci vuole un grande matematico per intuire che aumenterebbe il peso in Parlamento dei senatori a vita e dei deputati eletti all’estero. Non si può pretendere di approvare una riforma così importante senza affiancarla a dei contrappesi in grado di ovviare a importanti problematiche consequenzialmente sollevate. Sempre in merito alla rappresentanza sul territorio dobbiamo ricordarci che questa riforma va a danneggiare determinate realtà. Citando L’Avvenire: “a livello territoriale per entrambi i rami del parlamento si avrà una riduzione delle circoscrizioni, ad esempio alla Camera la circoscrizione Sicilia 1 passerà da 25 a 15 deputati, Lazio 2 da 20 a 12, mentre Umbria e Basilicata passeranno da 7 a soli 3 eletti. Un taglio che toccherà anche le regioni del Nord e del Sud con il Friuli che avrà un taglio del 42,9% dei rappresentanti in Senato, mentre alla Camera la sforbiciata arriverà al 38,5%”. Difficile non sostenere che questa riforma non possa causare dei problemi che almeno per adesso non stanno venendo affrontati.

Esiste il Comitato per il No

TUTTO QUESTO PER RISPARMIARE DUE SOLDI?

Allora sorge spontaneo chiedersi perché approvare una simile riduzione del numero dei parlamentari. Sicuramente non si può sostenere che velocizzerebbe in modo significativo i lavori parlamentari o che porterebbe alla elezione di gente preparata: non ci sono i presupposti per affermarlo. È inutile anche votare “sì” solo perché abbiamo più deputati di altri Stati: ci siamo forse dimenticati che ogni Stato è diverso e diversi sono gli equilibri di potere? In ogni caso vale la pena ricordare come il numero dei deputati inglesi è maggiore al nostro, come quello dei francesi è di pochissimo inferiore o come la ricchissima Finlandia ha, in rapporto al numero di abitanti, molti più parlamentari di noi. E i soldi?

Per il Movimento 5 Stelle questo taglio alla rappresentanza vale un risparmio di circa 100 milioni di euro l’anno ma per gli enti indipendenti molto meno. Pagella Politica, sito italiano di fact-checking, parla di circa 82 milioni mentre l’Osservatorio sui conti pubblici del famoso economista Carlo Cottarelli parla di ancora meno: circa 57 milioni di euro l’anno. Chiedo quindi se risparmiare lo 0,007% della spesa pubblica italiana valga danneggiare seriamente la rappresentanza?

DUE PAROLE CONCLUSIVE SU QUESTO REFERENDUM

Ricapitolando il tutto in poche parole: se proprio si vuole tagliare il numero dei parlamentari nella (vana) speranza che ciò porti a positivi cambiamenti per il Paese bisogna impegnarsi seriamente e già contemporaneamente, e no senza visione e solo dopo come vuole fare il governo, per creare le condizioni affinché la riforma non arrechi danni e anzi porti benefici. Non è detto che il numero dei deputati della Repubblica italiana debba restare 945 ma prima di imbarcarsi in una operazione importantissima come la modifica di articoli della Costituzione è giusto elaborare anche delle risposte e spiegare cosa si può guadagnare. Se si toglie rappresentanza da una parte bisogna anche impegnarsi nel metterla da un’altra e se si vuole cambiare la Costituzione si spieghi a cosa di concreto si vuole arrivare.

BOLSONARO NON FA NULLA PER IL CORONAVIRUS: SONO I TRAFFICANTI AD IMPORRE IL COPRIFUOCO

In Brasile sono ormai quasi 3000 i casi di contagio da coronavirus registrati (più del doppio da inizio settimana) ma il presidente Bolsonaro continua a fregarsene arrivando anche ad attaccare quegli Stati brasiliani che autonomamente hanno deciso di chiudere scuole e alcune attività. Il 24 marzo in un messaggio televisivo al Paese, Bolsonaro si è scagliato contro quello che ha definito “confinamento di massa” perché a suo dire il Covid-19 è solo un “piccolo raffreddore” e che tanto i brasiliani “non prendono mai niente”. Bolsonaro si ritiene al sicuro avendo avuto un “passato da atleta” e quindi, citandolo, “se dovessi venire infettato dal virus, non avrei niente di cui preoccuparmi”. Per le sue posizioni sul coronavirus Bolsonaro diviene sempre più impopolare e isolato: anche il ministro della Salute diviene sempre più critico. Al presidente brasiliano questa pandemia spaventa così poco da aver riaperto i luoghi di preghiera perché da lui considerati “servizi essenziali” e così sono sempre di più le persone che temono la situazione peggiori. Intanto nelle sporche e povere favelas sono dei trafficanti di droga (scrive il The Guardian) a imporre una sorta di coprifuoco.

Foto presa dal Corriere Della Sera

CORONAVIRUS, COSA PREVEDE IL NUOVO DECRETO DEL GOVERNO

Il Consiglio dei Ministri ha approvato un nuovo decreto legge che riordina tutti i precedenti emanati per rallentare la diffusione del coronavirus in Italia. Conte o un altro rappresentante del governo riferirà in Parlamento sulla situazione ogni 15 giorni. Il nuovo decreto rende possibile che tutti i provvedimenti attuati finora vengano nuovamente applicati per un massimo di 30 giorni in caso fosse necessario: questi rinnovi possono aversi sino al 31 luglio, data in cui terminerà lo stato di emergenza dichiarato dall’Italia il 31 gennaio scorso. L’articolo 3 rende inoltre possibile per amministratori regionali e comunali attuare misure più rigide purché convalidate con decreto entro 7 giorni. Si passa da violazioni penali a sanzioni amministrative da 300 a 4000 euro per chi trasgredisce i divieti di spostamento. Fino a 5 anni di carcere per i positivi al coronavirus che violano la quarantena. Ai prefetti viene inoltre data la possibilità di avvalersi delle forze armate per assicurare l’esecuzione delle misure di contenimento.

Foto presa da Il Manifesto

CORONAVIRUS: I PUGLIESI CHE STANNO UCCIDENDO I GENITORI

La Stampa scrive essere in corso da parte della Regione Puglia uno studio epidemiologico sul fenomeno che si inizia ad osservare nel reparto di malattie infettive del Policlinico di Bari dove, come spiegato nei giorni passati dal primario di reparto Gioacchino Angarano, sono stati riscontrati positivi al Covid-19, e in alcuni casi anche ricoverati, dei parenti e molti genitori di gente tornata nei giorni scorsi dal nord. Succede quello che il presidente Michele Emiliano avrebbe voluto evitare quando invitava (parliamo di inizio fenomeno) i giovani che per studio o lavoro si erano spostati al nord a non tornare in Puglia o comunque ad autosegnalare il proprio rientro e a mettersi in quarantena. Tantissime le persone che hanno rispettato le indicazioni ma tantissime anche quelle che non lo hanno fatto. Se possiamo sforzarci di capire i giovani asintomatici tornati in Puglia non possiamo dire altrettanto di chi non ha rispettato le procedure o di chi persino è tornato al sud pur presentando sintomi (ne scrive La Repubblica sull’ultima ondata di rientri monitorata dall’Asl). Un plauso immenso va fatto invece a quei quasi 8000 medici di ogni età che hanno risposto alla richiesta di 300 medici da mandare in supporto agli ospedali: gente che ha deciso di mettersi in prima linea e che ha realmente coscienza della nobile scelta fatta scegliendo di mettersi al servizio degli altri. “Siamo stati travolti dall’Italia migliore” afferma il ministro Francesco Boccia.

Foto presa da La Repubblica

NASCONDE I SINTOMI DEL CORONAVIRUS PER L’INTERVENTO AL NASO: CONTAGIATI I MEDICI

A metà della scorsa settimana all’ospedale Parini di Aosta si è verificato uno spiacevolissimo episodio: un uomo, per paura gli venisse rimandato l’ordinario intervento al naso, ha tenuto nascosti i suoi sintomi influenzali finendo per infettare un anestesista, un chirurgo ed un infermiere. È stato l’anestesista ad accorgersi dell’alta temperatura corporea del paziente che, sottoposto al tampone per il Covid-19, è risultato positivo. L’uomo aveva lavorato nelle scorse settimane in una località turistica venendo a contatto con molti turisti lombardi e presentava sintomi tipici del virus ma ha preferito stare zitto per essere sottoposto ad un intervento estetico al naso “assolutamente non urgente, che poteva tranquillamente essere rinviato”.

LIBERO LUCA TACCHETTO, RAPITO IN BURKINA FASO A FINE 2018

È libero Luca Tacchetto, l’italiano rapito in Burkina Faso a fine 2018 assieme alla fidanzata canadese Edith Blais. Tacchetto e la compagna sono riusciti a fuggire dai loro sequestratori in Mali e fermata un’auto si sono fatti portare alla più vicina base dei caschi blu dell’Onu. Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio è in contatto con il collega canadese e scrive su Facebook: “in questo momento di difficoltà per il Paese arriva una buona notizia: il nostro connazionale Luca Tacchetto è libero. L’ho appena sentito al telefono e sta bene. Ho sentito anche il padre”.

PUTIN AL POTERE SINO AL 2036?

La Camera bassa del Parlamento russo ha approvato un emendamento al fine di azzerare i mandati di un presidente in carica o di un ex presidente rendendo possibile quindi la ricandidatura. La manovra consegnata letteralmente all’ultimo si deve alla deputata 83enne Valentina Tereshkova, prima donna cosmonauta per l’Urss, a cui è seguita un’ora dopo la presenza del presidente Putin che ha tenuto un discorso sulle diverse proposte depositate facendo capire di essere favorevole a far ripartire da 0 il conteggio dei suoi mandati. L’emendamento è così facilmente passato ma ora dovrà vedersela con la Corte Costituzionale e sottoposto al referendum del 22 aprile. Putin potrebbe quindi governare per altri due mandati.

CORONAVIRUS, ASSALITI I SUPERMERCATI NELLA NOTTE. GOVERNO: “CONTRARIO ALLE MOTIVAZIONI DEL DECRETO”

Sembra non essere stato capito il discorso del premier Conte dai tanti che subito dopo, presi dalla paura, si sono recati in supermercati h24 per fare ingenti spese: questo è quello successo ieri notte in grandi città come Napoli, Roma, Torino e altre. Nonostante nei giorni prossimi non ci dovrebbero essere carenze di generi alimentari e il nuovo decreto prevede la possibilità di uscire a fare la spesa dato anche che i negozi di generi alimentari sono tra le categorie che possono restare aperte, in molti si sono fatti prendere dalla paura.

Foto presa da La Repubblica