All Posts By Giulio Raganato

OLANDA, 14ENNE SIRIANO SI SUICIDA DOPO 9 ANNI DA PROFUGO

Il 14enne Ali Ghezawi sognava una casa e di diventare cardiologo: capito che non avrebbe ottenuto quello che voleva il ragazzo si è suicidato in un centro per famiglie di profughi respinti a Glize. Il suicidio del ragazzo siriano è arrivato dopo la decisione da parte dei Paesi Bassi, il Paese in cui soggiornava, di non accogliere la sua richiesta d’asilo. A raccontarne la triste storia sono stati i genitori, il padre Ahmad e la madre Aisha, riferendo al giornale olandese Het Pafool che il figlio non riusciva più a vivere senza una casa. Era ormai da 9 anni, dalla fuga da Daraa, che Ali viveva una condizione di vita precaria e tormentata: prima il Libano, poi la Spagna e infine i Paesi Bassi.
“Quando abbiamo saputo che non potevamo rimanere in Olanda ad Ali è scattato qualcosa dentro, in Olanda si sentiva al sicuro”, racconta la mamma. Il giovane ha smesso di mangiare e di parlare e ha poi tentato il gesto estremo. Il mondo ha perso un ragazzo come pochi che, dice il fratello, “studiava come funziona il nostro corpo, mio fratello parlava 5 lingue, anche l’olandese”.

Fonte: Huffington Post e Open

CAPORALATO, LA DENUNCIA DI UNA DONNA: “CI PRENDEVANO IN GIRO DICENDOCI CHE I SOLDI CHE NON CI DAVANO PERMETTEVANO A LORO DI FARE VACANZE”

Il caporalato trova una spiegazione chiara ed efficace nelle parole di Angela (nome di fantasia), una bracciante 42enne che ha deciso di raccontarsi a Il Fatto Quotidiano.

“La giornata lavorativa iniziava alle 5.30, ma spesso dovevamo andare a lavorare in zone distanti da Taranto, ad esempio nel Barese, a due ore e mezzo di viaggio in furgoni omologati per nove persone e nei quali entravamo in 18. Quindi partivamo alle 2.30. Sette ore di lavoro minimo, poi c’erano gli straordinari e allora si poteva arrivare anche a 12”. Ore non pagate racconta Angela: “Il caporale ci faceva lavorare ogni giorno, non ci riposavamo nemmeno la domenica. Poi a fine mese ci diceva ‘ti ho segnato 20 giorni’, così tu sapevi che gli altri 10, più gli straordinari, se li intascava lui o facevano risparmiare l’azienda sulle paghe. Prendevamo al massimo 600 euro al mese”.

Non è una scelta lavorare in quelle condizioni disumane: con un marito senza lavoro, un figlio piccolo che studia e con solo il maggiore che lavora come elettricista, abbassare la testa e andare avanti sembra l’unica soluzione. “Tutti noi sapevamo di non avere scelta”.

Il primo cambiamento per Angela arriva nel 2015, dopo dopo la morte della bracciante 49enne Paola Clemente, quando ha capito che “non si può morire per lavorare” ed ha deciso di lasciare il mondo agricolo. Decisione durata poco: “Lavorando nelle aziende o nei negozi in paese venivi pagata 57 euro al giorno con assegno. Andavi a riscuoterlo, ma 27 euro dovevano tornare in mano al datore di lavoro. Allora ho di nuovo messo da parte l’orgoglio e sono tornata dai caporali perché si guadagnava di più”.

È da quando Angela aveva 14 anni, età in cui iniziò a lavorare perché i soldi in famiglia scarseggiavano, che viene sfruttata e trattata nei peggiori dei modi. Parlando dei caporali dice: “Ricordo che ci prendevano in giro dicendoci che i soldi che non ci davano permettevano a loro di fare vacanze, mentre noi ci affannavamo a pagare i mutui. Che eravamo delle asine”. Oggi però, dopo 20 anni di sfruttamento nelle campagne pugliesi, Angela può finalmente uscire da questa situazione di illegalità assieme ad altre 49 donne italiane che sono state coinvolte nella prima filiera bio-etica contro il caporalato: le donne presto inizieranno a raccogliere uva da tavola biologica nelle terre di Ginosa con un contratto regolare da 6,5 ore al giorno.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

VIOLENZA SULLE DONNE: LA POLONIA VUOLE USCIRE DALLA CONVENZIONE DI ISTANBUL

Adottata dal Consiglio d’Europa nel 2011, sottoscritta dalla Polonia nel 2012 e poi ratificata nel 2015, la Convenzione di Istanbul, cioè il testo più noto sulla prevenzione e il contrasto della violenza contro le donne e della violenza domestica, rischia di scomparire dal Paese di Orbán.

Il ministro polacco della Giustizia Zbigniew Ziobro ha detto infatti di voler uscire dalla Convenzione di Istanbul che aveva già definito come “una fantasia e un’invenzione femminista volta a giustificare l’ideologia gay”. Oggi dovrebbe presentare al ministero della Famiglia la richiesta per avviare formalmente il ritiro da quel trattato che crede detenga “elementi di natura ideologica” etichettabili come “dannosi”.

Per Ziobro la Convenzione nega la differenza di genere tra uomini e donne e, per mezzo della scuola, ficca troppo il naso nelle questioni familiari. Sono migliaia le donne che hanno manifestato per le strade della Polonia in queste ore per dirsi contro la decisione di ritirarsi dalla Convenzione. Presenti anche cartelli con su scritto: “Il PiS è l’inferno delle donne”.

Fonte: Il Post

INCHIESTA DIASORIN, IN UNA CHAT SPUNTA IL NOME DI SALVINI. LA REPLICA: “NON ME NE FREGA UN ACCIDENTE”

“Ho sentito Matteo, chi sta con quel miserabile è fuori dal partito” afferma un esponente leghista di spicco (per il Fatto si tratta del deputato Paolo Grimoldi) stando a quanto riportato da “La Provincia pavese”. Il miserabile in questione è Roberto Francese, sindaco di Robbio, favorevole a un test alternativo a quello dell’ospedale di Pavia e della società di Saluggia (Vercelli).⠀

Il Matteo indicato è invece il segretario della Lega. Nelle carte all’esame della Procura di Pavia per l’inchiesta sull’accordo tra il Policlinico San Matteo e l’azienda Diasorin per effettuare i test sierologici anti-Covid, in una chat tra amministratori locali, è così fuoriuscito anche il nome del numero uno delle opposizioni.⠀

“A me della chat non me ne frega un accidente. C’è un’inchiesta su persone serie dell’ospedale di Pavia? Secondo me è una vergogna, C’è un’ inchiesta sul governatore della Lombardia perché un’azienda ha regalato dei camici? Secondo me è una vergogna. Quando torniamo al Governo, la riforma della giustizia è la prima cosa che abbiamo il dovere di fare, altrimenti le aziende scappano da questo Paese” ha risposto Salvini ad una domanda dei cronisti.⠀

Fonte: La Repubblica, ANSA, Il Messaggero

APPROVATO RECOVERY FUND: ALL’ITALIA VANNO 209 MILIARDI DI EURO

All’alba del quinto giorno di trattative si è fatto un pezzetto di storia in questo summit che solo per poco non ha superato la durata di quello di Nizza del 2000. Finalmente si è trovato l’accordo sul Recovery Fund con l’approvazione di un pacchetto da ben 750 miliardi di euro composti da 390 miliardi di sovvenzioni e 360 miliardi di prestiti. Di questa somma una larga fetta, circa 209 miliardi, andrà all’Italia.⠀

In questa impresa, che ha il merito di aver sdoganato la possibilità di fare debito comune, tutti i leader europei sembrano uscirne soddisfatti. Persino i cosiddetti Paesi frugali (Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca) ne escono vittoriosi dopo aver ottenuto un abbassamento delle sovvenzioni da 500 a 390 miliardi e dopo aver ottenuto importanti rebates, i rimborsi introdotti per la prima volta su richiesta del Regno Unito ai tempi di Margaret Thatcher. ⠀

Felici anche tutti i restanti leader europei che sono riusciti in  quella che un Macron visivamente contento ha definito una “trattativa difficile, caratterizzata da opposizioni e visioni diverse dell’Europa”. Fondamentale è stata l’unione di Germania e Francia che insieme hanno fatto fronte comune con Italia, Spagna e gli altri Paesi (blocco di Visegrád compreso).⠀

Il premier Conte ricorda come di quei 750 miliardi “una buona parte andrà all’Italia, il 28%”. “Abbiamo conservato 81 miliardi a titolo di sussidi e abbiamo incrementato notevolmente l’importo dei miliardi concessi in prestito, passati da 91 a 127, con un aumento di 36 miliardi”. Scontento il leader leghista Salvini che parla di “una fregatura grossa come una casa”.

Fonti: La Stampa, RaiNews

SUDAN, NIENTE PIÙ PENA DI MORTE PER GLI OMOSESSUALI

Dopo aver vietato la mutilazione dei geniali femminili, dal Sudan arriva un’altra bella notizia: il Consiglio Sovrano del Sudan ha finalmente cancellato la pena di morte per “sodomia”.

Ad oggi le relazioni tra persone dello stesso sesso restano vietate con reclusione sino a 7 anni, ma almeno non è più prevista la pena di morte e la fustigazione pubblica. Il Sudan fino a poco fa era tra quei Paesi che puniscono persino con la morte le relazioni con persone di ugual sesso (Arabia Saudita, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Nigeria, Pakistan ecc).

Il vicedirettore esecutivo di OutRight Action International, Maria Sjödin, ha commentato così la notizia: “È sorprendente che oltre un terzo dei paesi del mondo continui a criminalizzare l’amore per lo stesso sesso e ancor più sconcertante che una manciata di Paesi prescriva la pena di morte per intimità consensuale tra persone dello stesso sesso. È incoraggiante che da oggi quel numero sia stato ridotto di uno. Possiamo solo sperare che seguirà la depenalizzazione dell’amore  LGBT”.

Nel mondo sono ancora 68 i Paesi che criminalizzano le relazioni tra persone dello stesso sesso.

Fonte: gay.it

FRANCIA, COPPIA GAY AGGREDITA PER UN BACIO. UN POLIZIOTTO DICE LORO DI NON BACIARSI IN PUBBLICO

“Ma non vi vergognate a baciarvi qui?”⠀

Come spesso succede una coppia di due ragazzi è stata aggredita per essersi dato un innocente bacio in pubblico.⠀

Ci troviamo ad Ajaccio, Francia, dove Eric e Nicolas stavano passando una normale serata tra due innamorati. Un semplice bacio e tutto cambia.⠀

Racconta Eric a France Info: “Mi sono sentito una mano sulla spalla Mi sono voltato e mi sono trovato faccia a faccia con un ragazzo di circa 20 anni, che mi ha detto: ‘Ma non vi vergognate a baciarvi qui?’. Ho allontanato la sua mano e si è arrabbiato ancor di più”.⠀

È a quel punto che sono iniziati gli insulti, con il proprietario del locale che sembra aver dato ragione agli omofobi. Eric e Nicolas decidono allora di andarsene via ma si ritrovano presto alle spalle un gruppo di 4/5 persone.⠀

“Non abbiamo avuto nemmeno il tempo di girarci prima che iniziassero a prenderci a pugni” racconta Eric. “Sono caduto in terra, mi sono rialzato di nuovo, ma hanno continuato a picchiarmi, e sono caduto nuovamente”.⠀

Fortunatamente sentendo il trambusto diverse persone sono uscite dal bar facendo fuggire gli aggressori.⠀

È però quando sembra che la serata non possa andare peggio che la coppia di innamorati riceve un’altra batosta una volta arrivati dalla polizia per denunciare l’aggressione.⠀

“Uno degli ufficiali con cui abbiamo parlato ci ha detto la stessa cosa del proprietario del bar, ovvero che non dovremmo baciarci in pubblico”.⠀

Fonte: gay.it

DUDA HA VINTO LE PRESIDENZIALI IN POLONIA. MANCATA LA SVOLTA PER POCHI VOTI

È successo. È il caso di dire che l’esito elettorale non fosse scontato ma in ogni caso a venire eletto è stato nuovamente Duda, il presidente uscente. L’ultraconservatore ha battuto l’avversario liberale Ralaf Trzaskowski con circa il 51,21% dei voti contro il 48,79%.⠀
È una sconfitta che fa doppiamente male perché non solo conclusasi con la vittoria del beniamino di Orbán ma anche per il distacco davvero ridicolo. È stato un ballottaggio combattuto e molto sentito dalla popolazione chiamata a scegliere due visioni diverse, dall’Ue alla comunità lgbt, ed infatti l’affluenza è stata altissima: hanno votato il 68,9% degli aventi diritto al voto.⠀
Ieri i polacchi, seppur di poco, hanno scelto un sovranista smantellatore di democrazia mentre hanno detto no a un europeismo attento alle minoranze all’interno del Paese. Vedremo se la Polonia continuerà a smantellare lentamente il suo sistema giudiziario.⠀

Fonte: SkyTg24

LA PSICOLOGA NIPOTE DI TRUMP RACCONTA IL PRESIDENTE IN UN LIBRO: È UN “SOCIOPATICO” CHE STAVA AL CINEMA MENTRE IL FRATELLO MORIVA IN OSPEDALE

“Donald Trump è un debole. Il suo ego fragile va rinvigorito continuamente, perché sa perfettamente di non essere nulla di ciò che afferma di essere”.
A metterlo nero su bianco non è uno sconosciuto all’uomo più potente del mondo ma bensì la nipote Mary Trump, autrice del libro “Too Much and Never Enough. How My Family Created the World’s Most Dangerous Man”.

Dopo essere stato bloccato dalla Corte Suprema dello Stato di New York, il libro della nipote di Trump ha ottenuto il nulla osta dalla Corte d’Appello e giungerà in libreria il 14 luglio.

Come successo anche al libro dell’ex consigliere per la sicurezza Bolton, anche in questo caso sono state numerose le anticipazioni fatte sui principali giornali americani che parlano di Trump non nei migliori dei modi. La psicologa 55enne descrive infatti lo zio come “un mostro” (di quelli capaci di andare al cinema la notte della morte del fratello) creato dal padre Fred Senior. Estremamente duro col padre di Mary perché si rifiutava di portare avanti l’impero immobiliare costruito, alla fine la scelta ricadde su Trump anche se ” il secondo genito era un inetto viziato”.

Furono diverse le volte che Fred Senior salvò il figlio Donald dalla bancarotta. Esempio ormai famoso dal 2018, anno in cui venne alla luce sul New York Times, è quello che vede il padre passare al figlio la bellezza di 413 milioni di dollari attraverso finti acquisti di materiali per la manutenzione dei palazzi.

Mary descrive il nonno come qualcuno che riuscì nell’intento di trasformare Donald in una persona priva di empatia che basa il suo successo sul carisma e sull’imbroglio (come quando pagò qualcuno affinché facesse l’esame di ammissione all’università al posto suo).

Ci fu un periodo in cui l’autrice del libro presto in libreria lavorò con lo zio come ghost writer e, prima di venire licenziata, ebbe modo di sentire con le sue orecchie come D. Trump considerasse le donne: “Se prima le desiderava, dopo il rifiuto le descriveva immediatamente come grasse, brutte, antipatiche”. Non stupisce se una volta l’autrice venendo vista in costume da bagno dallo zio abbia dovuto sentire da Donald “Mary, sei una tettona”.

Nel libro non si risparmiano i giudizi su quell’uomo divenuto presidente degli Stati Uniti d’America per un “colpo di fortuna” considerando che l’intera campagna, come dice da tempo il regista Michael Moore, doveva essere solo un modo per rilanciare il suo brand. “La notte della sua vittoria è stata la peggiore della mia vita”.

Per il “narcisista” e “sociopatico” Donald Trump sarà un brutto colpo. Non deve essere piacevole ritrovarsi la propria nipote incolparti di aver deriso tuo padre per l’Alzheimer.

Fonte: La Repubblica, Il Post

VARESE, CHIRURGO INSULTA PAZIENTE IN SALA OPERATORIA: “FROCI* DI MERD*”

“Ma guardate se io devo operare un fr***o di m****a, sieropositivo del c***o!
Non è giusto che in questo periodo di emergenza debba perdere tempo per operare questi f***i”.

Queste pesanti frasi sarebbero state rivolte da un chirurgo che operava in quel momento nell’ospedale di Cittiglio (Varese) a un paziente che stava operando. Bisogna ringraziare un suo collega che ha presentato un esposto alla direzione ospedaliera se siamo venuti a conoscenza di questo spiacevolissimo episodio verificatosi il 25 marzo.

Il professionista si sarebbe innervosito durante l’intervento “senza motivo apparente” ed avrebbe iniziato ad insultare gli omosessuali. Alle innumerevoli parole offensive avrebbe risposto un altro chirurgo: “Mi scusi, io sono frocio, ha problemi con i froci?” L’uomo è stato cacciato dalla sala operatoria.

Il chirurgo omofobo sembra si sia poi scagliato contro altri: “Tutto questo è colpa di quel figlio di put***a del direttore generale che non ci compra lo strumentario, quel caz***e leghista di merda”.

Se i doveri dei medici sono quello di preservare la vita e la salute psico-fisica dei pazienti non si può dire che questo chirurgo di rispetto per la vita altrui ne abbia tanto.

Il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri Filippo Anelli ha commentato: “Se veramente un medico, in sala operatoria, ha mostrato fastidio verso un presunto orientamento sessuale del paziente, questo è un fatto gravissimo, perché, se così è stato, quel chirurgo ha, in quel momento, rinnegato, negando la sua promessa, i principi del Codice di deontologia medica”.

Omofobo e contro i principi su cui ha giurato.

Fonti: SkyTg24, Il Messaggero, La Repubblica