Beppe Grillo sminuisce una presunta vittima di stupro. Le reazioni sono (quasi) tutte unanimi

Divampa in queste ore la polemica politica dopo le dichiarazioni di Beppe Grillo che, per difendere suo figlio, ha di fatto posto in essere una denigrazione e una colpevolizzazione di una ragazza che ha denunciato lui e i figli per violenza sessuale. L’arringa difensiva del comico genovese è di una pochezza assoluta, ma facciamo qualche passo indietro.

  • L’accaduto

Due anni fa, una ragazza ha denunciato dopo qualche giorno di essere stata oggetto di abusi da parte di Ciro Grillo, figlio del comico, e altri amici di lui che nella villa dello stesso comico avrebbero fatto ubriacare la ragazza, successivamente approfittandone. Sul caso si sono sperticati tra ieri e oggi il leader mediatico (e di fatto ancora politico) del Movimento 5 Stelle e la moglie Parvin Tadjik, che hanno pubblicamente difeso il figlio sminuendo la posizione della ragazza.

È un fiorire di tweet, post su instagram, facebook e di discussioni politiche e cronistiche. Dagli articoli estremamente equilibrati e neutri del Fatto Quotidiano ai TG, dalle trasmissioni di approfondimento alla discussione sul web e in Parlamento, nelle ultime ventiquattro ore se ne sono lette e sentite di ogni. Anche Maria Elena Boschi, con cui la genitrice dell’indagato Ciro Grillo ha scambiato pubblicamente dei commenti che hanno generato l’idiozia di molti leoni da tastiera che interrogavano la signora Grillo su dettagli della ragazza contenuti nei declamati video.  Finanche le Sardine si sono sbilanciate, da un lato mostrando solidarietà al Beppe Grillo padre, pronto a minimizzare una potenziale violenza sessuale sulla pelle di una ragazzina, e dall’altro bacchettando il Beppe Grillo politico, quello giustizialista alla Robespierre italiano solo quando ad esser colpiti sono “altri”.

Per approfondimento: “Caro Beppe” (clicca qui)

  • Le reazioni

Ma si può davvero scindere la figura del padre e quella dell’uomo politico leader del partito maggioritario in Parlamento? Su questo punto sono intervenute molte parti sociali, partiti, forze civiche e associazioni che, invece, hanno condannato in toto il gesto dei genitori del giovane Ciro Grillo – ricordiamolo per dovere di cronaca: innocente fino a sentenza definitiva di condanna passata in giudicato – sia sul piano umano che su quello politico: da destra a sinistra, da Fratelli d’Italia al PD, da Italia Viva a Liberi e Uguali, da Forza Italia alla Lega, dal Psi ad Azione, dall’FGS – che replica alle Sardine – ai Radicali fino ad arrivare all’associazionismo femminista e agli artisti. Persino il front-man dei Maneskin, Damiano David, ha parlato della vicenda prendendo posizione, sia pur indirettamente.

Per approfondimento: “Care Sardine” (clicca qui)

Per approfondimento: Caso Ciro Grillo, Damiano dei Maneskin: “Denunciare uno stupro otto giorni dopo è possibile” . E su Instagram “Astenetevi da dichiarazioni disumane” (clicca qui)

Il sentimento complessivo nella società è quello della condanna del gesto di Grillo: condanna di un gesto, di fatto anche mediatico-politico, di discredito pubblico di una ragazza, instaurando il classico meccanismo del ribaltamento dei ruoli. Non più, quindi, la giovane potenziale abusata e il figlio di Grillo denunciato come aggressore: al contrario, Grillo jr e famiglia vittime di una ragazza descritta quasi come disinibita, spudorata e carnefice. Il tutto nella perfetta logica del “Non sono io che l’ho presa, è lei che me l’ha data”.

Non sta a noi che raccontiamo le storie dare un giudizio sugli accaduti oggetto di attenzione da parte della magistratura, ma non ci si può esimere dall’osservare e commentare il dato pubblico e politico. Un uomo, che sugli scandali sessuali e non solo sessuali altrui ha costruito un impero di una sub-comicità da osteria, che nella logica del “vaffa” all’immoralità presunta di certa classe politica ha costruito una macchina da guerra mediatica volta a garantire al popolo nelle piazze una risposta alla sete del sangue degli empi e degli impuri come un gladiatore in un anfiteatro romano, che sfrutta quella sua rilevanza mediatica sia come comico sia come leader, simbolo e capo di un partito di massa per additare e screditare una ragazza che ha denunciato uno stupro. Quali motivazioni? Il figlio non è arrestato, la querela è arrivata otto giorni dopo il supposto stupro, la ragazza è stata videoripresa ed è la prova che fosse consenziente. Insomma: Grillo ha già declamato esito delle indagini, arringa difensiva e sentenza dai suoi social. Cursus honorum lampo per il comico ligure: giudice, giuria e boia.

  • Eppure un tempo…

Guarda caso quando di mezzo c’è un figlio anche un giustizialista della prima ora, per il quale già un’indagine a carico è una sentenza definitiva passata in giudicato, diventa garantista? No, è solo un comportamento opportunista maschilista e paternalista.

Ricordiamoci di un caso, pur se lontanamente, simile: il 15 maggio 2011 venne arrestato con l’accusa di stupro Dominique Strauss Kahn, candidato in pectore alla presidenza della repubblica francese per il Partito Socialista e allora direttore del Fondo Monetario Internazionale.

L’indomani, sul blog di Beppe Grillo, di cui lui è responsabile civilmente e penalmente in solido con chi vi collabora, è figurato un post dal titolo “Strauss-Kahn contagiato da Berlusconi” , comprensivo di tutti gli “quallidi dettagli di quello che Marco Travaglio, autore del post, definisce “Bunga Bunga all’FMI”. Parlando poi del fatto che Strauss-Kahn non godesse dell’immunità, nel blog è scritto: “Soltanto da noi c’è questo razzismo, questo classismo per cui il poveraccio può essere mostrato con 60 manette e 60 schiavettoni e 60 catene, invece il ricco e il potente no”.

Per approfondimento: “Strauss-Kahn contagiato da Berlusconi” (clicca qui) .

Ma cosa è successo qualche settimana dopo? Quel caso di stupro fu archiviato, e in altri procedimenti connessi Strauss Kahn fu assolto. Ma il post di gogna su Strauss Kahn è ancora lì, e chiunque non segua la cronaca giudiziaria francese legge ancora oggi quel post e pensa a Strauss Kahn come lo stupratore di cameriere d’albergo.

  • Invece oggi…

Ma a distanza di dieci anni, oggi Beppe Grillo cambia in senso opposto la sua linea di pensiero e ribalta la frittata: non è suo figlio uno stupratore coi suoi amici, formalmente indagati ma non arrestati, ma è la ragazza ad essere una donnicciola di facili costumi che vuole screditare il figlio.

Sarà la giustizia, facendo il suo corso, a dirci se le accuse sono fondate oltre ogni ragionevole dubbio o se realmente la ragazza ha mentito. Di certo, però, ci sono due cose. La prima: un padre leader politico che per difendere il figlio sceglie di screditare, pubblicamente e mediaticamente, la figlia di un altro padre che, probabilmente, è stata oggetto di violenza sessuale. La seconda: c’è chi, sul piano politico, pubblico e mediatico, assolve il gesto, inqualificabile in una società civile, di chi, dotato di mezzi massmediatici influenti per ragioni politiche, sceglie di screditare pubblicamente una ragazza che ha denunciato un abuso.

Oggi, rimane solo l’amaro in bocca per un capocomico-politico che, da forcaiolo perbenista con tutti i potenziali aguzzini oggetto di indagine o di processo che erano sul piano pubblico – invocando spesso peraltro dimissioni e condanne rapide -, usa il suo potere massmediatico per denigrare a livello nazionale una ragazzina che ha denunciato un fenomeno di abuso. Non c’è alibi alcuno interpellabile. Sia la giustizia a dare le sentenze, non il comico leader del partito di maggioranza relativa in Parlamento.

Rimane il gesto, pubblico e politico, da condannare e deprecare: nessun dolore genitoriale può giustificare la denigrazione pubblica altrui, specie quando la potenziale vittima è la persona denigrata e il sospettato carnefice sottoposto a indagini è tuo figlio.

About Mattia Carramusa

Mattia Carramusa, 29 anni giurista disperato, socialista per fede, impegnato nella lotta per i diritti sociali, coordinatore FGS a Palermo

Un commento

  1. Giuseppe Tavolacci

    Grillo cambia idea per salvare la pelle di suo figlio. Quando ad essere indagati erano i vari Strauss-Kahn e simili invocava il patibolo e la damnatio memoriae. E quando le indagini erano a carico di alcuni politici lui e i suoi li hanno messi alla gogna. Per poi, alle assoluzioni o alle archiviazioni tacere o lamentarsi contro la magistratura. Questo buonismo da questione morale ce lo trasciniamo dietro da trent’anni, sarebbe ora di finirla di fare i forcaioli politici sugli altri e i garantisti coi propri. Giustizialisti già sono i magistrati, la politica deve essere garantista. Il giustizialismo in politica non è un’ideologia… è giacobinismo alla Robespierre! E siamo stanchi di avere dei Robespierre in politica!

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