Cinque anni fa il rapimento di Giulio Regeni

Il 25 gennaio 2016 il giovane ricercatore italiano uscì di casa, al Cairo, per andare in piazza Tahir. Giulio non arriverà mai a destinazione, perché invece scomparì alla fermata della metropolitana. Il suo corpo, seminudo e con evidenti segni di tortura, venne ritrovato il 3 febbraio lungo una superstrada.

La Procura del Cairo e quella di Roma avviarono inchieste parallele, ma dall’Egitto iniziarono ad arrivare i primi depistaggi. Il 17 dicembre 2019 la Procura di Roma lanciò pesanti, ma certe, accuse: “almeno 4 depistaggi delle autorità egiziane sulla morte di Giulio Regeni“.

Il ricercatore fu torturato per giorni e morì presumibilmente il primo febbraio 2016, per la rottura dell’osso del collo. In quei primi tempi la stampa egiziana ed internazionale, ma anche italiana, descrissero Giulio nei peggiori dei modi, andando ad alimentare i depistaggi dei servizi segreti egiziani.

Ecco i depistaggi certi portati avanti dalle autorità egiziane:
-incidente stradale;
-movente sessuale;
-una lite mai avvenuta vicino al consolato italiano. La pista era basata sul racconto di un ingegnere che ammetterà aver ricevuto istruzioni da un ufficiale della Sicurezza nazionale;
-omicidio portato a termine da cinque criminali giustiziati, ma che si scoprì essere stati incastrati: a casa di uno dei presunti assassini fu ritrovato il passaporto di Giulio, portato lì da un agente dei servizi segreti egiziani.

Sin dall’inizio l’Egitto si dimostrò poco collaborativo. Tra le altre cose, agli investigatori italiani venne concesso di interrogare alcuni testimoni solo per pochi minuti, dopo che gli stessi erano già stati interrogati per ore dalla polizia egiziana. Inoltre si scoprì che le riprese video delle telecamere installate nella stazione della metro dove Giulio scomparve furono cancellate.

Saranno gli egiziani stessi ad ammettere che Giulio era sotto osservazione, cosa che farà convincere i molti che credono che l’italiano sia stato scambiato per una spia e per questo fatto brutalmente fuori. Nel 2019 un supertestimone, che ascoltò una conversazione proprio tra uno degli agenti responsabili del rapimento e un altro poliziotto africano, rivelò che Regeni fu ucciso dai servizi segreti egiziani perché creduto una spia inglese.

Già nel dicembre del 2018 la Procura di Roma iscrisse nel registro degli indagati il nome di cinque militari egiziani. La giustizia italiana però non può andare molto oltre senza un forte impegno politico, cosa che dal 2016 ad oggi è mancato per motivi di carattere economico.

About Giulio Raganato

17 anni, salentino appassionato di politica che ha a cuore i diritti sociali e civili. Fondatore del blog destructismi.it

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