Renzi e Conte: ragioni e scenari di un conflitto tra opportunismo e dirigismo autoreferenziale

 

“Day After” ancora di subbuglio e discussione attiva dopo la fuoriuscita di Italia Viva dal governo ma non formalmente dalla maggioranza. Si sentono e si leggono analisi tra le più disparate, da quelle di “realpolitik” a quelle da “Grande Fratello”, da quelle di simpatia con occhio di riguardo a quelle contro a priori.

Un gesto, quello di Renzi, che sicuramente non risulta gradito alla piazza e a Conte ma che, probabilmente, interviene a favore di molta parte della politica che ora condanna pur godendone degli effetti. Vediamo insieme perché.

 

  • Cosa è successo

Circa un mese fa uscì il un articolo sempre qui da noi in cui si analizzava la scelta di Renzi di porre in essere serie critiche al piano “contiano” del Recovery Fund.

Per approfondimenti: “Perché Renzi non ha ragione (ma neanche torto)”

Quell’accelerazione fu dovuta al fatto che il presidente del consiglio proponeva una task-force tecnica, da lui scelta e diretta, che avrebbe avuto praticamente una delega in bianco dal Parlamento. In altre parole, il capo del governo voleva a tutti i costi mantenere un controllo personale e tecnico della gestione del Recovery Plan esautorando di fatto governo e parlamento.

Quelle critiche hanno innescato un processo politico nel governo e nella maggioranza che ha visto anche il plauso di moltissimi leader ed esponenti della maggioranza: il ripristino della collegialità, sia pur momentanea, ha rappresentato il ritorno del momento politico delle decisioni.

Una volta ottenuto ciò, anche il PD ha iniziato ad alzare l’asticella chiedendo la cessione delle deleghe ai servizi. Secondo alcune ricostruzioni, Conte non vorrebbe cedere la delega per evitare che salti via il tappo da questo “vaso di Pandora” che potrebbe svelare gli endorsement internazionali legati a USA, Russia e via della Seta.

Oltre a questo, una volta ottenuto l’inserimento degli investimenti nel Recovery Plan, Renzi ha alzato l’asticella. Ottima, in tal senso, l’analisi di Romano Prodi a Di Martedì il 12 gennaio scorso: Renzi è come Bertinotti.

Il professor Prodi analizza come l’ambizione di alzare l’asticella su questioni già affrontate e parzialmente concordate per il solo scopo di creare instabilità nel governo. Non è un caso, infatti, che appena Bertinotti sfiduciò il governo per le 35 ore settimanali (che stando ad accordi poi svelati da Oliviero Diliberto sarebbero stati oggetto di un successivo intervento) il suo partito si sfilacciò e molti comunisti rimasero al governo sia con il postcomunista D’Alema e sia con il socialista Amato.

E poi, digressione storica, smettiamola di assolvere Bertinotti e i comunisti per quella sfiducia. I comunisti rimasero al governo comunque al governo per responsabilità isolando Bertinotti per la sua irresponsabilità. Bertinotti sostenne il governo nel corso delle peggiori privatizzazioni della storia, quelle del biennio 1997-98. La scelta di Bertinotti fu meramente tattica e finalizzata all’opportunismo politico suo e di certa dirigenza politica (comunista e non solo).

Il “principio” evocato da Bertinotti e il “principio” evocato da Renzi non sono in tal senso poi troppo diversi. Renzi non vuole realmente il MES, di cui ancora non è chiara la dinamica: Renzi voleva esattamente la crisi di governo senza uscire dalla maggioranza per accrescere il controllo della maggioranza sul governo, e indirettamente anche il suo!

 

  • Chi c’è dietro? Chi ne gode davvero?

Questa mania di dirigismo, però, non era invisa al solo Renzi. Al di là delle dichiarazioni massmediatiche di chi, in queste ore, “difende” Giuseppe Conte, bisogna andare a rivedere tutte le dichiarazioni di natura politica fatte alle camere negli ultimi mesi. Facendolo cosa scopriamo? Scopriamo che, già prima del “mese renziano”, gli esponenti leader dei partiti di maggioranza avevano già lamentato questo atteggiamento.

Nencini per conto del PSI lo aveva già fatto all’inizio della fase due della prima ondata, e ha ripetuto spesso la necessità di maggiore collegialità e di coinvolgere realmente le forze parlamentari di governo. Oltre a Nencini al Senato, il maggiore coinvolgimento dei partiti nelle decisioni era richiesto da quasi tutti i partiti di governo in Parlamento: Orlando e Orfini per il PD, Bersani per Articolo Uno, Fratoianni per Sinistra Italiana, Fabiola Bologna per Alternativa Popolare eccetera.

Dire quindi che la mossa di Renzi sia invisa alle forze di governo è falso. Ci sono almeno altre tre forze politiche di maggioranza che traggono vantaggio dall’aver lasciato fare il “lavoro sporco” a Renzi. Casomai è più corretto dire che sia Renzi ad essere inviso alle forze di governo.

 

  • La longa manus di Mattarella

Fino a qualche giorno fa, lo stesso Conte alimentava il muro contro muro con Renzi, e ce lo ricordiamo tutti. Nel mese che ha preceduto questa crisi di governo, ogni passo in avanti che è stato fatto collegialmente su spinta di Renzi ed ogni richiesta recepita, o comunque ricevuta, dal governo dalle forze politiche è stato accompagnata da un “Però” da parte del capo del governo.

Conte, a ogni richiesta, o taceva o diceva tramite i media “Se si vuole aprire una crisi di governo andiamo in Parlamento”, alimentando un astio politico tra lui e Italia Viva. In altre parole, non riconoscendo il merito politico, Conte ha dato costantemente il fianco a Renzi e non solo a lui.

Alcuni detrattori di Conte sostengono che lui agisca al governo esattamente come un barone universitario agisce nel suo dipartimento.

Non è un caso che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in più occasioni e coi suoi messaggi, abbia spesso lanciato un appello accorato alle forze politiche e al governo di collaborare e non arroccarsi. La tutela del “momento politico” nella fase decisionale delle istituzioni politiche (e non tecniche) governative è stato, infatti, richiesto anche da Mattarella.

E non è un caso neanche il fatto che, dopo l’incontro al Quirinale, lo stesso Conte abbia cambiato totalmente il tiro: molto più interlocutorio e meno “assoluto”. In quest’ottica si colloca anche il discorso di Matteo Renzi di ieri in conferenza stampa. Il concetto espresso, in poche parole, è stato: “Noi usciamo dal governo, quello che abbiamo concordato politicamente lo sosterremo, ma per rimanere in maggioranza chiediamo una negoziazione degli accordi e degli equilibri politici”.

 

  • Renzi ir-responsabile
Foto Roberto Monaldo / LaPresse
17-09-2019 Roma
Politica
Trasmissione tv “Porta a Porta”
Nella foto Matteo Renzi
Photo Roberto Monaldo / LaPresse
17-09-2019 Rome (Italy)
Tv program “Porta a Porta”
In the pic Matteo Renzi

Se dobbiamo fare un processo alle intenzioni e al fine personalistico, diciamolo francamente: Renzi è colpevole! È colpevole di un gesto di responsabilità irresponsabile e irresponsabilità responsabile.

Al di là dei nodi cruciali di interesse pubblico nazionale, infatti, il gesto renziano è un gesto piegato al bieco utilitarismo proveniente da chi predica bene e razzola malissimo. Parliamo di un politico, non dimentichiamolo, che da presidente del consiglio non parlamentare abusò della decretazione d’urgenza, della forzatura della fiducia e fu insofferente verso le minoranze.

Un soggetto che ha fatto il percorso inverso del movimento cinque stelle, se vogliamo. Se qualcuno ha buona memoria, ricorderà la lotta nella scorsa legislatura dei pentastellati per mantenere il primato del Parlamento, e conseguente momento politico, sul governo. Ora, al contrario, per i cinquestelle il Parlamento sembra essere quasi un orpello superfluo. Una involuzione politica del Movimento pari e contraria all’evoluzione del rignanese.

Questo ragionamento coinvolge, ovviamente, anche Conte. Come disse anche Fratoianni, il secondo governo Conte nasce per non dare pieni poteri a Salvini. Questo, tuttavia, non significa che i “pieni poteri”, invece di darli a Serpeverde, vadano a Conte.

Sembra assurdo, ma non lo è più di tanto: mai dalla caduta del fascismo un presidente del consiglio aveva tanto abusato in poco tempo della decretazione autonoma prendendo decisioni dopo aver sentito i rappresentanti politici nel governo e non concordando con loro le misure, bypassando sempre il momento politico parlamentare e informando le Camere a cose fatte.

Chiediamoci questo: è normale che un presidente del consiglio decida il più delle cose autonomamente, sentendo dei tecnici scelti da lui, informando parlamento e paese con dirette streaming il più delle volte senza neanche il contraddittorio giornalistico?

Quando queste cose le facevano Berlusconi e Renzi era sbagliato, ed era sacrosanto che si sostenesse che era sbagliato. Cosa rende le stesse cose giuste ora che a farle è Conte, anche in moli maggiori?

 

  • I nodi cruciali (politici e non solo)

Renzi ha fatto il “lavoro sporco”, anche per altri. Nelle prossime ore, o nei prossimi giorni, saranno da precisare e sciogliere molti nodi cruciali. Tra questi, sicuramente, gli equilibri di governo e il ripristino della collegialità e del momento politico delle decisioni.

Non è chiaro solo a chi non sta attento che l’interesse di base delle forze politiche a sostegno del governo Conte (escluso il M5S) è quello di ottenere un rimpasto.

Per quanto riguarda gli equilibri politici, sono di fatto quattro i partiti interessati: PD, Articolo Uno, Sinistra Italiana e Italia Viva. Stanti le ultime situazioni e il peso specifico delle forze politiche, la crisi è utile a questi partiti per prendere maggiore controllo di esecutivo e caselle importanti.

Tra tutti, l’istruzione, l’università e ricerca, la giustizia e gli esteri sono i dicasteri per cui è più forte la richiesta di sostituzione. Anche il dicastero del lavoro e quello di infrastrutture e trasporti sembrano essere nella rosa delle possibili modifiche.

Anche le deleghe dei ministeri senza portafogli e la delega sui servizi segreti fanno gran gola. Il PD in particolar modo è interessato a strappare quest’ultima dalle mani del presidente del consiglio: solo negli stati autoritari e totalitari del passato (e del presente) e negli stati dell’est Europa considerati incivili e illiberali come l’Ungheria e la Polonia i servizi segreti sono gestiti direttamente dal capo del governo.

 

  • La posizione di Azzolina, De Micheli e Bonafede…

Il Ministero della pubblica istruzione è colpevole di danneggiare gli studenti e la scuola con la DAD, che in tempi “di guerra” (marzo-giugno 2020) si rese necessaria. La stessa DAD per cui il ministero non ha previsto corsi di formazione per i docenti e sufficiente dotazione di strumenti idonei alle scuole e agli studenti.

Al contempo, la mancanza di una prelazione vaccinale per il corpo insegnanti e per il personale scolastico quando scuole, studenti e docenti lo chiedevano per accelerare il rientro alla didattica in presenza (salvo la folgorazione sulla via di Damasco tardiva, di un giorno fa, dell’Azzolina) rappresenta l’ultimo danno di un ministro, sia consentito di dirlo, incompetente che neanche ascolta scuole e studenti.

Il MIT, di concerto col Ministero dell’istruzione, avrebbe dovuto potenziare i trasporti e lanciare rapidamente un piano per i collegamenti nei centri rurali e dei comuni degli entroterra provinciali. Cosa mai avvenuta, con un ministero che è stato, dispiace dirlo, pressoché inerte.

Altra croce, senza dubbio, il “fedelissimo” di Conte, l’avvocato Bonafede. Quello che annuncia da due anni la riforma della giustizia senza aver presentato alcunché, ma solo inanellando figuracce istituzionali imbarazzanti e non solo (più volte gli ordini forensi, l’unione delle camere penali e le associazioni libere di giuristi ne hanno chiesto più volte le dimissioni). Uno che per “ristrutturare” la costruzione del processo italiano inizia dal controsoffitto e non dalle fondamenta.

Roboante il suo silenzio sulla riforma dell’esame d’abilitazione all’avvocatura e l’inserimento di tutele vere e serie per i praticanti, riforma presentata da alcuni parlamentari e che il ministero non ha voluto affrontare. L’unico punto di Bonafede è l’ergastolo processuale (con l’attuale procedura penale), cioè l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio e la possibilità di lasciare i giudizi pendenti in appello e cassazione fermi ad libitum.

 

  • Chi ci guadagna e chi ci rimette

A rimetterci, oltre al Movimento 5 Stelle, rischia di essere anche un’area di giovani socialdemocratici di formazione migliorista del PD, a partire dal ministro Giuseppe Provenzano.

Un eventuale riequilibrio delle forze con un rimpasto, infatti, vedrebbe il rafforzamento di Orlando e Franceschini per quanto riguarda le componenti del PD, ma anche il rafforzamento di Leu, con Articolo Uno e Sinistra Italiana che potrebbero vedere incrementata la partecipazione al governo. Anche Italia Viva, in un eventuale rimpasto, potrebbe rientrare in altre “caselle”, pur non aumentando di numero.

A perderci, senza dubbio, è Conte. Giuseppe Conte con questa crisi fa un bagno di realtà: non può governare senza il ripristino di una collegialità nel momento decisionale, non può più prescindere dal momento politico parlamentare.

 

  • L’analisi di Peppe De Cristofaro

Il sottosegretario Giuseppe De Cristofaro, di Sinistra Italiana, ha nelle ultime ore sviluppato un’interessante analisi in sei punti sull’atto di Renzi.

Anzitutto c’è il riconoscimento del valore politico della scelta di Renzi, ma l’analisi del “perché” è viziata. L’interesse non è tanto quello di fare saltare l’asse PD-M5S e varie forze di sinistra, da Sinistra Italiana a PSI ad Articolo Uno. La scelta politica è nel far saltare un meccanismo malato a cui le sinistre pare si siano assuefatte.

Meccanismi che ha avviato in maniera massiccia Berlusconi negli anni 2000, con la sacrosanta insofferenza delle sinistre. Meccanismi portati avanti da Renzi nella legislatura scorsa, con la sacrosanta insofferenza di parte delle sinistre che non condividevano la prospettiva politica renziana. Perché oggi questi stessi meccanismi dovrebbero andar bene?

De Cristofaro si spinge oltre, dicendo che questo asse è migliore dell’ultimo centrosinistra, quello renziano e liberista. Eppure questo governo e questa maggioranza hanno abusato del modello delle “mancette” liberiste per tener buono il popolo. Nessuna riforma sociale seria, solo sistemi di elargizione al popolo sul modello liberale strutturati come un buffet: chi clicca prima prende i soldi. Quanto alle privatizzazioni, meglio tacere: le peggiori privatizzazioni della storia “recente”, quelle del 1997-98, sono state fatte col supporto parlamentare anche dei comunisti di PRC.

In aggiunta, va detto, il PD è sempre quello: non voglio credere che De Cristofaro sia così ingenuo da credere che l’area liberal del PD sia sparita. Il PD ha sempre dentro casa i vari Delrio, i vari Poletti eccetera. Tutti quegli attuali alleati di cui certe forze che pretendono di essere alla sinistra del PD, tra le quali anche Sinistra Italiana di De Cristofaro, fu detrattrice condannando sia i provvedimenti, sia le direttrici politiche e sia l’atteggiamento politico.

L’analisi sull’opportunismo politico di Italia Viva è, invece, tutto grasso che cola, così come l’analisi sull’impossibilità di “governissimi”.

L’analisi, poi, delle due alternative è valida a metà: rimane infatti in piedi, allo stato delle cose, la possibilità di un patto di legislatura come auspicato ieri da Conte, venuto fuori dopo essere stato strigliato da Mattarella.

Il patto di legislatura ci sarà, e ci sarà per interesse politico: nessuno degli attori politici di questo governo ha l’interesse di andare ora alle urne. Ma questo avverrà solo se ci sarà un rimpasto.

 

  • L’incognita Conte

Bisognerà tuttavia capire ora quale sarà la strada che Conte percorrerà. Se Conte cercherà a tutti i costi di nuovo il muro contro muro con Renzi, quello che i cinque stelle hanno sempre chiamato “inciucio” (pescare dal gruppo misto per vivacchiare) sarà necessario.

Se invece si aprirà un serio dibattito svolto non da Conte ma dai partiti che si concluda con un patto di legislatura e un rimpasto (con o senza Conte), ci saranno i margini per non precipitare in maggioranze raccattate. E Conte, sia chiaro, non è imprescindibile: non lo è per Italia Viva, non lo è per il PD, non lo è per Sinistra Italiana, non lo è per Articolo Uno. Non lo è, probabilmente, neppure per il Movimento 5 Stelle.

Probabilmente lo è in questo momento solo per certa dirigenza politica incapace di proporre qualcosa di vero al paese: Conte può essere la foglia di fico o il velo di maya di certi dirigenti per tornare a incarnare logiche “novantaquattriste” da macchina da guerra e cultura del nemico politico. E in questo modo essere coesi pur non avendo le idee chiare sulla direzione, continuando a fissare non la luna ma il dito che la indica.

Gli attori di questa situazione dovrebbero tener presente una frase di Pietro Nenni: “La politica non si fa coi sentimenti… figuriamoci coi risentimenti”. Non è bene ragionare in termini di astio politico e risentimento politico, che la sinistra e il centro lascino che a fare ciò sia Salvini. Le sinistre non siano risentite con Renzi, né Renzi lo sia con le sinistre. Né Conte agisca col risentimento verso alcuno degli attori della vicenda.

Conte sia responsabile, comprenda che l’Italia non è un suo dipartimento universitario ma una repubblica parlamentare, faccia ammenda per le responsabilità politiche di questo governo (in cui ad essere salvabili sono solamente i ministri Speranza e Provenzano).

Nelle ultime ore risulta, peraltro, che Conte abbia assunto l’interim dei ministri dimissionari e voglia andare in Parlamento a trovare la maggioranza. Penso che tutti gli analisti seri, che sanno quali sono le dinamiche politiche vere in Italia,  abbiano capito qual è l’unica strada per Conte, anche alla luce delle dichiarazioni di ieri di Renzi: patto programmatico e politico di maggioranza e rimpasto serio.

Questa sia l’occasione per Conte di riprendere il filo della democrazia e farla trionfare. Se lo farà, sarà il vero trionfo di Conte: da tecnico in politica a tecnico statista. Con buona pace di Renzi, Salvini e chicchessia tra i suoi risentiti detrattori. Diversamente, prepariamoci a un nuovo governo, stavolta senza l’azzeccagarbugli del popolo(con la benedizione di D’Alema che, quando vuole “uccidere politicamente” un leader, storicamente lo elogia e difende pubblicamente).

Posto che sappiamo la “responsabilità” opportunistica e arrogante della politica renziana, aspettiamo ora che Conte e la politica siano veramente responsabili.

About Mattia Carramusa

Mattia Carramusa, 29 anni giurista disperato, socialista per fede, impegnato nella lotta per i diritti sociali, coordinatore FGS a Palermo

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