Striscioni esibiti dai praticanti avvocati nel corso del  presidio in piazza Scala, Milano, 27 Giugno 2020. ANSA/MATTEO CORNER

Tutele ai praticanti e riforma abilitazione. I no del CNF

Da circa inizio secolo si discute moltissimo di cambiare le modalità dell’esame d’abilitazione forense, per renderlo più moderno, e di cambiare le regole della pratica forense. Quando si insediò il governo Monti e la discussione si accelerò, tutti pensarono per il meglio.

E invece la montagna ha partorito il topolino: esame più tosto e obbligo di frequenza a una scuola di specializzazione. Ovviamente non gratis, a pagamento. Il tutto mantenendo un obbligo di diciotto mesi di pratica con pochissime garanzie.

  • Negli ultimi anni…

Si è continuato a parlarne dopo la riforma Monti. Parlarne e niente più. Ma negli ultimissimi anni la voce incessantemente continua a invocare una cosa: riforma.

Diversi sono i parlamentari tartassati da praticanti, neo-avvocati, associazioni giovanili, studenti universitari, movimenti politici giovanili, sindacati studenteschi o organi di categoria. Nell’ultimo anno sono stati addirittura presentati diversi DDL. E con l’arrivo delle serrate per covid e la vergognosa gestione dell’esame d’abilitazione del 2019, i praticanti che hanno patito e perso la speranza hanno scioperato con la solidarietà anche dell’opinione pubblica.

Già a maggio l’Unione dei Praticanti Avvocati aveva proclamato lo stato di agitazione permanente. E a giugno sono scesi in piazza a chiedere certezze, dignità, rispetto umano, professionale, morale.

E il 24 novembre scorso sono scesi nuovamente davanti Montecitorio, con partiti e movimenti giovanili, per chiedere la riforma dell’esame. In alcuni casi, i praticanti hanno anche scioperato in maniera civile davanti alle corti d’appello.

E nel frattempo si discuteva della riforma in Parlamento. C’è chi ha proposto tre scritti pratici, chi uno scritto e un test a risposta multipla, chi una prova scritta, chi due. Chi voleva tre materie all’orale, chi cinque, chi quattro, chi il ripristino a sei con una procedura obbligatoria a scelta. C’è chi ha richiesto un obbligo di rifusione di spese, chi voleva che avvenga dalla cassa forense, chi dall’avvocato. Chi ritiene di inquadrarli come lavoratori a tempo determinato, chi ritiene che siano da considerare inoccupati chi in cerca di prima occupazione.

  • Cosa ne pensa il CNF

Ma in mezzo a tutti i bei disegni di legge che si stanno progettando, interviene preventivo il CNF.

Il Consiglio Nazionale Forense ha risposto picche ai due progetti di legge in discussione alla Commissione Giustizia alla Camera. Ai ddl Miceli (PD) e Di Sarno (M5S), una delle ultime corporazioni italiane mette il veto. Veto sulla possibilità di semplificazione e snellimento dell’esame. Sulla doppia sessione annuale. E sull’obbligo al compenso.

Un consigliere CNF, a quanto riporta Francesco Machina Grifeo de IlSole24Ore, sostiene che le due proposte si presentano del tutto inadeguate. Verrebbe da chiedersi se l’esame lo sia ora, con una flotta di giovani che sacrificano diciotto mesi di vita tra pratica e scuole di specializzazione obbligatorie per la preparazione all’esame d’abilitazione. Il tutto dopo cinque o più anni di università. Il tutto per un regio decreto legge del 1933, in pieno fascismo.

Tra le proteste del CNF all’incremento di tutela professionale e garanzie d’esame per i praticanti da una parte e le proteste dei tirocinanti avvocati per avere più tutela e dignità dall’altra, cosa è certa: la cosa non finisce qui, compagni!

Striscioni esibiti dai praticanti avvocati nel corso del  presidio in piazza Scala, Milano, 27 Giugno 2020. ANSA/MATTEO CORNER

About Mattia Carramusa

Mattia Carramusa, 29 anni giurista disperato, socialista per fede, impegnato nella lotta per i diritti sociali, coordinatore FGS a Palermo

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