Perché Renzi non ha ragione (ma neanche torto)

 

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

 

Nelle ultime ore spopola sul web la nuova telenovela della politica italiana targata Matteo. Non si tratta, tuttavia del Matteo populista di destra, quello sovranista, antimeridionalista, assolutista, liberista e antistatalista. Parliamo del Matteo “dell’altra sponda”, per così dire. Il Matteo etichettato da Beppe Grillo con l’epiteto di “Ebetino di Rignano”.

Matteo Renzi, già qualche giorno fa, ai microfoni dell’edizione serale del Tg2 aveva mostrato una certa insofferenza nei confronti dell’esecutivo e del presidente del consiglio.

La situazione è però precipitata nelle scorse ore: dopo la dichiarazione in aula al Senato del “senatore semplice di Firenze”, padrone del partito “Edgar-abito” Italia Viva, l’intera maggioranza di governo è entrata in fibrillazione. Secondo le ultime notizie, peraltro, i componenti di Italia Viva nell’esecutivo starebbero minacciando le dimissioni.

Forse non tutti, però, si sono interrogati su un punto. Perché un partito che in caso di crisi di governo dovrebbe scendere a patti con Salvini, Meloni e Berlusconi per non andare alle urne e sparire dall’emiciclo dovrebbe porre in essere una condotta così grave? Beninteso: nessun partito piccolo ha minacciato uno strappo così importante in questo periodo, ad esclusione del PSI, che già aveva denunciato negli ultimi due mesi un atteggiamento del governo che delegittima di fatto il Parlamento e il governo stesso (ma forse per il maggior garbo e stile dell’onorevole Longo e del senatore Nencini il messaggio non ebbe rilevanza).

Dunque, perché Italia Viva e Renzi vorrebbero strappare? Non solo per il suo protagonismo, il suo scarsissimo senso delle istituzioni e la bassissima caratura politica che ne fanno non un autorevole leader ma un arrogante capo.

Il tutto nasce dall’emendamento governativo alla Finanziaria, arrivato in piena notte senza facoltà di mediare e discutere. L’emendamento prevede una cosa specifica. Con quello, il governo chiede al parlamento di dare pieni poteri a una commissione tecnica di trecento componenti per decidere come spendere i fondi del recovery fund.

In altre parole, il governo chiede al parlamento di esautorare l’organo sovrano eletto dai cittadini (Parlamento) e l’organo di indirizzo delle politiche sociali ed economiche del paese (Governo), lasciando che a decidere le sorti del paese siano dei tecnici scelti dal presidente del consiglio. Una richiesta del genere è gravissima ed inammissibile sotto almeno tre punti.

Da un lato il governo opera un commissariamento dello stato e della sovranità del popolo, esercitata nelle istituzioni democratiche tramite l’ars politica. In questo modo il governo propone di mettere a tacere chi rappresenta il popolo e impone all’Italia di non autodeterminarsi.

Da un altro lato, per di più, la nomina dei trecento commissari che avrebbero pieni poteri e carta bianca, potere mai visto nella storia della repubblica italiana. Con questo atto il governo dice al popolo, al parlamento italiano e all’Europa: “Non vogliamo assumerci gli impegni”. Ma, badiamo bene, si tratta di un atto grave, col governo che propone di commissariare politicamente ed economicamente l’Italia dandola in mano a un “parlamentino” di trecento tecnici.

Terzo e ultimo punto, si tratta di un commissariamento che viene dopo aver già creato un “consiglio” dei saggi qualche mese fa, composto da tecnici tenuti a sviluppare e proporre al governo un piano di spesa per i fondi del recovery fund. In altre parole: il governo, dopo aver nominato dei tecnici per proporre come spendere i soldi che servono alle politiche di rilancio e riforma strutturale del paese, ora propone che a decidere su come spendere questo “piano Marshall” europeo non sia chi ha in mente una prospettiva politica sul paese ma da tecnici. E ricordiamo tutti bene il male che hanno fatto i tecnici, al governo (vedasi Monti) o in posti di potere (vedasi Ciampi in Banca d’Italia), negli anni.

La domanda che principalmente ci si deve porre, quindi, è: perché il governo non vuole proporre come spendere quei fondi europei? E perché non vuole che a decidere siano i rappresentanti eletti dal popolo?

Il governo non può chiedere al parlamento di esautorare le istituzioni repubblicane e democratiche. Un atto del genere, atto senza precedenti, non può non essere condannato o comunque deprecato fortemente in Parlamento, e questo già era stato capito da alcuni vertici di partiti di sinistra (Sinistra Italiana, PSI e Articolo Uno) e centro (PD e Azione).

E se anche Renzi e i renziani non hanno ragione nel voler mettere in crisi un esecutivo in un momento storico, prima che politico, come questo, non hanno neanche torto nel sostenere che questo è un tentativo di esautorare le istituzioni democratiche sostituendole con apparati tecnici – burocratici (paradossalmente non condannati in quanto tali da Emma Bonino).

Che Renzi abbia manie di grandezza e protagonismo è assodato. Che sia un politico di dubbia caratura e stile anche. Ma non si può non dare a Cesare quel che è di Cesare.

Un anno e scampoli fa Matteo Salvini invocò pieni poteri venendo criticato giustamente. Oggi il governo chiede pieni poteri per conto terzi, e solo Renzi si indigna?

Prima il movimento cinque stelle, il suo capo di governo, i suoi governi e le maggioranze conniventi hanno squarciato la costituzione e privato della dignità di essere rappresentati a un terzo della popolazione del paese. Ora Conte vuole esautorare le istituzioni repubblicane… e dov’è la sinistra?

Se chi in Parlamento si definisce di sinistra colpevolmente tace e lascia che sia Renzi a fare discorsi (per una volta) seri e fondati criticandolo, allora la sinistra in Parlamento non c’è o ha tradito se stessa.

 

About Mattia Carramusa

Mattia Carramusa, 29 anni giurista disperato, socialista per fede, impegnato nella lotta per i diritti sociali, coordinatore FGS a Palermo

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