Due milioni dalla Philip Morris. È caos nei cinquestelle

Stando alle ultime indiscrezioni, pare che il Movimento 5 Stelle abbia percepito dalla Philip Morris un finanziamento da 2 milioni di euro.

Dalle colonne de Il Riformista, infatti, apprendiamo che il principale partito di governo, caratterizzato dall’auto-finanziamento e dalle critiche al lobbismo, abbia ricevuto un finanziamento a sei zeri dalla multinazionale del tabacco che opera anche in Italia.

Non è chiaro il quando né il perché. Non sembra però un caso fortuito che il partito “della purezza” sia stato il principale attore politico che ha garantito una riduzione di tasse alla produttrice di prodotti del tabacco.

E non sembra neanche un caso che sia stato sotto i governi capitanati dal partito anti-casta che la multinazionale del tabacco ha potuto godere di una riduzione sulle accise sui tabacchi per la vendita delle Heets riducendo il costo di cinquanta centesimi, unica volta in cui ciò avviene in cinquant’anni.

Si tratta di corruzione? Di “legittima attività di lobbying”? Di finanziamento illecito? Non ci è dato saperlo per il momento, e anche Piero Sansonetti non sembra sbilanciarsi.

Un dato però è certo e assodato: il partito che diceva che la politica va fatta dal basso e coi contributi dei soli iscritti, che faceva di ciò un pregio si dimostra sempre più ipocrita politicamente e moralmente.

Un partito che ha dato il via alla corsa propagandistica allo smantellamento del finanziamento pubblico alle attività politiche nel 2013, finanziamento poi tolto dal governo Letta e la cui mancanza ha dato vita al mercimonio ideologico e partitico. Mercimonio di cui ora i cinquestelle sembrano essere capofila.

Hanno dato addosso a Craxi e ai socialisti (manca poco e ci mettono pure Pertini), addosso a Primo Greganti, addosso a Berlusconi, addosso a Bossi e Maroni, addosso a Salvini, addosso a Renzi. Hanno strumentalizzato le parentele dando ad altri partiti degli asserviti a questa o quella categoria.

E ora? Ora sembra che proprio i giacobini palesatisi come angeli illibati siano i primi a godere di “favori economici” da lobby. Favori ben pagati al partito di Di Maio, Di Battista, Grillo e Casaleggio, s’intende. Favori che, secondo il riformista, paga e pagherà il popolo italiano per diversi miliardi.

E a guardare questa squallida vicenda di chi si presentava come puro e immacolato e si è scoperto sporco tanto quanto i partiti italiani con parlamentari degli ultimi cinquant’anni viene in mente non solo Sandro Pertini ma anche Pietro Nenni. Due giganti del socialismo italiano e della politica italiana. E le parole, soprattutto, del secondo sembrano oggi risuonare nell’aria: mai fare a gara a chi è più puro. Arriva sempre qualcuno più puro che ti epura.

About Mattia Carramusa

Mattia Carramusa, 29 anni giurista disperato, socialista per fede, impegnato nella lotta per i diritti sociali, coordinatore FGS a Palermo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *