da BBC

Presidenziali Usa 2020: forse c’è un problema con la sana democrazia

“La sostanza della democrazia non è il principio maggioritario”. Nel caso non fosse chiaro il senso delle parole pronunciate da Massimo D’Alema ieri durante lo speciale di “Mezz’Ora in +”, vale la pena dare uno sguardo a quanto sta succedendo negli Stati Uniti.

Possiamo girarci attorno quanto vogliamo ma un presidente che grida ai brogli elettorali perché sta perdendo è sintomo di una forte crisi che sta attraversando gli Usa. Ieri sera, fuso orario americano, Trump ha parlato al Paese dicendo che lui ed i repubblicani sono stati vittime di “evidenti” brogli elettorali per poi, senza concedere domande ai giornalisti, ritirarsi con il suo staff. A Trump non va giù che i risultati iniziali di molti Stati, in particolare quelli in bilico, siano col tempo cambiati ed ecco che volano le accuse da parte di quello che sua nipote, nonché psicologa professionista, Mary Trump, definisce essere un uomo narcisista e sociopatico. Non è che il presidente non sappia -o quantomeno lo spero- che il voto postale, in prevalenza democratico, viene conteggiato dopo e che le regole degli Stati americani, seppur con differenze da caso a caso, non vietano il conteggio dei voti giunti dopo il 3 novembre (inviati non oltre questa data). I non meglio precisati imbrogli denunciati da Trump, smentiti persino da giornali italiani, e l’autoproclamazione del presidente a vincitore, ha costretto Abc, Cbs e Msnbc a interrompere il discorso del tycoon sulle proprie reti. Oltre a beccarsi le smentite da parte degli ispettori dell’Osce, Trump si è beccato anche del bugiardo dalle tv ed i social quali Twitter. Il conduttore di Msnbc, Brian Williams, ha fatto anche un commento imbarazzante sull’uomo solo al comando che non accetta di perdere: “Ci troviamo ancora nella posizione inusuale non solo di interrompere il presidente degli Stati Uniti ma di correggere il presidente degli Stati Uniti”.

Ditemi voi se quanto sta succedendo è indice di una democrazia in buono stato, a prescindere da chi ne uscirà vincitore. Non sono meglio le persone vicine al presidente. Steve Bannon, l’ex capo della campagna elettorale di Trump nel 2016, ha chiesto di decapitare il noto epidemiologo Anthony Fauci e il direttore dell’Fbi, Christopher Wray, e appendere le loro teste davanti alla Casa Bianca come monito per i burocrati federali. Tutti coloro che vengono percepiti ostili dal presidente milionario vengono e devono venire fatti fuori dai loro incarichi. Così è stato e così potrebbe continuare ad essere. Le parole del noto stratega sovranista sono state pronunciate durante una puntata del suo podcast “War Room: Pandemic”: “Mi piacerebbe tornare ai vecchi tempi dell’Inghilterra dei Tudor, metterei le teste sulle picche -riferimento a Wray e Fauci, scrive Linkiesta-, ai due angoli della Casa Bianca come monito per i burocrati federali. O prendi il programma o te ne vai: è ora di smettere di giocare”.

Potremmo stare qui tutta la notte. Ho scritto solo di quanto successo nelle ultime delicatissime ore. Per me c’è un problema e democrazia non vuol dire semplicemente avere al governo il più votato.

About Giulio Raganato

17 anni, salentino appassionato di politica che ha a cuore i diritti sociali e civili. Fondatore del blog destructismi.it

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