Un saluto al “compagno Mandrake”

Tutta Italia rende il suo tributo a Gigi Proietti, artista poliedrico che ha cambiato in Italia il modo di fare teatro e cabaret.

Nato (e morto) il giorno dei morti, ha portato alla ribalta la commedia dell’arte romana con decine e decine di maschere che ha preso e rielaborato non solo dalla tradi

zione ma anche e soprattutto dalla strada. Nato e morto lo stesso giorno, esattamente come il gigante dell’arte teatrale William Shakspeare.

 

 

 

 

 

La sua morte è stata salutata da fiumi di parole nelle trasmissioni e di post sui social: da Pierfrancesco Favino a Maurizio Mattioli, da Enrico Brignano ad Anna Foglietta, fino anche a giovani e organizzazioni giovanili, politiche e non.

La carriera di Gigi Proietti

Già apparve in televisione agli inizi degli anni settanta come conduttore di varietà, ma la prima vera consacrazione arrivò con il suo celebre spettacolo “A me gli occhi please”, andato in onda su Rai 2 dal Teatro Tenda, dove insieme alle “maschere” iniziò anche con una velata e innovativa satira di costume.

La sua capacità di mattatore non gli valse grande fortuna nel cinema dove, escludendo i due “Febbre da Cavallo” e pochissimi altri film recenti di Neri Parenti e dei fratelli Vanzina, non ha riscosso il successo sperato venendo relegato quasi sempre a ruoli di second’ordine o a cammei. Nel doppiaggio, al contrario, ha prestato la voce a parecchi attori, da Sylvester Stallone a Robert De Niro, da Dustin Hoffman a Anthony Hopkins, da Jean Reno a Ian McKellen. Ma per tutti è il Genio nella trilogia animata di Aladdin.

La maggiore fortuna, invece, l’ha ottenuta sul palco scenico, con un’attività quasi ininterrotta per cinquant’anni tra teatro, arene e scuole di formazione che hanno formato, tra i tanti, artisti come Giorgio Tirabassi ed Enrico Brignano. Anche sul “piccolo schermo” ha riscosso enorme successo, soprattutto con il varietà “Club 92” e coi vari sceneggiati TV: dal “Cyrano” a “I sette re di Roma” fino alle serie e miniserie, da “Il Maresciallo Rocca” all’ultima “Una pallottola nel cuore” passando per “Il veterinario” Gigi Garulli e “Il signore della truffa”.

Non sono mancate, anche negli sceneggiati televisivi, parti di rilievo storico o culturale, come quella di don Filippo Neri nella miniserie “Preferisco il Paradiso”, o parti in riadattamenti televisivi di cult cinematografici italiani, come ne “L’Ultimo papa Re” sotto la regia di Luca Manfredi dove interpreta il cardinal Colombo da Piverno – ruolo che fu di Nino Manfredi nel pluripremiato film del 1977 “In nome del Papa Re” di Luigi Magni.

In pochi lo ricordano insieme a Carlo Conti e altri alla guida di “Millennium”, la trasmissione “fiume” che diede l’addio al 1999 per accogliere e festeggiare il terzo millennio. Celebri le sue presenze nei diversi varietà e nelle diverse trasmissioni: da Raffaella Carrà a Renato Zero, da Paolo Bonolis a “Ballarò” di Giovanni Floris fino alla collaborazione negli ultimi anni con Alberto Angela per alcune voci in alcune puntate di “Ulisse”.

Negli ultimi anni si era dedicato alla nascita, alla cura e alla direzione del “Globe Theatre” di Roma, che egli stesso ideò e volle fortemente nella sua città e creato in collaborazione con la Fondazione Silvano Toti.

 

Società, costume e politica.

Gigi Proietti cucì su di sé diverse maschere che poi, nel corso dei decenni, gli sono rimaste attaccate: dai celeberrimi Mandrake di “Febbre da cavallo” e Giovanni Rocca, fino alle “meno note” maschere romane, all’addetto culturale, al professore pugliese, al cantante da Night Club, a Pietro Ammicca, Carmelo Lacugina (improbabile direttore e cronista del “GG1”) eccetera. Ogni sua “maschera” nasconde comunque una critica profonda ai costumi del suo e nostro tempo.

Molto più, tuttavia, la capacità di interpretare autori romani e testi particolari tenendoli sempre attuali lo ha reso celebre nel mondo culturale e nella cultura “ortodossa”. Basti pensare, per esempio, al monologo sull’educazione sessuale ideato da lui negli anni ’70 e rimasto sempre terribilmente attuale, o anche solo alle forme di denuncia velata dietro un sorriso delle terribili storture italiane.

Pur facendo parte di una cerchia di artisti molto composita politicamente – basti pensare al suo rapporto peculiare con Vittorio Gassman, in quegli anni tesserato PSI –, Gigi Proietti fu apertamente comunista “moderato” pur se mai tesserato al PCI per alcune posizioni “eccessivamente rigide e poco laiche”, ma ha sostenuto molte campagne politiche di PCI, PSI e Radicali nel corso degli anni, come quelle sul referendum sul divorzio e quelle sull’aborto.

Pur sempre non schierandosi, criticò apertamente la “trasformazione” dei comunisti e si disse un “deluso” dell’Ulivo, facendo anche da eco ad altri artisti come Giorgio Gaber.

Negli ultimi anni contribuì a riportare in auge Trilussa e Roberto Lerici, in particolare, il suo monologo “Mi padre”: testi romani profondamente critici di una realtà che, per quanto “vecchia” risulta quantomai attuale. Critiche di costume contro il potere e il populismo che hanno quella freschezza della resistenza e della cultura partigiana.

Ma per tutti rimarrà Mandrake. O il maresciallo Rocca. Oppure Pietro Ammicca. O, semplicemente, Gigi.

About Mattia Carramusa

Mattia Carramusa, 29 anni giurista disperato, socialista per fede, impegnato nella lotta per i diritti sociali, coordinatore FGS a Palermo

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