Ansa

Salute, economia, unità. Cosa serve in questa seconda ondata di coronavirus

Non si può dare torto a chi, dalla cultura alla ristorazione, lamenta le chiusure anticipate o totali che mettono nuovamente a dura prova tanti italiani. Per gli imprenditori -o lavoratori dipendenti- che scendono in piazza a far sentire la propria voce c’è rischio concreto di chiusura definitiva delle serrande. Le prossime azioni mirate del governo dovranno per forza di cose andare ad intervenire per evitare un aggravarsi della situazione. Non si può, e non si deve, però neanche dare torto a chi è a favore di queste misure e di chi, sul pensiero del mondo scientifico, chiede anche di più. Non ci si può permettere un nuovo collasso ospedaliero o di ricominciare a parlare di morti come sta ormai accadendo in Francia. È chiaro che vada trovata una giusta mediazione che abbia il compito importantissimo di salvaguardare la salute -in primis!-, l’economia, ma che vada anche a ricucire quella frattura sociale che negli ultimi giorni si sta allargando a dismisura.

Non si può dare torto alle istanze di chi è preoccupato di restare senza lavoro e tantomeno di chi teme di ritrovarsi con “un’altra Bergamo”. In questa ottica l’atteggiamento verso le proteste che in queste ore stanno attraversando l’Italia non credo debba essere né di condanna né di incoraggiamento. Questo anche perché nelle ultime giornate non abbiamo avuto una piazza, ma ne abbiamo avute due. Quella da non condannare è quella di chi, pacificamente e democraticamente, ha manifestato dissenso verso le scelte del governo -si condivida o meno quanto sostenuto- o ha comunque chiesto aiuti e/o alternative. Assolutamente da condannare è invece quella di chi incita alla rivoluzione, che parla di libertà privata mentre getta in aria bottiglie e aggredisce giornalisti, di chi si diverte a saccheggiare le vetrine dei commercianti già in difficoltà, di chi augura la morte a politici e forze dell’ordine.

Gazzetta del Mezzogiorno

Quando si parla delle piazze di questi giorni non si può non fare il distinguo tra le pacifiche proteste delle scuole di ballo -giusto per fare un esempio- e di quelle che invece non hanno una prospettiva se non alimentare il caos e allontanare il cittadino dalla politica. Le scene viste a Napoli, Torino ed ora un po’ in tutta Italia, non possono essere tollerate. Altro conto vale per quelle proteste che invece non hanno nulla a che vedere col mondo d’estrema destra, degli ultras, della mafia. Si condivida o meno la visione della “piazza pacifica” bisogna portare rispetto ed è necessario fare un distinguo. Così com’è, l’ho scritto prima, vitale preservare salute, economia ed unità nazionale.

Mai come ora c’è bisogno di Stato. Prima che la “piazza cattiva” fagociti, nel clima complicato che stiamo vivendo, quella che invece è “piazza buona”. Sono due realtà diverse e tali devono restare. Una va condannata e l’altra va ascoltata e aiutata. Il pericolo c’è. Il questore di Torino ha voluto rimarcare con vigore che le forze dell’ordine schierate hanno impedito ai violenti e facinorosi di piazza Castello di raggiungere l’altra manifestazione dove oltre 1500 partecipanti tra commercianti, imprenditori e artigiani, stavano contestando democraticamente l’adozione delle misure di contenimento del contagio di Covid. Ecco di cosa parliamo.

Salute, economia, unità.

About Giulio Raganato

17 anni, salentino appassionato di politica che ha a cuore i diritti sociali e civili. Fondatore del blog destructismi.it

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