da Il Corriere della Sera

Covid, vicesindaco di Azzano ricoverato a New York: “Conto di 100 mila dollari per 17 giorni”

Il 28 febbraio era partito per la Despe demolizioni con un collega dell’azienda, altri due elettricisti come lui e due meccanici: destinazione New York, dove avrebbe dovuto costruire un grattacielo. Lì però la situazione è radicalmente cambiata a causa del coronavirus. Ha dell’incredibile ma neanche troppo la storia che vede protagonista Francesco Persico, 33 anni, vicesindaco di centrodestra ad Azzano San Paolo. Forse la vicenda che lo vede protagonista vale più di mille parole spese in difesa della sanità pubblica, delle cure gratuite, della possibilità di poter uscire da un ospedale senza preoccuparsi del conto da pagare.

Di mesi ne sono passati tanti da quando Francesco si è trovato solo in un ospedale americano con il Covid-19 mentre la moglie e la figlia erano in Italia. Eppure alla preoccupazione per la propria condizione di salute si è aggiunta quella legata al salatissimo costo, scrive Il Corriere della Sera riportandone le sue parole: “Centomila dollari di ospedale più 2.500 per gli 800 metri in ambulanza. Per fortuna, e ringrazio la mia azienda, ero assicurato ma in quel momento il timore era forte anche a casa, con il costo di 8.000 dollari al giorno in terapia intensiva”. Eppure Francesco ha rischiato di essere indebitato a vita solo perché fattosi curare: “Una clausola diceva che l’assicurazione non avrebbe pagato se l’Oms avesse dichiarato la pandemia globale. La mia fortuna è essere stato ricoverato prima”.

Non sa se il coronavirus se l’è preso negli Stati Uniti o se già lo avesse al momento della partenza dall’Italia. Quello che Francesco sa e ricorda bene è la prima domanda posta una volta messo in una camera isolata: “Con che cosa paga?”. “Dopo una settimana ho avuto la febbre, ma come per la classica influenza. Ho preso la tachipirina. Dopo 3-4 giorni non passava, avevo capogiri e mal di testa. Poi stavo benissimo e la domenica con i colleghi siamo andati a vedere la partita di basket”. Lunedì le condizioni però peggiorano e così arriva la decisione di chiamare il 911. Nonostante il brutto periodo passato, Francesco sorride pensando al cibo: “Hamburger e patatine fritte, e pizza con il ketchup in terapia intensiva. Non potevo mangiarli, ho perso 12 chili, appena uscito sono andato al supermercato a comprare del cibo”.

Ricoverato il 9 marzo lascia l’ospedale il 25 dello stesso mese. Ormai era chiaro, racconta, che la situazione si stesse aggravando in tutti i Paesi: “Sotto la porta della camera dell’albergo ci hanno infilato un biglietto con scritto che avremmo dovuto andarcene perché chiudevano. Ci siamo spostati e anche nel secondo albergo è successa la stessa cosa. Sono rientrato il 4 aprile, con un volo Alitalia per il rimpatrio dei connazionali”.

Francesco dagli Stati Uniti si è portato a casa una preziosa lezione: “Rispetto a tante polemiche, non abbiamo nulla da imparare sulla serietà e capacità di gestire l’emergenza. Trump? Beh, alcune uscite come quella sulla candeggina…. Il fastidio più grande è chi prende questo virus alla leggera, i negazionisti. Non ci sono passati, per forza. Ad Azzano in tre mesi abbiamo avuto cento morti”.

About Giulio Raganato

17 anni, salentino appassionato di politica che ha a cuore i diritti sociali e civili. Fondatore del blog destructismi.it

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