Intervista a Riccardo Nencini (PSI): “Italia, futuro roseo a metà”

Il senatore: manca una strategia europea, la ripresa è in mano alle multinazionali.

 

Stamattina ho avuto il piacere di intervistare il senatore Riccardo Nencini, uomo disponibile e molto preparato. Sin dalle prime battute della nostra chiacchierata si è dimostrato una persona molto piacevole e acculturata. Ritenuto da più parti uno dei politici più lungimiranti del Paese. Già segretario del PSI dal 2008 al 2019 e ora presidente del partito. Senatore per la seconda legislatura di fila, da quest’anno presiede la commissione Cultura del Senato della Repubblica.

  • Senatore, inizierei ponendole subito una domanda proprio sulle prospettive: che prospettive ha il nostro Paese? In una situazione in cui si prevede per la fine dell’anno un rapporto debito/Pil intorno al 162%, con un tasso di disoccupazione che piomberebbe all’11% costituito da moltissimi padri di famiglia licenziati e dai NEET che continuano a faticare nel reperire il lavoro e con i rischi di risvolti che questo virus potrebbe comportare, in uno scenario del genere qual è il futuro e l’orizzonte dell’Italia?

Futuro roseo a metà. Lunga stagnazione, Italia invecchiata, Paese rancoroso. Tuttavia restano vivi talento e creatività. Servirebbe un più alto spirito civico, quell’etica della responsabilità, del ‘dovere’ avrebbe detto Mazzini, attorno a cui ricostruire la speranza.

  • Quali sono, secondo lei, le prospettive del Piano Nazionale di Ripresa? Lei ha tenuto pochi giorni fa un intervento in aula molto interessante, ma nella memoria collettiva rimangono principalmente le critiche mediaticamente mosse da Carlo Calenda di Azione quando ha messo a confronto le linee guida italiane per questo strumento e il documento redatto dalla Francia. Lei cosa ne pensa? Il governo e il Parlamento stanno facendo un buon lavoro? Anche qui: quali sono le prospettive?

Linee di azione generiche sono dannose e basta. La commissione che presiedo ha invece dato indicazioni puntuali suddivise in osservazioni e prescrizioni, vincolanti per il governo. Quel che è necessario è un progetto d’orizzonte, strabico, una traccia di futuro. I pilastri sono chiari, ora si tratta di riempire di contenuti innovazione tecnologica, canoni della conoscenza, infrastrutture, pensando non al marciapiede ma al ponte. E poi coinvolgere il parlamento nel monitoraggio dei progetti consegnati a Bruxelles. La ricostruzione obbliga tutti a stare alla stanga.

  • Se l’Italia piange, il resto del mondo certamente non ride. Guardando al quadro internazionale si rabbrividisce sempre nel vedere guerre, prevaricazioni, diritti umani, sociali e civili negati, economie globali in ginocchio. Queste situazioni cosa ci dicono? Quanto è grave lo scenario?

Il mondo di oggi conta meno conflitti che nella prima metà del secolo scorso. Semmai i conflitti hanno cambiato segno e producono un numero minore di morti.  La povertà planetaria si è ristretta, si è allargata la fragilità del ceto medio occidentale. La globalizzazione è saldamente in mano a multinazionali e alta finanza. Quanto alla geopolitica, siamo nel bel mezzo della sfida tra Cina e Usa, con l’Europa alla finestra in un ruolo del tutto marginale. La Cina parte avvantaggiata perché è fuoriuscita prima dalla pandemia, perché conta su un territorio grande e uniforme guidato da un centro autorevole e decisionale, perché sta diventando competitiva anche sul piano intellettuale. Purtroppo siamo di fronte a una retta, non a un triangolo. Il primato europeo è finito con la prima guerra mondiale, la sua centralità tramontata con il logoramento dell’asse atlantico. Temo che gli investimenti imponenti tra BCE e Recovery Fund siano figli non di una strategia ma della paura.

ANSA/di ETTORE FERRARI

 

  • Tornando in Italia guardiamo alla scuola. Snoccioliamo alcuni dati: ad oggi ancora oltre 70.000 insegnanti senza cattedra, classi senza ancora insegnanti per alcune cattedre e conseguenti ritardi formativi, classi pollaio, insufficienza di insegnanti di sostegno. Su questo settore quale dovrebbe essere l’intervento e perché non si muove il governo? Ci sono ragioni di opportunità politica per cui, per esempio, invece di assumere insegnanti si è scelto di prendere dei banchi a rotelle, peraltro tanto disdegnati dagli addetti ai lavori?

Tutti dicono che la scuola è una priorità ma in pochi si comportano come se lo fosse davvero. Io avrei stabilizzato i precari con tre anni di servizio, avrei assunto nuovi insegnanti di sostegno, immaginato una didattica innovativa, distanziato le partenze di bus e treni regionali visto che le scuole adesso aprono in orari diversi poi, magari, i banchi con le ruote.

  • In moltissimi casi le norme di distanziamento umano e di prevenzione sociale non sono rispettate perché strutturalmente impossibile. Tutti questi problemi sono dettati da una deficienza infrastrutturale o da altri fattori? Quali possono essere le soluzioni pratiche?

Siamo stati costretti a governare in poco tempo un fenomeno sconosciuto e complesso. Questo va detto. E però sulla scuola l’estate poteva essere utilizzata meglio.

  • Guardiamo un attimo all’economia. L’economia come abbiamo già visto arranca e sicuramente non è un bene. A colare a picco sono principalmente lavoratori nel privato, artigiani, piccola e media imprenditoria e piccoli professionisti. Quali sono gli interventi da fare sia per rilanciare l’economia sia per salvaguardare una fetta enorme di popolazione dimenticata? Quali riforme lei ritiene siano più urgenti per il nostro Paese?

Dopo la prima fase di bonus, ora servono riforme strutturali, investimenti per favorire le opportunità misure di giustizia fiscale. Faccio un esempio: chi ha il mio reddito non può godere del bonus bicicletta e tantomeno dei 600 euro. È iniquo, privo di un bene chi ha bisogno di mezzi indispensabili per vivere. E poi sostegno al lavoro e innovazione tecnologica. Aggiungo che abbiamo una bassa produttività, quindi dovremmo lavorare di più. E poi alleggerire la tassazione sugli stipendi medi per rilanciare il mercato interno. E poi intervenire a gamba tesa sui colossi della conoscenza che non pagano le tasse nei paesi dove operano ma nei paradisi fiscali. Si parla di 40 miliardi di tasse non pagate.

  • Il centro-sinistra e la sinistra in Italia sono aree politiche di fatto balcanizzate. Questa balcanizzazione, unitamente a una politica neocorporativa e dell’anti-politica, sta portando alla crescita delle destre nazionaliste e regressive già da qualche anno. La domanda che le pongo, è questa: lei ritiene che sia necessaria o comunque fruttifera un’operazione che veda una forte ripresa del dialogo tra forze di una certa sinistra, come il suo PSI, Articolo Uno, Azione, Sinistra Italiana, Possibile, Verdi, magari anche guardando al PD e a Italia Viva, laddove quest’ultima forza scelga per una volta di guardare a sinistra e non a destra? Oppure la ritiene una operazione già superata?

C’è bisogno di un polo riformista nel centro-sinistra. Europeista, garantista, responsabile, con uno spruzzo di Socialismo umanitario. Il duopolio Pd/grillini non mi convince e pare non convinca nemmeno gli italiani

  • Le pongo un’ultima domanda prima di salutarla. Giovani Democratici, Lega Giovani, Gioventù Nazionale, Movimento Giovanile della Sinistra, Federazione dei Giovani Socialisti, Federazione Giovanile Repubblicana eccetera. Tutte associazioni giovanili di politica, formazione e militanza attiva che, però, spessissimo si risolvono in una bolla di sapone insonorizzata. Quali sono le prospettive per i giovani in politica in questo Paese? Soprattutto alla luce delle riforme che hanno tagliato la rappresentanza popolare.

Sporcarsi le mani e sporcarsele di nuovo. Borges diceva che è più importante leggere che scrivere. Ecco: fare e poi discutere, questo è l’ordine giusto.

  • Grazie mille, senatore.

About Mattia Carramusa

Mattia Carramusa, 29 anni giurista disperato, socialista per fede, impegnato nella lotta per i diritti sociali, coordinatore FGS a Palermo

Un commento

  1. Assogna Gioacchino

    È stupefacente che il compagno Nencini sostenga per gli insegnanti una soluzione contro la legge e contro la decisione del Parlamento orientato in direzione dei concorsi pubblici nel corso dell’anno scolastico visto che non possono essere assunti in ruolo senza concorso pubblico.

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