Emiliano Fitto Regionali 2020

Regionali Puglia, ecco perché alla fine ha vinto Emiliano

“Nel Pci, addirittura, si teorizzava che il dirigente politico doveva arrivare al vertice senza essere influenzato dalla ricerca del consenso. Il contrario delle primarie. Anzi venivano selezionati quelli che erano meno alla ricerca del consenso. Quando, nel Pci, sorse il problema della successione a Longo, fosse stato il PD, avrebbe fatto le primarie tra Amendola e Ingrao. Sarebbe stato un disastro. Invece un gruppo dirigente illuminato prese uno che era timido, spigoloso che non piaceva a nessuno. Si chiamava Berlinguer. E dissero Lui sarà il segretario. E si rivelò un grande leader. Il popolo non lo avrebbe mai scelto. Anche se poi dopo divenne il leader politico più popolare della storia d’ Italia. Ma non avrebbe mai vinto le primarie. Fu scelto da un gruppo dirigente illuminato. I partiti non possono prescindere da questi meccanismi. Le organizzazioni in cui funzionano questi meccanismi sono le organizzazioni più solide, più durature. E in grado di esercitare un ruolo nella storia. Nella chiesa cattolica, non si fanno le primarie. Si scelgono i migliori. C’è un confine tra la democrazia e il populismo. E il confine è che la democrazia è un sistema nel quale la volontà popolare è anche il frutto di un processo di formazione. C’è dialettica tra l’esercizio di un ruolo dirigente, di guida, d’indirizzo, direi persino di un ruolo pedagogico, e la formazione della volontà popolare. Quando la volontà popolare si esprime al di fuori di un processo di formazione, la volontà popolare può produrre dei guai enormi. Come ci spiega un bellissimo libro di Zagrebelsky, il popolo scelse Barabba”.

È leggendo queste parole pronunciate questo settembre da D’Alema, piaccia o meno il politico in questione, che sorge spontaneo chiedersi quanta sia stata una scelta saggia quella di ricandidare Michele Emiliano alla presidenza della Regione Puglia ritenendolo designato da delle primarie che, come sempre, non sanno di nulla. Una vittoria scontata, seppur con un numero deludente di votanti (non esultiamo per presunti 80 mila voti), il cui unico obiettivo era quello di riconfermare il presidente uscente ed evitare di aprire un dibattito serio prima di queste regionali in cui lo stesso Emiliano ha ammesso di aver “avuto paura di perdere”. È agendo così che siamo stati noi, popolo di centro-sinistra, a privarci della sempre sana autocritica e abbiamo chiuso le porte in faccia a qualsiasi accordo. O l’uomo solo al comando che ama la divisa della protezione civile o niente.

Emiliano con maglia protezione civile

Non è mia intenzione sminuire gli ottimi risultati conseguiti in questi anni dalla Giunta regionale pugliese (guardasi il turismo) e neanche mettere in dubbio l’ottima, numericamente parlando, vittoria conseguita dal presidente Emiliano a cui faccio i miei più sentiti complimenti, ma piuttosto fermarsi due secondi a riflettere su queste regionali la cui vittoria non va neanche però eccessivamente esaltata come sta avvenendo in queste ore. Le stesse persone che sino a qualche giorno fa temevano una possibilissima vittoria di Fitto si sono ritrovate di colpo a dire che non avevano mai nutrito dubbi sull’esito di queste votazioni. Questo non deve accadere. La verità è che se alla fine ci è andata bene è perché da tanti venivamo visti non come i migliori ma come i meno peggio. Di motivi per cui un elettore avrebbe potuto scegliere un candidato diverso da Emiliano ce ne sono. Possono portare il nome di agricoltura e Xylella, di Ilva, di Piano di sviluppo rurale o anche della impressionante capacità dell’ex sindaco di Bari di cambiare idee in breve tempo sulle più svariate questioni. Il presidente dalla “coalizione che va dall’estrema destra ai neoborbonici” non è senza peccato. La verità è che, almeno io, ho sentito molta più gente dire che avrebbe votato Emiliano perché alternative non c’erano, piuttosto che sentito invece di voto espresso in maniera convinta. D’altronde la vittoria di queste ore va inquadrata proprio in quest’ottica di ragionamento.

sondaggio puglia bidimedia

 

sondaggio swg

 

La scelta di Fitto come candidato della destra potrebbe aver fatto più male che bene e non credo sia un’eresia pensare che una decisione diversa avrebbe forse potuto cambiare l’esito di questa tornata elettorale. Non può non aver giocato un ruolo importantissimo la retorica del “voto utile” da cui ormai il centro-sinistra sembra dipendente da un paio d’anni a questa parte: capiamoci, è lecito ma preferirei che si puntasse a vincere e non a non perdere. Questa volta presumibilmente la paura dell’elezione di un candidato non gradito, quale Fitto, è stato un elemento importantissimo e fortissimo che ha influenzato (forse all’ultimo) la decisione dei pugliesi. Grosso modo i sondaggi (prendiamo in considerazione gli ultimi) non si sono sbagliati nel dare il candidato di Fratelli d’Italia attorno al 40%, visto e considerato l’esito elettorale. L’errore riscontrato nei sondaggi, se così si può chiamare, riguarda invece gli altri candidati: è successo che una parte degli elettori (specialmente del M5s) ha deciso di discostarsi dalla propria scelta iniziale per andare a sostenere Emiliano in una campagna in cui troppe volte si è sentito dire che non votare il presidente uscente sarebbe corrisposto a votare per Fitto. Emiliano però non ha avuto solo il merito di appropriarsi di parte dell’elettorato pentastellato, ma soprattutto di riuscire a rivolgersi, o quantomeno convincere, gli astenuti. Basta osservare i dati e farsi due conti, tutto torna.

E, per quanto in realtà la situazione alle europee sia diversa rispetto alle regionali, si può ricavare un quadro simile anche dai flussi elettorali elaborati da SWG all’indomani del voto. Dei voti espressi per Emiliano il 40% proverrebbe infatti da gente che non aveva votato alle elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, l’11% da elettori pentastellati, il 10% dal centro-destra ed il 3% da persone che alle Europee avevano votato altri partiti.

Quanto scritto sino ad ora ha lo scopo di provare a spiegare come mai si sia passati da una situazione in cui i sondaggi degli ultimi mesi (la situazione a inizio anno era diversa) e persino prime proiezioni davano i due principali candidati in Puglia, Emiliano e Fitto, pressoché pari, ad una vittoria quasi schiacciante da parte del presidente uscente. È chiaro non si tratti solo di margini d’errore. In questa campagna elettorale molte cose sarebbero potute andare diversamente, ma con i “se” non si scrive la storia e noi rimaniamo felici dell’esito elettorale avuto.

Ora però è arrivato il momento di andare a prendermi un caffè con i soldi risparmiati andando a ridurre di 22 parlamentari il numero di eletti in Camera e Senato nella mia regione.

About Giulio Raganato

17 anni, salentino appassionato di politica che ha a cuore i diritti sociali e civili. Fondatore del blog destructismi.it

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