IL LIBRO DI BOLTON CHE PREOCCUPA TRUMP: L’AMERICA NON STA MESSA BENE (E NOI NENACHE)

Mentre scrivo, 18 giugno 2020, la Casa Bianca è attraversata da non pochi guai il cui artefice porta il nome di John Bolton, ex consigliere per la sicurezza licenziato da Trump, che con il suo prossimo libro “The Donald” descrive il presidente americano come un mezzo ignorante che in fondo ama la Cina e le dittature. Non sono parole da poco quelle di Bolton che parlano di Trump come di un estimatore dei campi di internamento degli uiguri e di un presidente disposto ad utilizzare la guerra commerciale con i cinesi per chiedere un aiuto a Xi Jinping per essere rieletto (nulla di nuovo tutto sommato). Trump chiaramente non può che smentire e dare a Bolton del bugiardo cercando di impedire la pubblicazione del libro ma a questo punto, guardando anche alla Russia e all’Ucraina, è più che lecito domandarsi se gli USA abbiano alla Casa Bianca un presidente disposto anche a rinnegare valori e interessi nazionali al fine di essere rieletto. Quella davanti a noi non è una bella prospettiva: l’Europa è da anni completamente assente in politica estera con il risultato che sono altri, per storia e cultura non particolarmente democratici, a poter sedere al tavolo dei negoziati mentre gli europei fanno finta che questioni anche vicinissime come la Libia non li riguardi. Solo negli ultimi giorni la tensione a livello globale è davvero alta: ad esempio la Corea del Nord ha fatto saltare in aria l’ufficio di collegamento intercoreano con la Corea del Sud e per la prima volta dal 1975 venti soldati indiani sono stati uccisi dai soldati cinesi. In tutto questo l’Europa come sempre non è pervenuta e lascia che siano altri ad occuparsi di faccende delicate: diplomazia meno di zero. Non è lavandosi le mani che ci si può chiamare santi. Dovrebbero scorrere parole volgari quando ci si riferisce alla politica estera di questi anni dei Paesi europei e in particolar modo l’Italia che lo ha ricordato proprio in questi giorni: prima vende all’Egitto due fregate Fremm e pochi giorni dopo chiede la verità su Giulio Regeni tramite lettera.

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