IL GOVERNO M5S-PD È ANTIDEMOCRATICO?

By Posted on 1 5 m read 603 views

L’attuale crisi di governo ha inizio la sera dell’8 agosto quando il vicepremier Salvini esprime chiaramente la volontà di rompere con gli alleati e ridare “velocemente la parola agli elettori”. Nonostante il ministro abbia più volte espresso il fatto che la sua sia una scelta coraggiosa non ci vuole un grande luminare per capire che la scelta di far cadere il governo non era derivata tanto dai “no” degli alleati che pur avendo maggiori parlamentari si sono sempre dimostrati subalterni alla Lega ma bensì al desiderio stesso di poltrone e la volontà di divenire premier di un nuovo governo di centrodestra. Salvini è convinto di quello che sta per fare e il giorno seguente, il 9 agosto, presenta una mozione di sfiducia al Senato al Presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Quello che accadrà dopo sconvolgerà i piani del leader del Carroccio, infatti il 13 agosto grazie ai voti del Pd e del M5s si boccia la proposta del centrodestra di votare la sfiducia il 14 del mese: si iniziava a vedere l’ombra di un nuovo governo che manderebbe a rotoli il piano (precedentemente espresso) del ministro leghista. Arriva così il giorno della sfiducia, il 20 agosto, in cui la Lega afferma di voler ricompattare il governo giallo-verde e ritirare la mozione di sfiducia per non rischiare di rimanere a bocca vuota. Ormai però il danno è fatto e Conte afferma la volontà di volersi dimettere. Il 21 agosto inizia il primo giro di consultazioni da cui viene fuori la volontà di M5s e Pd di dialogare, ecco perché il Presidente Mattarella darà una settimana di tempo prima delle nuove consultazioni (27 agosto). Col passare dei giorni la possibilità di un governo M5s-Pd è iniziata ad apparire sempre più come una cosa concreta e il 29 agosto Mattarella ha dato a Conte il compito di formare squadra e programma.

Quello che avete letto è un celere riassunto della crisi di governo le cui conseguenze tanto stanno facendo discutere in questi giorni. Apertasi infatti la possibilità di un governo tra grillini e dem non manca chi parla di antidemocraticità e quindi di eventuale governo non democratico perché non voluto dal popolo. Principalmente questa è una accusa rivolta dal mondo di centrodestra che avrebbe tutto l’interesse nel tornare alle urne: non manca mai uno Sgarbi che lo ricorda dimenticandosi invece la sua storia politica. Tra chi chiede il ritorno alle urne con più vigore vi è anche Fratelli d’Italia che, fa sapere la segretaria Meloni, ha lanciato anche una petizione che conta mentre scrivo circa 50mila firmatari.

Ma il punto è proprio questo: è democratico che Pd e M5s si alleino formando un nuovo governo evitando di tornare al voto o possiamo affermare che queste forze mancano di legittimità popolare?

Chi sostiene un eventuale governo MaZinga sarebbe non legittimato dal popolo si appella sostanzialmente ai sondaggi che vedono generalmente un centrodestra qualche punto sopra la somma percentuale tra PD e M5s. Vi lascio l’immagine di un paio di sondaggi post-crisi per guardare con i vostri stessi occhi quello affermato sopra.

Il problema di chi vorrebbe riandare al voto è proprio che si appella ai sondaggi in nome della democrazia! Non fraintendetemi, io amo i sondaggi e quando parlai di Venezuela io stesso ne citai uno a sostegno di una non democraticità di Maduro (ma quella era solo la ciliegina sulla torta e questa è tutta un’altra storia), ma l’Italia non può essere certo schiava di una rilevazione di un istituto privato e soprattutto molti non prendono in considerazione un importante voce scritta in piccolo sotto molti sondaggi: quella degli astenuti-indecisi. Non sarebbe neanche surreale se riandando al voto nel segreto della cabina elettorale molti indecisi decidessero di dare all’ultimo il proprio voto a qualcuno diverso dal centrodestra: dopotutto successe una cosa analoga nel 2013 con il Movimento 5 stelle. Insomma, per quanto i sondaggi siano affidabili non sono infallibili e in qualsiasi Paese democratico che si rispetti la volontà popolare la si misura quando si va a votare. Ed è proprio questo il punto, a cui si appella chi sostiene sarebbe un governo democratico, ovvero abbiamo già votato il 4 marzo. Se dovessimo attenerci ai continui cambi di partito preferito, che soprattutto dilagano dall’avvento della Seconda Repubblica, in nome di una migliore democrazia dovremmo riandare al voto ogni mese. Perché chi sostiene si debba ridare parola agli italiani senza tentare la creazione di un governo che in Parlamento ha i numeri viola quella che è una delle più belle Costituzioni democratiche al mondo: la nostra. Per analogo ragionamento dovremmo riandare al voto a ogni cambio di preferenza di partito ma nessuna sana democrazia rappresentativa può sostenere un cambio di parlamento ed eventualmente governo ogni 30 giorni.

E se (lecitamente) non vi convince quanto detto prima pensate alla nostra Costituzione che è e resta il nostro faro la quale afferma all’articolo 60 che “La Camera dei deputati e il Senato della Repubblica sono eletti per cinque anni”. E se è vero che Camera e Senato possono essere sciolte prima, questo è un potere (articolo 88) che può essere esercitato dal Presidente della Repubblica che nel nostro caso lo farebbe in assenza di una maggioranza: “Il Presidente della Repubblica può, sentiti i loro Presidenti, sciogliere le Camere o anche una sola di esse. Non può esercitare tale facoltà negli ultimi sei mesi del suo mandato, salvo che essi coincidano in tutto o in parte con gli ultimi sei mesi della legislatura”.

In presenza di una maggioranza non si capisce perché si debba quindi riandare al voto pur sapendo che in sane democrazie le urne non si aprono schioccando le dita. Non si capisce quindi neanche i politici che parlano di un governo non espresso dal popolo pur sapendo che quei parlamentari sono stati regolarmente e giustamente eletti. La verità è che sanno anche loro di aver torto poiché tutto sta avvenendo nel rispetto costituzionale e chi oggi si lamenta non mi sembra abbia mai parlato di Costituzione antidemocratica nei tempi passati: c’è quindi da chiedersi se costoro hanno sviluppato un nuovo e più forte pensiero democratico che non sono in grado di spiegarci o semplicemente si trovino dalla parte a cui gioverebbe riandare al voto.

Spero che questo articolo possa servire nel chiarire delle idee anche se non fa molto di più che dire cose già espresse dal nostro Presidente Mattarella il 22 agosto del quale ho piena fiducia agisca nel rispetto del libro su cui ha giurato osservanza. “Mi è stata avanzata la richiesta di avere il tempo di sviluppare questo confronto. Anche da parte di altre forze politiche è stata rappresentata la possibilità di ulteriori verifiche. Il presidente della Repubblica ha il dovere di non precludere l’espressione di volontà maggioritaria del parlamento. Al contempo ho il dovere di richiedere decisioni sollecite. Svolgerò quindi nuove consultazioni, che inizieranno nella giornata di martedì prossimo, per assumere le decisioni necessarie”.

Aiutaci condividendo

Cosa ne pensi?

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

1 commento
  • Adriana Citron
    Agosto 31, 2019

    Condivido in toto, la legislatura dura 5 anni quando c’è una maggioranza in parlamento e anche nei sondaggi ( che non dovrebbe c’entra re!!(